Salina: la notte verso Monte Fossa porta consiglio

Salina: la notte verso Monte Fossa porta consiglio

Scalare Monte Fossa delle Felci a Salina, con i tanti sentieri a disposizione, regala ogni volta un’esperienza differente.

Ogni escursione può diventare una storia a sé.

Situazione che muta anche con le varie fasi del giorno, grazie ad una luce che trasforma le prospettive e le sensazioni. Proprio per questo, il trekking in notturna sul punto più alto dell’arcipelago diventa una valida alternativa alle solite escursioni eoliane.

Partendo dal santuario a Valdichiesa, in estate occorre scegliere per la salita un orario che preceda di circa due ore il tramonto, in modo da poter camminare senza che ci sia caldo eccessivo. Comunque, se si sceglie di seguire il sentiero che poi devia su Malfa – entrando nel bosco del Vallone Fontana e camminando a ridosso dei picchi di montagna –, si potrà proseguire al fresco. Il viaggio si allungherà un po’, ma oltre ai vantaggi climatici vi sono indubbiamente quelli paesaggistici e panoramici, con la possibilità di scattare ottime foto.

Superato poi il crocevia di Monte Rivi, la luminosità sarà già mutata. Un colore molto più caldo, che filtrato dalle fronde degli alberi disegna forme particolari sul terreno percorso. Ma l’aria davvero particolare la si respira all’interno del cratere.

Coperto ormai da alberi secolari, la discesa a tarda ora susciterà un’autentica aura di misticità. Verrà spontaneo parlare a bassa voce e man mano che l’imbrunire si farà sempre più fitto, durante la traversata tra querce e castagni ci si ritroverà a camminare in assoluto silenzio. Un percorso che sembrerà insolitamente lungo, una sorta di attesa, prima di arrivare davanti Lipari e Vulcano già pullulanti di luci.

Quella che ormai è la vera cartolina di Salina, con le due isole frontali e il laghetto di Lingua alle pendici del Monte, qui diventerà un quadro da ammirare in contemplazione, respirandolo lentamente.

Occorre però muoversi, perché nel frattempo il sole è calato da un pezzo e l’oscurità sulla cima più alta scende molto velocemente. Armati di torce si comincerà a tornare indietro, percorrendo un altro lungo corridoio di alberi da cui sembrano sbucare folletti da un momento all’altro.

Bisognerà rimanere concentrati lungo tutta la discesa, sia per il terreno – che in estate, essendo molto secco, risulta scivoloso – che per le deviazioni da prendere. Lo spazio tutto attorno sembra infatti modificarsi, modellarsi nel buio, diventando un luogo totalmente diverso rispetto a quanto visto di giorno.

Molto importante affidarsi anche in questo caso a una persona esperta del posto e non partire all’avventura da soli, perché se si sbaglia strada si allungherebbe (di molto) il tragitto e si rischierebbe anche di farsi male, con l’ulteriore handicap del buio e dell’ora tarda.

Si potrebbe pensare che questo percorso andrebbe fatto con la luce della luna, addirittura senza torce, ma sarebbe un grave errore: gli alberi sono talmente alti e fitti che spesso il chiarore non passa. Ma le luci dei paesi stanno là a segnalare la meta.

Alla fine si è arrivati a destinazione, dietro il santuario della Madonna del Terzito da dove si era partiti, traguardo di un’escursione assolutamente particolare, dove il gruppo si sarà dimostrato più unito che mai, dopo aver parlato e anche essere rimasti in silenzio tutti insieme.

Ci sarà qualcuno che dirà: «C’è qualcosa che adesso ti farebbe ritornare in cima?» e tutti ci rideranno sopra. Ma più di uno, in cuor suo, penserà che quell’esperienza un giorno andrà ripetuta.

 

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