Tic Toc mister President

Tic Toc mister President

A Novembre negli USA si terranno le elezioni di midterm. Riuscirà Trump a rimontare le attuali proiezioni che lo vedono in forte difficoltà?

Che il Presidente degli Stati Uniti sia un mostro di opportunismo economico è indubbio, però le sue mosse recenti si stanno ritorcendo su di lui dal punto di vista politico.

Se, infatti, dal punto di vista economico ha centrato alcuni risultati quasi incredibili la sua popolarità parrebbe in declino.

Quasi tutti, già oggi, faticano a ricordare il successo, dell’inizio di gennaio, dell’operazione “Absolute resolve” con cui ha fatto prelevare, senza perdite da parte delle forze armate statunitensi, il presidente del Venezuela Maduro e sua moglie, trasformando il Venezuela, che detiene circa il 18% del petrolio mondiale (più o meno quanto l’Arabia Saudita), in una sorta di protettorato gestito dalle grandi compagnie petrolifere americane.

Tale operazione, però, non dovrebbe essere vista come un episodio a se stante, ma come il prologo dell’attacco all’Iran, con il conseguente blocco dello stretto di Hormuz, con il quale Trump, utilizzando la migliore demagogia politica come giustificazione, ha, di fatto, messo in difficoltà Cina e India che dal petrolio e dal gas mediorientale dipendono fortemente.

Questo ha portato gli USA non solo a diventare, anche grazie al petrolio venezuelano, il primo produttore di petrolio mondiale ma anche a condizionare, riducendolo fortemente, lo slancio industriale delle due maggiori potenze rivali.

Inoltre, più il blocco si protrarrà e più gli USA si avvantaggeranno, ma questo non è forse molto chiaro o ritenuto importante per l’elettorato americano che ha visto crescere il costo dei carburanti.

Quello stesso elettorato che sta dando segnali di insofferenza verso quella che viene etichettata, da molti, come una politica ondivaga e schizofrenica ma che in realtà, a ben vedere, parrebbe invece essere molto lucida ed efficace.

A questo punto, dopo aver cestinato il “progetto turistico” sulla striscia di Gaza (boutade ormai completamente dimenticata) il riaccendersi di attriti con il Canada e altri paesi sui dazi potrebbe essere un altro depistaggio sulle sue reali intenzioni che potrebbero essere ben diverse dalla voglia di annettersi la Groenlandia o il Canada stesso.

Infatti, acquisendo il controllo del petrolio venezuelano ha messo in ginocchio l’economia cubana che è sempre più allo stremo.

Riportare la repubblica caraibica nell’orbita statunitense potrebbe essere un obbiettivo facilmente perseguibile in tempi brevi, recuperando non solo consensi mediatici ma anche nichel e, specialmente, cobalto.

Questo metallo sarà sempre più importante per l’industria mondiale, e per quella a stelle e strisce in particolare, anche perché gli altri principali giacimenti (70% dell’attuale produzione mondiale) sono nella Repubblica Democratica del Congo, il cui governo, non a caso, è fortemente condizionato dalla Cina.

Fantapolitica?

Forse, ma mr. Trump il suo obbiettivo lo ha già raggiunto: da uomo d’affari aggressivo ma molto discusso (sei procedure di bancarotta) a statista estremamente ricco e potente.

A questo punto, chapeau mr. President! e… siamo curiosi di vedere come riuscirai a stupirci nuovamente.

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