Salina, un viaggio tra escursioni e musei
Quando i percorsi e i luoghi sono racconti che vanno attraversati
Fare escursioni a Salina vuol dire usufruire di una proposta assolutamente completa. Viaggio nella natura incontaminata, cammino sostenuto ma non durissimo, panorami da fotografare e conoscenza di un territorio che solo chi è del posto potrà davvero raccontare.
Sì, perché Salina va raccontata. Una storia che nasce su mille altre storie, dove a volte la realtà si dimostra più sorprendente della fantasia. Per cominciare, si consiglia vivamente il tour di Lingua (frazione del Comune di S. Marina Salina), il paese del laghetto dove si estraeva il sale fin dall’epoca romana e che pian piano ha dato il nome attuale all’isola, sostituendo l’antico “Didyme” (la gemella, per via delle due grandi montagne). Oggi il lago è diventato rassicurante ricovero di uccelli migratori come fenicotteri, aironi e garzette.
Il tipo di camminata giornaliera in natura che in termini tecnici viene definita “hiking”, a Lingua prevede un tipo di excursus che oltre la natura tocca anche il fattore antropologico, tra ginestre fiorite nel periodo primaverile e antichi caseggiati abbandonati. Dopo aver superato un luogo che si diceva popolato da uno spirito inquietante (“A rutta du’ monachieddu”), comincerà la scalata che porterà verso gli alberi d’ulivo, ancora oggi coltivati e curati. Lì, alla fine del viaggio, ci sarà una quieta casa contadina in cui potersi fermare a riposare.
È la zona dove un tempo si passava verso Rinella, sull’altro lato dell’isola, in cui la raccolta delle olive in autunno era ingente proprio per l’enorme quantità di uliveti che copriva questa ampia zona di Salina. Dall’alto si domineranno le isole di Stromboli, Panarea, Lipari e in parte Vulcano, gettando quindi uno sguardo in basso, verso Punta Brigantino.
Il giro però non si ferma qua. Si può infatti decidere di visitare i due musei che si trovano in paese, quello archeologico e quello etnoantropologico, entrambi visitabili nel periodo estivo fino ad ottobre con un unico biglietto (gratuito per gli over 65). Dopo magari aver visto i reperti dell’epoca neolitica a Rinella, nel museo di Lingua verranno mostrati quelli ritrovati nell’insediamento di Portella, risalenti all’Età del Bronzo medio (XV-XIII sec. a.C.), distrutto poi da un incendio ad opera presumibilmente degli Ausoni.
A seguire, i resti trovati nei pressi della vasca romana di Punta Barone a S. Marina Salina, sito che a partire dal II sec. ac. è stato prima impianto termale e poi piccola industria sia per la salagione che per l’essicazione del pesce. Da quel momento (orientativamente il II sec. dc) si comincia a sfruttare in maniera organizzata il sale del lago di Lingua e comincerà una nuova storia.
Dopo si passerà al museo etnoantropologico, ospitato in un’antica casa del ‘700, man mano ingrandita e modificata nel corso dei due secoli successivi. Qui si scoprirà come si lavoravano le olive nel frantoio di pietra (nella foto), come si macinava il grano, come si viveva in queste antiche case eoliane, in che maniera si sviluppò soprattutto nella prima parte del ‘900 un particolare commercio del pesce.
E per concludere, nelle ampie sale soprastanti, si rivivranno i fasti del commercio ottocentesco. Questa è però un’altra storia, che parla anche di emigrazione, da andare a seguire nel relativo museo di Malfa.
Un’altra storia, appunto, da raccontare assieme ad un’altra escursione.

