E, intanto, Vannacci … va

E, intanto, Vannacci … va

Il nuovo enfant prodige della politica italiana è probabilmente la nuova espressione dell’insofferenza

che gli italiani esprimono nei confronti dell’attuale politica.

Il (ex) generale Roberto Vannacci con il suo movimento “Futuro Nazionale”, che si è trasformato in partito politico nei giorni scorsi, sono il fenomeno emergente del nostro panorama politico.

Dopo aver avuto inizialmente l’appoggio della Lega l’eurodeputato Vannacci, abbandonata l’uniforme e abbandonato anche il partito che lo aveva appoggiato e decide di darsi un nuovo posizionamento politico più o meno a destra di FdI.

La sinistra, in tale prospettiva, lo ha lasciato fare perché in tal modo avrebbe dovuto, teoricamente, indebolire proprio FdI.

Antonio Noto, giornalista specializzato in sondaggi politici ha recentemente sconfessato tale teoria perché ha indicato come i consensi al “Generale” derivino anche da direzioni inaspettate come i delusi del nuovo corso del pentastellati che, sotto Conte, hanno ormai perso non solo la forza dirompente dei “Vaffa” grilliani ma anche i suoi slogan più iconici

“Apriremo il Palazzo come una scatoletta di tonno”, è ormai un pallido ricordo di una evoluzione che ha portato ad una sorta di imborghesimento che per certi versi è un male che ha afflitto tutti i partiti nati negli ultimi 40 anni.

In realtà, oltre al partito degli scontenti e delusi, Vannacci punta a raccogliere i consensi del maggior partito italiano: gli astenuti.

Il buon Generale, a questo punto, in assenza di contese elettorali, che lo avrebbero potuto consacrare come fattore determinante per un futuro governo, non si è accontentato di sondaggi, più o meno credibili, che lo davano in costante ascesa.

Ha, infatti, deciso, di copiare quello che secondo me è stato il primo e inarrivabile test sul gradimento che l’opinione pubblica avrebbe potuto esprimere su un nuovo attore politico: la dichiarazione del 1994 di Silvio Berlusconi sul fascismo e sullo sdoganamento politico del MSI di Gianfranco Fini.

L’eco mediatico di tali dichiarazioni portò alla discesa (vittoriosa) in campo di Silvio Berlusconi.

A questo punto ecco comparire le dichiarazioni di Vannacci sul femminicidio e della massa di aggressive e violente reazioni ne hanno esaltato la visibilità aumentandone il suo peso politico fino ad uno stimato “superiore al 4.5%”.

E, bravo Vannacci, anche se il copyright di tale meccanismo è comunque appannaggio di un gigante del panorama imprenditoriale italiano, prestato alla politica per fattori collaterali.

Adesso la domanda non è ipotizzare quale percentuale raggiungerà Futuro Nazionale entro le prossime elezioni ma se sarà possibile che gli italiani potranno credere ad un altro effimero partito di protesta destinato a ridimensionarsi e imborghesirsi nel giro di una/due legislature.

Su tale aspetto mi permetto di vedere come l’intelligenza dell’(ex) Generale parrebbe più determinata a proporsi come forza indipendente che già da ora punta ad entrare nel governo, con una vocazione di supporto al centro-destra e con un particolare attenzione alla Lega con cui, almeno agli inizi, aveva condiviso gli obbiettivi.

Questa potrebbe, forse, essere l’arma che il centro-destra potrebbe sfruttare per mantenere la predominanza politica rispetto all’ortocromia e altre posizioni paraborghesi che hanno snaturato la visione e lo spirito sociale della sinistra.

Certo che se anche gli scontenti della sinistra più radicale dovessero scegliere Vannacci il panorama politico potrebbe complicarsi ulteriormente.

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