Bending Spoons, orgoglio italiano
Bending Spoons verso Wall Street: la sfida italiana da 20 miliardi di dollari
Bending Spoons si prepara a compiere un passo storico per il settore tecnologico italiano. La società milanese, nota per aver acquisito e rilanciato piattaforme digitali come WeTransfer, Evernote, Vimeo, AOL ed Eventbrite, ha depositato la documentazione per la quotazione al Nasdaq, puntando a una valutazione superiore ai 20 miliardi di dollari.
Fondata nel 2013 a Copenaghen (poi trasferitasi a Milano) da Luca Ferrari e dai suoi soci (Matteo Danieli, Francesco Patarnello, Luca Querella e Tomasz Greber), Bending Spoons si è dapprima messa in evidenza sviluppando app per dispositivi mobili e poi ha costruito il suo modello di business attuale: acquisire aziende digitali mature, migliorarne l’efficienza operativa e rilanciarne la crescita attraverso tecnologia, dati e intelligenza artificiale (è interessante notare che ad oggi ancora non ha ceduto aziende di rilievo).
Tale strategia ha consentito al gruppo di diventare uno dei protagonisti europei del software consumer. Per avere un’idea dei numeri, a marzo 2026 la società ha servito più di 500 milioni di utenti attivi mensili e più di 9 milioni di clienti paganti mensili.
La scelta di quotarsi negli Stati Uniti conferma l’attrattività dei mercati americani per le società hi-tech, tradizionalmente premiate con multipli (metodo di valutazione delle aziende basato su metriche o valori di mercati di aziende simili, c.d. peers) più elevati rispetto alle piazze europee. Secondo le informazioni disponibili, l’operazione potrebbe raccogliere oltre un miliardo di dollari e rappresentare una delle più importanti IPO europee degli ultimi anni nel comparto tech.
I numeri sostengono le ambizioni del gruppo: nel primo trimestre del 2026 Bending Spoons ha registrato ricavi per oltre 600 milioni di dollari e un utile netto di 27,5 milioni.
Se l’operazione andrà a buon fine, Bending Spoons non rappresenterà soltanto una storia di successo imprenditoriale italiana, ma anche uno dei rari casi in cui un campione tecnologico europeo sceglie Wall Street per finanziare la propria crescita globale.

