Si torna al nucleare?

Si torna al nucleare?

Nello scorso 4 giugno è stata approvata la legge delega per iniziare a programmare la costruzione di nuove centrali nucleari.

La crisi energetica legata all’aumento dei carburanti è riuscita a fare quello che i quesiti referendari in cui l’80% degli italiani, l’8 e il 9 novembre del 1987, aveva deciso: il bando in Italia dell’energia nucleare.

È si vero che allora il risultato plebiscitario era stato in parte condizionato da prese di posizioni di alcuni partiti derivanti da una grave crisi politica appena superata abbinata al disastro di Chernobyl accaduto l’anno precedente.

Da allora la sicurezza degli impianti nucleari si è evoluta enormemente però occorre fare alcune precisazioni.

La prima è l’assenza di emissioni di CO2 nella produzione di energia, una convinzione che non tiene presente che sia la loro costruzione che l’estrazione, raffinazione, trasporto dell’uranio sono tutti aspetti che generano emissioni notevoli.

Inoltre, occorre ricordare che l’opinione pubblica è polarizzata dal fatto di ridurre l’emissione di anidride carbonica a cui si addebita, quasi integralmente, il climate change, dimenticando che tutti gli obbiettivi ambientali siano centrati sulla riduzione del riscaldamento globale del nostro pianeta.

Qualcuno ipotizza, in maniera un po’ apodittica, che la riduzione dell’effetto climalterante da CO2 possa compensare l’immissione di calore da parte del nucleare.

E su questo aspetto l’energia nucleare di una civiltà sempre più energivora come la nostra contribuisce, comunque ad immettere nuovo calore, anche grazie alla sempre maggior consumo da parte delle strutture informatiche nella sempre maggiore elaborazione dei dati nel loro data storage Il Ministro Pichetto Fratin ha dichiarato che le prime centrali potrebbero divenire operative entro la fine del prossimo decennio.

Personalmente la ritengo una previsione ottimistica sia dal punto di vista ingegneristico/industriale che per l’enorme problema legato al NIMBY (acronimo dell’espressione inglese “Not In My Back Yard”) che si può tradurre in italiano come “non nel mio cortile” o meglio non vicino a casa mia.

Personalmente spero che si inizi a pensare che da una parte dobbiamo migliorare l’efficientamento energetico della nostra civiltà, smettendo di puntare solo sulle auto elettriche, e dall’altro che si possano sviluppare fonti energetiche rinnovabili più efficienti e diffuse anche grazie a iniziative come “adotta un pannello fotovoltaico” di Plenitude, in cui a fronte di un piccolo contributo in bolletta si finanzia la costruzione di centrali fotovoltaiche.

Ovviamente sarebbe estremamente utile utilizzare le grandi superfici attualmente poco sfruttate come i tetti dei capannoni industriali, dei centri commerciali e dei relativi parcheggi, fatto che potrebbe ridurre il depauperamento dei terreni agricoli che non verrebbero più convertiti in energy farm, mettendo, oltretutto, l’energia prodotta a contatto con le strutture che la impiegano proprio durante il giorno, durante il periodo di maggior efficienza dei pannelli.

Ricordiamo, inoltre, che noi stiamo guardando solo un progetto nazionale, ben poca cosa rispetto al panorama mondiale in cui, oggi e per un periodo di tempo ancora molto lungo, Cina, India e quasi tutti gli altri paesi aderenti al BRICS continueranno a riversare nell’ambiente sia calore che la famigerata CO2.

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