Qual è il valore delle certificazioni?

Qual è il valore delle certificazioni?

Il settore della certificazione viene spesso messo in discussione senza sapere quale ruolo hanno svolto gli enti di certificazione

Nel recente, quando si parla di certificazione degli aspetti o delle caratteristiche aziendali, spunta spesso un sorrisino o addirittura l’affermazione che le certificazioni sono solo dei “bollini”.

La frase sottintende alcune convinzioni e dei concetti dei quali il primo è costituito dalla certezza che una certificazione non possa apportare alcun reale valore aggiunto alle aziende.

Tutte le altre possono variare dall’inutilità dei “bollini” che vengono conseguiti solo per “accontentare” i clienti, perché se tale esigenza non ci fosse, se ne potrebbe allegramente fare a meno.

A questo punto, forse, nessuno conosce o ricorda il miracolo giapponese del dopoguerra che ha portato una nazione senza materie prime e risorse energetiche a generare un settore manifatturiero efficiente in cui emerge, su tutti, il fenomeno Toyota.

Tale crescita è stata resa possibile principalmente dall’introduzione dei circoli della qualità, prodromi della UNI EN ISO 9001:1987, la prima norma riconosciuta come il riferimento assoluto a tutti i sistemi di assicurazione di qualità in ambito industriale.

Inoltre, è forse è utile ricordare come le radici degli Enti di certificazione non nascono recentemente, alla fine degli anni ’80, ma in un passato relativamente molto lontano e che sono stati uno dei tre pilastri della prima rivoluzione industriale.

Il primo è legato  alla possibilità di creare manufatti e prodotti su larga scala utilizzando le nuove fonti di energia meccanica grazie alla diffusione dell’utilizzo del vapore, all’invenzione del motore elettrico (non da parte di Nicola Tesla ma grazie a Galileo Ferraris che ne realizzò il primo esemplare nel 1885 presso il  Politecnico di Torino) e l’invenzione del motore a scoppio (combustione interna) il cui primo brevetto è stato registrato da due scienziati toscani Eugenio Barsanti e Felice Matteucci nel 1853 per essere, poi, perfezionato dal tedesco Nikolaus Otto e con la successiva fabbricazione della prima auto a benzina creata da Karl Benz nel 1886.

Nello stesso periodo il villaggio globale si inizia a rimpicciolire grazie la diffusione crescente della rete ferroviaria e alla creazione dei bastimenti con scafo in ferro mossi dal vapore, abbinato all’uso dell’elica (SS Great Britain progettato da Isambard Kingdom Brunel nel 1845), avvicinando così i produttori di beni, fatti in serie su scala industriale, ai mercati, che sono, spesso, molto lontani dai primi.

A questo punto entrano in gioco gli Enti di certificazione, infatti, a Rouen, in Francia, nel 1878, Henri Goldstuck incaricato di ispezionare e valutare le partite di cereali francesi in partenza, immediatamente individua e coglie le opportunità presenti in tale attività fondando la Societe Generale de Surveillance –SGS che diventerà, e ancora oggi è, la più grande società di certificazione a livello mondiale.

Goldstuck cosa aveva capito?

Aveva compreso il principale problema che stava ostacolando i rapporti tra fornitori e clienti posti geograficamente molto lontani: il cliente prima di pagare la merce avrebbe voluto la certezza della qualità di quanto stava pagando e il fornitore desiderava ottenere certezza del pagamento prima della spedizione.

Goldstuck si propose come certificatore (valutatore) della conformità delle merci che se ritenute coerente con i requisiti del cliente, specificati nel capitolato tecnico (criteri e parametri definiti nei contratti sottoscritti dalle parti) veniva segregata in attesa della spedizione che sarebbe avvenuta a seguito della formalizzazione del pagamento.

Questa è stato il primo e grande valore iniziale delle “certificazioni”: dare concretezza e solidità ai nascenti rapporti commerciali tra le parti, altro che “bollini”.

Oggi, peraltro, occorre sicuramente riportare le certificazioni al valore iniziale sottolineando e facendone crescere il loro valore a livello tecnico, commerciale e gestionale, eliminando eventuali fenomeni distorsivi che ne danneggiano l’autorevolezza come le certificazioni “offshore” fatte da enti che non sono sotto il controllo dell’ente nazionale di accreditamento ACCREDIA o dei suoi omologhi negli altri paesi.

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