Il corallo, il mare e una donna che ha raccolto un’eredità
Ci sono prodotti che raccontano un territorio meglio di qualsiasi guida turistica.
A Torre del Greco, sul Golfo di Napoli, uno di questi è il corallo. Rosso, delicato, difficile da lavorare e per secoli legato alla vita economica della città. Ma dietro un gioiello di corallo non ci sono soltanto il mare e la bellezza: ci sono mani, conoscenze, imprese e storie familiari.
Una di queste è quella di Gioia De Simone, oggi alla guida della storica azienda Antonino De Simone.
La storia dell’impresa comincia nel 1830, quando Antonino De Simone apre a Torre del Greco un laboratorio dedicato alla lavorazione del corallo. Nel corso dei decenni l’attività cresce e guarda sempre più ai mercati internazionali, senza abbandonare la lavorazione artigianale. Ancora oggi il corallo grezzo viene lavorato nello stabilimento di Torre del Greco e trasformato in semilavorati e gioielli.
Poi, nel 2010, arriva il momento in cui la storia dell’impresa cambia protagonista.
Alla morte del padre, Gioia De Simone assume la guida dell’azienda. Non era una scelta preparata a tavolino. Aveva iniziato a lavorare al fianco del padre dopo la laurea e, quando lui è scomparso, aveva appena 27 anni.
In una recente intervista ha raccontato di essere arrivata in azienda in modo quasi naturale, come figlia unica, e di aver avuto accanto il cugino Michele, che rappresentava la memoria storica dell’impresa.
È un passaggio che dice molto anche del rapporto tra donne e impresa.
Non sempre l’imprenditoria femminile nasce da una scelta di rottura. A volte nasce dalla necessità di raccogliere un’eredità, assumersi una responsabilità e decidere che quella storia non deve finire.
Ma raccogliere un’eredità non significa conservarla immobile.
Gioia De Simone ha infatti accompagnato l’attività verso una dimensione che va oltre la semplice produzione di gioielli. L’azienda ha costruito negli anni una vera attività di ricerca e divulgazione intorno al corallo e alle sue rotte commerciali. Il Museo del Corallo Antonino De Simone conserva circa 300 gioielli e manufatti che raccontano anche i rapporti tra culture diverse e le cosiddette “vie del corallo”. Nel 2020, in occasione dei 190 anni dell’impresa, Gioia De Simone ha curato la pubblicazione del catalogo scientifico completo della collezione.
È qui che il prodotto diventa territorio.
Il corallo non è più soltanto una materia prima dalla quale ricavare un gioiello. Diventa memoria, cultura, lavoro e persino uno strumento per raccontare Torre del Greco nel mondo.
La storia della famiglia De Simone, del resto, è strettamente intrecciata con quella della città. Torre del Greco era già conosciuta per la pesca del corallo nel Quattrocento e dal suo porto partivano le coralline dirette verso i banchi di Corsica, Sardegna, Sicilia, Tunisia e Algeria. Nei decenni successivi le aziende torresi costruirono una rete commerciale internazionale.
E oggi quella storia continua a viaggiare.
Nel 2015 Gioia De Simone è stata invitata dall’Istituto Italiano di Cultura di Tokyo a parlare proprio delle relazioni tra Torre del Greco, il corallo e il Giappone. In quell’occasione venne presentata come titolare e amministratrice della Antonino De Simone e come studiosa della storia del corallo.
Forse è proprio questo il punto più interessante della sua vicenda.
Un’impresa nata quasi due secoli fa avrebbe potuto limitarsi a difendere la propria tradizione. Invece la tradizione è diventata qualcosa da studiare, raccontare e portare fuori dai confini del territorio.
E in questa storia il ruolo di una donna non è soltanto quello di aver preso il posto di chi l’ha preceduta.
È quello di aver trasformato un’eredità in una responsabilità verso il futuro.
Perché un territorio vive davvero quando i suoi prodotti non vengono soltanto venduti, ma continuano a raccontare chi siamo, da dove veniamo e quale lavoro siamo ancora capaci di fare.
Il prodotto: il corallo di Torre del Greco
La lavorazione del corallo è una delle attività storiche di Torre del Greco. La Antonino De Simone, fondata nel 1830, continua ancora oggi a lavorare il corallo e altre pietre preziose e semipreziose, realizzando sia semilavorati sia gioielli finiti. L’impresa, guidata da Gioia De Simone, conta circa 25 dipendenti.
Una curiosità: la tradizione del corallo torrese ha una dimensione internazionale molto antica. Le produzioni della città raggiunsero già tra Ottocento e Novecento numerosi mercati esteri, contribuendo a costruire la reputazione di Torre del Greco come uno dei principali centri mondiali della lavorazione del corallo.
Fonti: Unioncamere – Imprese storiche; Museo del Corallo Antonino De Simone; Istituto Italiano di Cultura di Tokyo; intervista a Gioia De Simone, inItaly.

