Mettersi in proprio oggi in Italia: fra il dire ed il fare..

Mettersi in proprio oggi in Italia: fra il dire ed il fare..

Il Rapporto GEM 2025-2026 fotografa un Paese burocrazia e fisco bloccano la voglia di  creare imprese

Secondo il Global Entrepreneurship Monitor 2025-2026 (GEM Italia 2025-2026, Universitas Mercatorum), il rapporto internazionale che misura ogni anno la propensione imprenditoriale di decine di Paesi, un italiano su cinque, oggi, sogna di aprire un’attività tutta sua.

Ma fra dire e il fare c’è di mezzo il mare dice un noto proverbio e così di quei 5 italiani pochi realizzano il sogno poiché l’Italia nell’apertura di nuove imprese si colloca al 30° posto su 48 nazioni monitorate, fotografando il paradosso di un Paese storicamente costruito su artigiani, botteghe e imprese familiari, ma che oggi fatica a trasformare l’entusiasmo in impresa vera.

Le nuove iscrizioni di imprese sono scese da oltre 400.000 nel 2010 a circa 325.000 nel biennio 2024-2025, un calo di circa un quarto in quindici anni (GEM Italia 2025-2026). A soffrire di più è stato il manifatturiero, che ha perso oltre 8.000 nuove iscrizioni l’anno, passando da 21.000 a meno di 13.000: è l’immagine di un’Italia produttiva che si assottiglia, mentre nei servizi e nel digitale qualcosa si muove in direzione opposta.

Le motivazioni indicate dagli intervistati sono fin troppo note: prima fra tutti c’è la burocrazia.

Il 74% di loro, infatti, lamenta la complessità amministrativa del proprio Paese, contro una media europea del 64% (Confartigianato, 2025), con un peso sulle piccole e medie imprese italiane di circa 80 miliardi di euro l’anno (CGIA di Mestre, 2024).

Segue, poi, la pressione fiscale che si attesta al 43,1% del PIL, 1,9 punti sopra la media dell’Eurozona, mentre il cuneo fiscale è al 47,1% — il quarto peggiore tra i 38 Paesi OCSE (Confartigianato, 2025).

In pratica, chi assume il primo dipendente sa già che una parte consistente del costo del lavoro se ne andrà in tasse e contributi, prima ancora di vedere un euro di ricavo aggiuntivo.

A tutto ciò si aggiungono altri oneri che rendono le nostre imprese meno competitive come, ad esempio, quelli energetici.

Le imprese italiane pagano l’elettricità il 24,3% in più rispetto ai concorrenti europei (Confartigianato, 2025).

Non meno penalizzanti sono le condizioni di accesso a risorse finanziarie.

L’accesso al credito è sempre più difficile (i prestiti alle micro e piccole imprese sono calati del 5% nel primo semestre 2025), i clienti pagano in ritardo, il 55% delle PMI italiane lamenta i ritardi nei pagamenti, contro una media UE del 39% (GEM Italia 2025-2026), il costo del denaro è in crescita.

Quindi essere imprenditore oggi, in Italia, non è certo facile e non sorprende, di conseguenza, che vi sia un ampio divario fra il numero di coloro che vorrebbero avviare un’attività e quelli che, realmente ci riescono.

Il carico che accompagna l’avvio di un’attività crea la sensazione che il gioco non valga la candela ed è proprio questo scarto tra desiderio e gesto concreto che il Rapporto GEM individua come una delle debolezze strutturali del sistema Italia (GEM Italia 2025-2026).

Dentro questo quadro si apre poi un’ulteriore frattura, quella di genere: il TEA femminile si ferma all’8%, contro il 13% di quello maschile (GEM Italia 2025-2026).

Un divario che significa, in concreto, che per ogni due uomini che avviano una nuova attività, solo una donna fa lo stesso passo.

Le cause sono note: il carico ancora sbilanciato della cura familiare, un accesso al credito che a parità di progetto risulta spesso più complicato per le imprenditrici, una rete di contatti professionali che in molti settori resta a prevalenza maschile.

Colmare questo gap non è dunque solo una questione di equità, ma significa liberare un potenziale imprenditoriale oggi in larga parte inespresso.

Ci sono, però, ed è bene sottolinearlo, anche dati positivi.

I settori ad alta tecnologia, ad esempio, mostrano segnali incoraggianti, trainati dai servizi e dai giovani: a fine 2025 risultavano attive circa 11.000 startup innovative, che hanno già creato 68.526 posti di lavoro (MIMIT, Relazione annuale startup 2025).

Il mercato digitale italiano vale 84,4 miliardi di euro (+3,4% nel 2025), con intelligenza artificiale, cloud e cybersicurezza come motori principali (Anitec-Assinform / NetConsulting cube, Il Digitale in Italia 2026), mentre gli investimenti in startup sono saliti da 1,2 a 1,6 miliardi di euro nel solo 2025, e le PMI innovative hanno toccato 3.161 unità — il livello più alto mai registrato, con una crescita del 7,3% in un anno (MIMIT, 2025).

Buone notizie arrivano anche sul fronte del welfare aziendale: il 76,5% delle PMI ha superato il livello medio di welfare offerto ai dipendenti, con una correlazione solida tra welfare elevato e produttività (Welfare Index PMI 2026, Generali Italia), mentre l’export italiano è atteso crescere del 2% nel 2026, con un’accelerazione nel biennio 2027-2028 (SACE, Rapporto Export 2026).

La lettura congiunta dei dati mostra un Paese con una domanda di imprenditorialità in crescita ma un’offerta di condizioni favorevoli ancora insufficiente, e indica con una certa chiarezza dove si dovrebbe intervenire.

Va però segnalato anche un altro elemento che frena l’avvio di imprese ed è, sostanzialmente, culturale.

Per quanto si cerchi di smentirlo, ancora oggi il fallimento viene considerato una macchia nera indelebile nella vita lavorativa di un imprenditore, al contrario di quanto avviene in molti Paesi anglosassoni dove chi ha provato senza riuscirci viene visto come qualcuno che ha accumulato esperienza spendibile nel tentativo successivo;

Basti pensare all’impatto che si genera sul merito creditizio della persona fallita ed alla conseguente difficoltà di accedere al credito bancario.

In effetti si sta provando a superare questo approccio e gli interventi del Legislatore vanno in questa direzione, ma ci vorrà ancora tempo perché ciò avvenga.

In conclusione dal Rapporto GEM 2025-2026 emerge un Paese che non ha perso la voglia di intraprendere, ma che è frenato da ostacoli burocratici, eccesso di responsabilità ed oneri che devono essere affrontati.

Essere imprenditori oggi è complesso, ma, spesso, la determinazione ed il non arrendersi sono alla base di tante storie di successo ed è da quello esempio che bisogna prendere l’ispirazione e non arrendersi.

Fonti principali

  • GEM Italia 2025-2026, Universitas Mercatorum (luglio 2026) — adnkronos.com
  • Confartigianato Imprese 2025 — pressione fiscale, cuneo fiscale, costo energia — corrieredelleconomia.it
  • CGIA di Mestre (ottobre 2024) — costo burocrazia per le PMI — cgiamestre.com
  • Welfare Index PMI 2026, Generali Italia — teleborsa.it
  • Anitec-Assinform / NetConsulting cube — Il Digitale in Italia 2026 — corriere.it
  • MIMIT — Relazione annuale startup innovative e PMI innovative 2025
  • SACE — Rapporto Export 2026

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito fa uso di cookie per migliorare l’esperienza di navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’utilizzo del sito stesso. Utilizziamo sia cookie tecnici sia cookie di parti terze per inviare messaggi promozionali sulla base dei comportamenti degli utenti. Può conoscere i dettagli consultando la nostra privacy policy. Proseguendo nella navigazione si accetta l’uso dei cookie; in caso contrario è possibile abbandonare il sito.