Malessere giovanile o mala gestio della nostra civiltà?

Malessere giovanile o mala gestio della nostra civiltà?

Il Paese il 17.10.2026 si sveglia sotto i colpi di giovanissimi Teppisti che sfondano vetrine e vandalizzano i centri delle maggiori città

Di chi è la colpa?

Quando, in passato (l’ultima volta negli articoli di un paio di anni fa), abbiamo cercato di evidenziare gli effetti devastanti generati da una civiltà sempre più decadente era, purtroppo, un mero esercizio accademico.

Infatti, era stato inutile analizzare, per cercare di capire, i disordini giovanili che stavano succedendo in Francia come effetto del fallimento dell’integrazione delle persone immigrate dalle colonie d’oltre mare, tipicamente Tunisia e Algeria, prodromo dei recenti fatti di Milano e delle altre città italiane.

Oggi si stanno ricercando i promotori del “Movimento 17 ottobre” e gli eventuali fiancheggiatori e si disserta sulla genesi del fenomeno per cercare di creare, per l’ennesima volta, un alibi socioculturale in cui la colpa è tutta di un gruppuscolo di disadattati fomentati da chissà quali movimenti cospiratori stranieri.

In realtà l’abilità del Sistema ci orienta, per l’ennesima volta, a colpevolizzare solo gli autori dei disordini senza voler capire o ammettere che la genesi del fenomeno potrebbe essere ben più profonda e grave.

La nostra “società civile” si sta avvitando in un meccanismo di perbenismo bacchettone elitario e incapace di rendersi conto che quanto successo non avrebbe avuto modo di prendere piede se non stessimo attuando un modello “civilissimo” ma che sta distruggendo ogni possibile proiezione di crescita ed emancipazione per i nostri figli.

Senza voler, neanche lontanamente, giustificare le frange delinquenziali, purtroppo comunque presenti, il malessere espresso nelle recenti interviste agli studenti è un j’accuse alla situazione attuale di abbandono della cultura e alla cancellazione del concetto stesso del “new deal” (la speranza di poter migliorare la propria condizione economica e sociale) degli anni sessanta, il principale motore che ha generato il boom economico su cui, ancora oggi, stiamo vivendo di rendita.

Che tale analisi sia reale trova conferma nella soppressione del primo sentimento universale: la procreazione.

La progressiva abolizione della protezione dei più deboli (vedi crisi sanitaria) e l’evidente desertificazione delle nascite, per il timore o l’impossibilità di poter mantenere in maniera dignitosa i propri figli, sono l’estremo urlo silenzioso di protesta di una civiltà decadente e involutiva.

Il panorama non è affatto roseo e senza voler chiamare in causa Rousseau o altri è evidente come la cosiddetta società civile non sia la culla della tutela degli individui ma il luogo in cui avviene la formalizzazione di rapporti di forza tra le compagini sociali e la vessazione dei singoli individui delle componenti più deboli in favore di quelli più forti.

Quello che oggi si sta riproponendo, dopo quella che è senz’altro stata l’età dell’oro dell’umanità; il periodo iniziato nel dopoguerra, pare essere in fase di estinzione.

A livello macroscopico basta vedere il comportamento che la Comunità Europea ha avuto nei confronti della Grecia, rea di aver truccato i propri conti pur di poter entrare nel consesso europeo, e le attuali norme draconiane in tema di disavanzo economico che oggi rischiano di fare una vittima tanto illustre quanto spocchiosa nel passato: la Francia.

Ma se questa è una considerazione di geopolitica, le ripercussioni a livello locale sono state il progressivo impoverimento delle classi inferiori nell’arco degli ultimi vent’anni, subito dopo l’introduzione dell’euro.

Le conseguenze di tali eventi sono principalmente due:

  • l’effetto inflattivo generato dalla nuova moneta, definito eufemisticamente “inflazione da arrotondamento”, ben conosciuto e sperimentato dai francesi quando passarono al “nuovo franco” per effetto del piano Pinay-Rueff, per cui 100 vecchi franchi divenivano un nuovo franco (1960).
  • la cosiddetta “internazionalizzazione” che ha portato praticamente tutte le industrie europee a delocalizzare totalmente o almeno in parte le proprie attività produttive in Cina con la conseguente desertificazione di interi settori di cui l’automotive rappresenta solo il caso di maggior visibilità ma che colpisce praticamente tutto il complesso produttivo comunitario.

Due effetti cumulativi e progressivi che uniti al pervasivo utilizzo, sostitutivo dell’uomo, dell’AI sono in grado di deprimere la residua vocazione sociale del nostro Stato.

A tutto ciò si aggiunge una sempre maggiore pressione fiscale abbinata ad una sorta di tassazione “in differita” come quella sugli extraprofitti di banche e del comparto energetico, settori nei quali si tassano profitti derivanti da tariffe e prezzi sopportati da noi cittadini.

In questo panorama un grande apprezzamento per quanto fatto da De Scalzi, AD di ENI, che, al posto di puntare a mega utili, ha calmierato i prezzi, lasciando tali soldi nelle tasche degli italiani.

Per inciso tale atteggiamento sarebbe di grande aiuto se fosse adottato anche dal comparto bancario e assicurativo, ma sognare costa poco.

In tutto ciò ce la prendiamo con i giovani, apparentemente gli unici non affetti da anosmia (perdita dell’olfatto), che sentono odore di crisi globale e protestano in una maniera inaccettabile, ma che forse non solo è l’unica che conoscono, ma anche la sola che il Sistema può comprendere e valutare.

A questo punto al posto di demonizzarli analizziamo le cause di tale malessere perché potrebbero essere le stesse che a breve potranno travolgere la nostra civiltà.

Un apprezzamento per alcune iniziative, speriamo efficaci e strutturali, che il governo ha appena varato sui vari temi esposti e che implicitamente confermano tutte le nostre preoccupazioni, peccato che siano state immediatamente ridimensionate.

Comunque, potrebbe essere un primo segnale che, forse, la “società civile” non si è ancora estinta.

 

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