Hantavirus e dintorni
Lo spettro di nuove pandemie torna ad agitare il nostro mondo
Il 5 maggio sorso sono stati riportati alcuni decessi a seguito di un contagio da parte del pericoloso hantavirus a bordo della nave da crociera MV Hondius bloccata al largo delle Isole di Capo Verde.
La prima identificazione di questo patogeno avvenne durante la guerra di Corea.
Infatti, nei soldati di stanza presso i fiume Hantaan, da cui deriva il nome del virus, si diffuse una malattia emorragica renale caratterizzata da una mortalità variabile dal 1 al 15%.
Tra le sue caratteristiche specifiche troviamo fortunatamente che ognuna delle 36 differenti specie identificate finora del virus ha un solo serbatoio naturale costituito da una sola razza di roditore, questo, se confermato, dovrebbe impedire che si possano costituire dei serbatoi del virus al di fuori della zona in cui è presente un determinato roditore.
Infatti il “paziente zero” dell’epidemia della nave si ammalò pochi giorni dopo l’imbarco, morendo sulla nave l’11 aprile, è stato identificato come un uomo settantenne di origine olandese, appassionato di birdwatching
Una prima ipotesi affermava, infatti, che visitando una discarica in Argentina, per osservarne l’avifauna presente, il turista olandese avrebbe inalato particelle provenienti da escrementi di roditori infetti, in particolare del ratto pigmeo del riso a coda lunga (Oligoryzomys longicaudatus), serbatoio dell’hantavirus andino ritrovato, poi, nei passeggeri della nave infettata.
Un’altra caratteristica di questa famiglia di virus è costituita dalla divisione tra i ceppi che sono presenti nel nuovo mondo rispetto a tutti gli altri.
Infatti, i primi non danno una febbre emorragica renale ma una sindrome polmonare acuta con un aumento della mortalità che può giungere al 50% degli infettati.
Inoltre, il ceppo che ha colpito i turisti e l’equipaggio della Motonave Hondius pare essere uno dei pochi, forse l’unico (speriamo), a presentare un possibile contagio diretto da uomo ad uomo.
Nella tragedia di quanto successo sono presenti alcuni aspetti che ne hanno ridotto le conseguenze, infatti la nave è stata in pratica un sistema isolato nel quale i contagio è stato, di fatto, contenuto.
Cosa ben peggiore sarebbe stato il caso in cui il paziente zero, una volta contagiato, fosse rientrato in aereo e avesse diffuso il contagio durante tutto il viaggio e nella sua comunità di origine.
Tale ipotesi è molto preoccupante specialmente tenendo presente che il periodo di incubazione di questo virus può giungere a sei settimane e non è chiaro quando e in quale fase le persone infettate siano contagiose, anche se pare che la fase sintomatica e la via aerea possano essere i fattori più importanti.
Il fatto positivo è costituito dalla ridotta contagiosità espressa dal patogeno in questo caso che oltre a ridurre, al momento, il quadro epidemico ci ha consentito di focalizzare nuovamente l’attenzione sul rischio pandemie che, forse, avevamo cercato di dimenticare, esorcizzandolo, dopo la riduzione delle manifestazioni del COVID.
Sono, infatti, in agguato molti pericoli epidemiologici, anche sconosciuti, che richiedono una concertazione sanitaria operativa tra i vari paesi onde evitare reazioni e protocolli differenti che possono peggiorare la situazione contribuendo alla diffusione dell’infezione.
Pare, infatti, molto discutibile aver effettuato il rimpatrio di persone potenzialmente infette, e in grado di trasmettere il virus, mediante voli di linea o altri mezzi non sicuri.
Infatti, e aggiungiamo era ora, in questi giorni gli oltre 1.000 passeggeri della nave Ambition, gestita da Ambassador Cruise Line, sono stati trattenuti a Bordeaux dopo che 49 persone hanno lamentato disturbi gastrointestinali da norovirus, con il decesso di un passeggero anziano di 92 anni.
Un focolaio epidemico da norovirus su una nave da crociera, in una RSA, scuole e ospedali sono gli scenari più tipici e frequenti per questo tipo di virus gastrointestinale, stante l’altissima contagiosità e la sua alta sopravvivenza permanenza sulle superfici di uso comune.
Sono queste che normalmente fanno da fonte di propagazione dell’epidemia in ambienti chiusi in cui la condivisione di spazi comuni e l’elevata densità di persone facilitano enormemente il contagio”.
In questo caso i sintomi appaiono molto rapidamente, entro 12/24 ore, e si esprimono con crisi gastroenteriche, solitamente ad esito benigno.
Ma i norovirus hanno anche altre vie di contagio come ben sanno le popolazioni dell’area sud del lago di Garda.
Infatti, nel 2009 e, poi di nuovo, nel 2024 le popolazioni rivierasche sono state colpite da centinaia di casi di gastroenterite da norovirus vedi link
In questi due casi, come in molti altri, l’origine è stata attribuita ad una contaminazione dell’acqua distribuita dall’acquedotto.
I panorami descritti, a questo punto, dovrebbero imporre un coordinamento a livello mondiale in cui l’OMS dovrebbe assolutamente detenerne la regia, nonostante le accuse di Trump e l’uscita degli USA dall’Organizzazione.

