AMBIENTE individui e Pmi
Un fattore rilevante per piccole e medie imprese e parte della popolazione: è la salvaguardia ambientale
Tale attenzione è motivata sia da evidenze concrete, come il cambiamento climatico, sia dall’evoluzione normativa in ambito ESG, sempre più orientata a premiare comportamenti virtuosi e sostenibili. A ciò si aggiunge una consapevolezza diffusa tra i consumatori, che orienta progressivamente le scelte di mercato verso prodotti e servizi rispettosi dell’ambiente, influenzando in modo diretto le strategie aziendali.
Ho già avuto modo di affrontare, su Economisti on line, alcuni aspetti relativi alle imprese di maggiori dimensioni, con particolare riferimento ai fattori ESG e agli obblighi di rendicontazione previsti dalla Dichiarazione Non Finanziaria (DNF). In questa sede, invece, l’attenzione è rivolta al mondo delle piccole e medie imprese e, più in generale, agli stakeholder e alla collettività
In attesa che vengano definiti e condivisi a livello europeo sistemi più estesi di misurazione e obblighi applicabili a tutte le imprese,
il tempo scorre e le criticità ambientali continuano ad accentuarsi, come sarà sempre più evidente anche nelle prossime stagioni.
Pur con le dovute eccezioni – legate a specifici comparti o a pratiche diffuse in altri contesti geografici – è innegabile che, soprattutto nel continente europeo, si stia avviando un processo di trasformazione.
Molte piccole e medie imprese, pure non essendo ancora formalmente obbligate, stanno già adottando modelli organizzativi e produttivi orientati alla sostenibilità, sviluppando una visione resiliente e attenta all’impatto ambientale. Questo cambiamento è alimentato non solo dalle prospettive normative, ma anche dalla crescente domanda di un mercato più consapevole.
In particolare, il settore agricolo, per sua natura strettamente connesso all’ambiente, si conferma tra i più sensibili al fattore “E” (environment), rappresentando spesso un laboratorio avanzato di pratiche sostenibili e di attenzione alla qualità delle risorse naturali.
Anche il settore secondario ha progressivamente sviluppato una maggiore consapevolezza, orientando processi produttivi e prodotti verso criteri di sostenibilità ambientale, sia per effetto delle normative sia in risposta alle nuove esigenze del mercato.
Il settore dei servizi e il cosiddetto quaternario, pur con un impatto diretto talvolta meno evidente, svolgono un ruolo determinante nell’influenzare modelli di consumo e scelte collettive, contribuendo a indirizzare il sistema economico verso soluzioni più sostenibili.
Permangono tuttavia criticità rilevanti. Alcuni comparti specifici — come l’industria degli armamenti — e pratiche ancora diffuse in diverse aree del mondo rappresentano nodi complessi e non ancora risolti.
Nonostante ciò, il percorso verso la sostenibilità appare ormai avviato in modo irreversibile: la crescente consapevolezza di imprese, istituzioni e cittadini sta progressivamente alimentando una trasformazione che, pur con tempi e modalità differenti, risulta sempre più ineludibile.
In Italia, il sistema professionale e consulenziale è sempre più pronto a offrire un contributo concreto alle imprese e agli imprenditori che intendono rendere conto, in modo trasparente, degli sforzi compiuti per migliorare l’impatto ambientale delle proprie attività.
Non di rado, tuttavia, si assiste ancora all’utilizzo di termini generici come “sostenibile” o “green”, privi di adeguati riscontri oggettivi. Proprio per questo cresce la richiesta di valutazioni e certificazioni affidabili, capaci di misurare in modo concreto e comprensibile le scelte di sostenibilità ambientale e di contrastare fenomeni distorsivi come il cosiddetto “greenwashing”.
Non mancano esempi virtuosi: realtà che hanno promosso strumenti innovativi, come forme di finanziamento partecipato finalizzate a sostenere pratiche agricole biologiche, oppure imprese che hanno avviato processi produttivi orientati alla riduzione dei consumi, alla diminuzione dell’impatto ambientale e alla lotta agli sprechi.
Nel prossimo futuro sarà sempre più possibile rendere visibili e misurabili questi comportamenti virtuosi. In questo percorso, il ruolo dei professionisti – e in particolare dei commercialisti – sarà determinante nel proporre sistemi di rilevazione fondati sulla concretezza più che sulla mera burocrazia, contribuendo a integrare la sostenibilità nei sistemi di qualità aziendale.
Una qualità che non riguarda solo l’impresa, ma più in generale la qualità della vita e il rispetto della terra.
In Italia si stanno sviluppando primi modelli di classificazione volti a definire in modo chiaro cosa possa essere considerato realmente “green”, con particolare attenzione alle piccole e medie imprese. Si tratta di un passaggio fondamentale, che potrà rappresentare un punto di partenza solido, a condizione che si consolidi un’alleanza tra imprese, consumatori e istituzioni pubbliche, orientata a una crescita della consapevolezza ambientale, libera da approcci estremi e fondata su responsabilità condivise.

