L’unico obiettivo dei manager deve essere il profitto?
L’articolo del premio Nobel Friedman pubblicato nel 1970 sul New York Times “The Social Responsability of Business is to Increase Its Profits”[1] ovvero “la responsabilità sociale dell’impresa è aumentare i propri profitti” ha avuto un impatto significativo sulla concezione della responsabilità sociale e la strategia d’impresa soprattutto negli Stati Uniti.
Friedman sostiene che l’unica responsabilità sociale di un’azienda deve essere quella di aumentare i propri profitti, ed i manager devono lavorare solo nell’interesse degli azionisti. In quest’ottica, l’impresa dovrebbe concentrarsi esclusivamente su attività che aumentino il valore per gli azionisti, e pertanto ogni deviazione da questo unico obiettivo è vista come una distruzione di valore.
Questa visione è stata ampiamente accolta dalle corporations americane, influenzando il modo in cui molte di esse hanno operato per decenni, in particolare negli anni ’80 e ’90 del secolo scorso (sono gli anni delle OPA e delle grandi conglomerate).
Tuttavia, Friedman è stato anche critico nei confronti della responsabilità sociale d’impresa (CSR[2]), agli albori in quegli anni, vista solo come una forma di filantropia che non contribuisce direttamente alla creazione di valore.
Negli anni successivi, tuttavia, il concetto di CSR ha subito un’evoluzione significativa prima con Freeman e la “stakeholder theory” e poi con Jensen con la teoria “Enlightened Shareholder Value”.
Il “credit crunch” del 2008 dà una scossa all’economia americana, concentrata su strategie aziendali di breve periodo, incentrate al profitto e mette in discussione lo stesso capitalismo. Nel 2011, il CSR fa una ulteriore passo in avanti grazie a Michael Porter e Mark Kramer che hanno introdotto il concetto di “valore condiviso”, che suggerisce che le aziende possono creare valore attraverso il paradigma benessere della comunità e competitività d’impresa: secondo Porter e Kramer, il CSR non è solo una questione di etica o filantropia, ma un elemento strategico per il successo aziendale a lungo termine. In questi anni il futuro si indirizza verso la finanza sostenibile, di economia circolare e addirittura verso nuove forme giuridiche di impresa, come le società benefit.
Questa nuova prospettiva ha messo in discussione l’idea di Friedman, suggerendo che le aziende possono effettivamente trarre beneficio da pratiche sostenibili e socialmente responsabili. Infatti, investire in CSR può portare a una migliore reputazione, maggiore lealtà dei clienti e dipendenti più motivati, (ed abbracciando elementi come la sostenibilità ambientale e il welfare dei dipendenti – argomenti che all’epoca non le appartenevano) tutti elementi importanti che possono contribuire al successo finanziario e alla crescita dell’azienda.
[2] Corporate Social Responsability

