TURISMO la scorsa domenica giornata mondiale del turismo?

TURISMO la scorsa domenica giornata mondiale del turismo?

Di quale Turismo parliamo?

Il Ministro del turismo in Italia si sbilancia “turismo industria futura”, i media riportano dati sull’occupazione pernottamenti superiori a quelli spagnoli, che ci hanno sempre sorpassato se non altro per un’attenta e antica pianificazione del comparto turismo e non come avviene in Italia nonostante le infinite potenzialità.

Alcune università parlano di un impatto sul 13-18% del Pil. Ma siamo alle solite e non si vuole progredire o si fa finta di nulla.

Ho già detto e scritto in passato sul valore del turismo basato appunto attorno al 13% del Pil che portava un effetto “indotto” e “moltiplicato” del turismo rilevato oltre il 25%-30% e se consideriamo il 18% possiamo anche pensare al 30-35% del Pil.

Ma preme sottolineare preliminarmente e nuovamente che il turismo non è solo posti letto è tutt’altro.

E non solo se il turismo è l’industria futura da un esame aziendalistico e realistico bisognerà partire ad evidenziare la sua dimensione.

Va fatto un esame di ciò che deve e dovrà essere inteso per turismo e industria turistica altrimenti qualsiasi azione, programmazione, pianificazione, aiuto e/o progetto di sviluppo specialmente pubblico, nonché di comprensione reale di ciò che si intende per industria turistica, sarà vano e pure controproducente.

Non è sufficiente contare i posti letto, gli alberghi o le presenze. Il turismo è una macchina economica molto più ampia, nella quale l’ospitalità rappresenta soltanto una componente.

Il non comprendere che l’industria turistica è un sistema che coinvolge a più riprese e con diversa intensità, oltre l’hotelleria e le strutture turistiche note e pure le seconde case, il mondo agro silvo pastorale italiano, le eccellenze variegate del territorio e degli ambienti italiani con le proprie tradizioni e peculiarità, il mondo del wine and food or cooking italiano, i trasporti, l’industria o l’artigianato non solo collegato alle costruzioni, la cultura con i beni artistici e culturali e religiosi che alcune stime segnalano circa il 70% presenti in Italia sul totale globale (rimane in ogni caso inequivocabile che vi è una densità e varietà di tale patrimonio inarrivabile per qualunque altra area mondiale), le attività diverse del commercio-turismo e artigianato, varie attività di media e comunicazione verso pure tecnologie avanzate, molte attività ed eventi di sport e così via. Inoltre, il turismo, inteso così nella sua globalità, appare evidente sostenere l’economia di tutti i territori italiani a differenza di altri settori e industrie presenti a macchia di leopardo solo in alcune aree italiane.

Il turista, infatti, non acquista soltanto una camera .

Acquista un’esperienza territoriale.

Mangia, viaggia, visita musei e monumenti, utilizza trasporti, acquista prodotti dell’artigianato e dell’agroalimentare, partecipa a eventi, frequenta località balneari, montane, lacustri e collinari. In molti casi utilizza infrastrutture e servizi che vengono mantenuti e sviluppati anche grazie alla domanda turistica.

È quindi necessario superare una concezione del turismo limitata alla ricettività. Inoltre, negli ultimi anni si nota con evidenze sempre maggiori quasi ovunque, dal mare alle Alpi, passando dalle pianure, dalle colline e dai laghi, che il movimento turistico italiano è sempre meno un fenomeno stagionalizzato vuoi per le molteplici offerte che creano un unicum rispetto a tutti gli altri Stati mondiali vuoi per le condizioni morfologiche climatiche presenti solo in Italia.

Il capire certe condizioni di posizionamento dell’Italia non è solo un esercizio teorico ma è un fatto reale che coinvolge un’industria che si può definire senza dubbio motore dello sviluppo italiano. Il turismo può produrre un effetto moltiplicatore: la spesa del visitatore diventa reddito per un’impresa, salario per un lavoratore, acquisto di prodotti agricoli, servizi di trasporto, manutenzione, attività culturali e commerciali.

Una parte di questa spesa continua quindi a circolare nell’economia. Per questo motivo non sarebbe corretto sommare semplicemente tutte le attività coinvolte e definirle automaticamente “turismo”.

Occorre invece misurare con rigore i rapporti economici tra domanda turistica e resto dell’economia.

È questa, a mio avviso, la vera sfida. Una politica industriale del turismo. Se il turismo viene realmente considerato una delle industrie del futuro, allora non può essere gestito soltanto attraverso campagne promozionali o incentivi alle strutture ricettive.

Occorre una vera politica industriale del turismo. Questa dovrebbe comprendere almeno: infrastrutture e trasporti; aeroporti, porti e collegamenti ferroviari; qualità e formazione del personale; digitalizzazione; gestione dei flussi; valorizzazione dei territori meno conosciuti; tutela del patrimonio culturale e ambientale; integrazione fra turismo, agricoltura ed enogastronomia; sostegno all’artigianato e al commercio; eventi culturali e sportivi; movimenti e vie religiose; destagionalizzazione; qualità dell’offerta; accessibilità in chiave green e di abbattimento delle barriere architettoniche; sostenibilità energetica e ambientale; raccolta e interpretazione dei dati.

Ovviamente vi sono delle criticità che derivano essenzialmente dalla dipendenza dell’Italia dall’importazione da terzi di energia con i costi di approvvigionamento che influiscono sul movimento turistico o da confitti bellici in atto che fungono da deterrente al movimento dei turisti o dal clima nonché dal climate change.

Altrettanto evidente che queste criticità cadono su tutte le industrie e i settori produttivi italiani di qualsiasi genere e non tanto per immunizzare l’industria del turismo rispetto alle altre ma per comprendere come fattori destabilizzanti non salvano nessuno né tanto meno si può sostenere che a causa di dette criticità investire nel settore turistico e più rischioso che in altri. Il turismo sta generando e può generare attività economica dalle Alpi alla Sicilia, dalle grandi città ai piccoli borghi, dalle coste alle aree interne.

Questo non significa che tutti i territori abbiano automaticamente le stesse opportunità.

Significa però che una politica turistica ben progettata può diventare anche uno strumento di riequilibrio territoriale.

Ed è proprio per questo che programmazione e pianificazione diventano decisive. Non basta dichiarare che il turismo è un’industria.

L’Italia ma pure l’Europa hanno una responsabilità e un’opportunità enorme nel sostenere l’industria del turismo così come evidenziata.

Il focus non è stabilire se il turismo sia o non sia un’industria. Il problema è capire quale industria sia. Il nostro Paese deve credere oltre che comprendere quanto il turismo descritto sia un valore e la reale e totale risorsa italiana su cui basare ogni rapporto di sviluppo e crescita, senza tuttavia escludere altri importanti comparti economici. Investire in programmazione e gestione dell’industria turistica è un dovere che però va capito bene in ogni sua sfaccettatura e in goni meccanismo dell’apparato governativo e sociale.

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