Fonti energia da URANIO e BAUXITE

Fonti energia da URANIO e BAUXITE

Periodicamente, in Italia, riemerge qualche cenno alla possibilità di utilizzare risorse minerarie nazionali,

tra cui i minerali uraniferi dell’Alta Lombardia e la bauxite della Sardegna.

Sullo sfondo vi è la ricerca di nuove fonti e risorse energetiche e, più in generale, il problema dell’autonomia strategica del Paese. La politica talvolta accenna al nucleare e ad altre fonti senza tuttavia indicare con sufficiente chiarezza quale dovrebbe essere il percorso

In questo quadro, il Ministero competente è chiamato a svolgere un ruolo importante anche nell’iter relativo alle concessioni minerarie connesse con la ricerca dei siti delle materie prime, alla loro eventuale estrazione, alla produzione del combustibile, alla realizzazione degli impianti e alla gestione dei materiali di scarto.

Ma che cosa potrà realmente avvenire? La ricerca di minerali uraniferi e di altre risorse strategiche rappresenterà soltanto un’attività esplorativa oppure potrà diventare il primo tassello di una più ampia strategia nazionale sulle materie prime e sull’energia?

Per l’uranio vi sono stime in alta Lombardia per la Val Vedello di 6000 tonnellate e per Novazza di 1000 tonnellate.

Decenni orsono furono realizzati circa 10,5 km di lavori sotterranei e oltre 60.000 metri di perforazioni in Val Vedello e a Novazza oltre 6 km di gallerie e più di 100 perforazioni.

Ma quanto di quelle 7.000 tonnellate attese possiamo estrarre economicamente, con quale tecnologia, con quale costo energetico e con quale impatto ambientale?

E poi l’uranio italiano non renderebbe l’Italia indipendente ed inoltre anche se Val Vedello e Novazza fossero riattivati, avremmo risolto soltanto il primo anello della catena: miniera, concentrato di uranio, conversione, arricchimento, fabbricazione del combustibile, centrale. Una lunga strada che potrebbe significare teoricamente soddisfare il fabbisogno iniziale di circa 30 anni di un reattore nucleare da 1 GW sempre che dalla roccia mineralizzata delle miniere si riesca a recuperare l’uranio stimato che solo una nuova campagna di esplorazione e una successiva valutazione mineraria moderna può o meno confermare onde disporre di dati non ingannevoli.

Per la Sardegna sullo sfondo non vi è tanto la bauxite in sé che è collegata alla produzione di allumina e alluminio ma vi è un collegamento alle batterie di nuova generazione stanno cercando alternative o complementi alle tradizionali batterie agli ioni di litio. Inoltre, l’alluminio può essere utilizzato in alcune architetture di batterie, comprese le batterie alluminio-ione e altre tecnologie emergenti. Ma questo non significa che una miniera di bauxite possa essere trasformata direttamente in una fabbrica di batterie: servirebbe una filiera industriale completamente nuova, dalla raffinazione dei materiali alla produzione degli elettrodi e delle celle. La cosa forse ancora più interessante è il “secondo tesoro”.

In Sardegna esiste già una grande quantità di residui della lavorazione della bauxite, le cosiddette red mud o fanghi rossi, nell’area di Porto Vesme. Studi recenti hanno analizzato proprio questi residui e hanno trovato che contengono terre rare e altri materiali critici. Questo cambia parecchio la prospettiva: bauxite, allumina/alluminio, residui, recupero di terre rare e altri metalli critici, materiali per nuove tecnologie. Quindi potrebbe non essere necessario pensare soltanto a “riaprire la miniera di bauxite”.

Una strategia più moderna potrebbe essere quella di riattivare la risorsa mineraria così da recuperare i materiali critici contenuti nel minerale nonché valorizzare i residui minerari e industriali già presenti.
Ed è interessante che il MIMIT stia proprio cercando di trasformare Portovesme in un polo per il riciclo e la raffinazione delle materie prime critiche, mentre è in corso anche un progetto per recuperare materie prime critiche dai residui minerari della Sardegna.

Va pure sottolineato che la normativa europea considera bauxite/allumina/alluminio una materia prima sia critica che strategica.

Perciò la Sardegna potrebbe non avere davanti soltanto la prospettiva di tornare a produrre bauxite, ma quella di diventare un polo europeo per materiali destinati alla transizione energetica e alle batterie di nuova generazione, magari riducendo progressivamente la dipendenza dal litio.

La scelta più credibile non sarebbe puntare direttamente sulla “batteria di bauxite”, ma costruire una filiera di materiali per batterie, con priorità alle batterie sodio-ione e al recupero di metalli critici dai residui della bauxite.

La questione italiana è molto più interessante di quanto sembri: riaprire la ricerca a Val Vedello e Novazza potrebbe avere senso strategico anche senza pretendere che l’Italia diventi autosufficiente nel combustibile nucleare.

Potrebbe essere una componente di una politica di sicurezza degli approvvigionamenti. Avviare un circolo virtuoso di attività concentrata sulla bauxite in Sardegna va nella medesima direzione.

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