Metaverso … chi era costui?

Metaverso … chi era costui?

Il metaverso era sulle bocche di tutti, con la convinzione che potesse rappresentare una sorta di rivoluzione sociale e commerciale assoluta

La Realtà Virtuale (VR) già oltre dieci anni fa incuriosiva le persone stimolando l’idea di un “luogo virtuale” dove ognuno di noi poteva vivere in una realtà fantastica, assumendo un ruolo e delle “caratteristiche fisiche” a proprio piacimento.

Dal punto di vista evolutivo si poteva immaginarlo come l’evoluzione dei giochi elettronici nei quali, però, il gioco consentiva di realizzare una vita alternativa in un luogo immateriale idealizzato.

Tale idea era talmente accattivante che Mark Zuckemberg nel 2014 acquisì Oculus – VR il principale produttore di dispositivi per poter visualizzare la nuova terra promessa, il Metaverso.

I 2,3 miliardi di dollari che Zuckemberg utilizzò per tale acquisizione sono solo stati il primo di una serie di cospicui investimenti stimati in totale di oltre una cinquantina di miliardi di dollari, secondo una stima riduttiva.

Ma la sua convinzione era così radicata e profonda che ha addirittura mutato il nome della propria società da Facebook a Meta.

Poi, numerose società, specialmente di moda e gaming, hanno iniziato a investire ingenti somme per creare luoghi ludici o negozi virtuali frequentati dagli utenti del metaverso o meglio dai loro avatar che divenivano i loro clienti.

Nasce così, poi, un grande problema: con cosa pagare i beni o i servizi che erano disponibili nel metaverso?

Di fatto si sono formalizzati i pagamenti con criptovalute creandone anche alcune ad hoc come il sand, l’apecoin, il metacoin, ecc..

Poi, nei primi anni ’20 del millennio l’interesse, dopo una forte accelerazione massiva, si è completamente svuotato.

Oltre tutto è quasi incomprensibile tale trend se ci ricordiamo che tale diminuzione di interesse ha coinciso con il CoViD che, viste le restrizioni alla mobilità e ai contatti personali nel modo reale, avrebbe dovuto, al contrario, incentivare la frequentazione del metaverso.

Incomprensibilmente, tale fenomeno non solo non c’è stato ma proprio in quel periodo è iniziato il suo declino progressivo che, in questi giorni, vede il progressivo disimpegno e la progressiva chiusura dei siti di VR sia ludici che di virtual commerce.

Così si sono estinte anche le possibili paure che ipotizzavano che nostri figli avrebbero potuto essere così affascinati dal metaverso da “traslocare” in esso attuando quell’incubo che Andy e Larry Wachowski hanno così bene rappresentato in matrix.

Tale colossale fallimento sia economico che previsionale ha però generato delle nuove competenze informatiche e la sempre maggiore capacità di calcolo che ha aiutato a generare il nuovo grande progetto informatico, quello dell’intelligenza artificiale.

L’IA al contrario, in maniera strisciante, si sta facendo strada sempre più in profondità nella nostra vita grazie alla pervasiva presenza di internet e alla “comodità” del suo utilizzo, una frase, il “prompt”, con cui chiediamo al nuovo grande fratello informazioni e spesso soluzioni ai nostri problemi.

In realtà ancora oggi l’IA, almeno nelle sue espressioni più diffuse come Overview di Google, è più un magico grillo parlante che ci fornisce risposte basate su approfondite ricerche statistiche.

Il maggior problema è presentato da una certa percentuale di allucinazioni, con risposte assolutamente campate in aria, che nei migliori sistemi sono ancora attorno al 2%, cosa che impone, comunque, una accurata revisione delle risposte con una puntigliosa verifica delle fonti e che tali fonti e i relativi documenti siano effettivamente attinenti al quesito posto.

Inoltre, per ogni interrogazione effettuata, a partire da quelle più semplici, si consumano almeno 0,5 watt/ora che, moltiplicate per il numero, sempre più in crescita, di interrogazioni che vengono effettuate, genera una richiesta di energia che diverrà un fattore cruciale da gestire, specialmente se non si riesce a chiudere rapidamente la “pratica” Iran/USA, con la conseguente riapertura dello stretto di Hormuz, in attesa degli effetti di quella futura e molto prevedibile, USA/Cuba.

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