Il direttivo BCE alza i tassi

Il direttivo BCE alza i tassi

Dopo due anni rialzano i tassi d’interesse BCE

L’esito del consiglio direttivo della BCE previsto per lo scorso 11 giugno era già largamente atteso dagli operatori economici e dai mercati finanziari.

Gli scenari macroeconomici degli ultimi mesi, in particolare il conflitto in Medio Oriente, stanno generando pressioni inflazionistiche e stime al ribasso sulla crescita economica che impongono rimedi di politica monetaria.

Per tale ragione, la BCE, dopo oltre due anni di costanti riduzioni (l’ultimo rialzo dei tassi risale a settembre 2023), ha approvato un rialzo dei principali tassi di interesse di 25 punti base, portando i tassi sui depositi, sulle operazioni di rifinanziamento principali e sulle operazioni di rifinanziamento marginale rispettivamente al 2,25%, al 2,40% e al 2,65%.

La decisione della Banca Centrale Europea è una risposta agli scenari macroeconomici degli ultimi mesi e in particolare all’accelerazione dell’inflazione nell’Eurozona, che ha visto un incremento dell’indice dei prezzi al consumo dal 3% del mese di aprile al 3,2% del mese di maggio.

L’attuale consenso degli economisti, in linea con le aspettative di mercato, prevede un ulteriore incremento di 25 punti che potrebbe essere deciso già nel prossimo direttivo di settembre. L’obiettivo è quello di stabilizzare l’inflazione al valore target del 2% nel medio termine.

Le preoccupazioni, che impongono rimedi di politica monetaria, discendono anche dall’assenza di previsioni circa la definitiva risoluzione del conflitto, anche perché su tale fronte le dichiarazioni di Trump mutano contenuto con impressionate velocità.

La scelta della BCE vuole anche essere un segnale ai mercati finanziari: simboleggia infatti – in un’ottica di forward guidance – la determinazione del direttivo BCE a intervenire in maniera decisa. Tale atteggiamento sembra anche voler essere una risposta alle critiche sull’inerzia della Banca Centrale durante la crisi inflazionistica del 2022, durante la quale l’intervento fu giudicato tardivo.

Secondo gli analisti la decisione del Consiglio è espressione di un board coeso e privo di conflitti interni, circostanza che, in contesti di turbolenza dei mercati finanziari come quello attuale, rafforza l’autorità dell’Istituto di Francoforte.

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