IA quanto consuma?

IA quanto consuma?

In questi giorni si riaccende uno dei temi sottostanti all’uso della IA: quanto consuma effettivamente?

Il “genio della lampada” l’Intelligenza artificiale pare essere sempre più presente nelle nostre attività.

Ma nulla è a costo zero.

Infatti, si stanno mettendo sotto osservazione i consumi che sottostanno all’uso degli strumenti digitali a partire dalle semplici e-mail.

Infatti, si stima che inviare o ricevere un’email possa costare relativamente poco sia economicamente (meno di un centesimo di euro) che dal punto di vista energetico da 0,3 a 50 Wattora, a seconda che sia un testo breve o includa allegati pesanti.

Questo consumo serve ad alimentare le infrastrutture di rete come data center, server e altri dispositivi connessi.

Si stima che in media vengano spedite oltre 330 miliardi di email al giorno, con punte che possono superare i 370 miliardi per un totale di oltre 2,7 milioni di messaggi al secondo.

Ma quello che si sta imponendo sempre più come un problema crescente è l’impiego quotidiano della IA finalizzato a rispondere alle richieste degli utenti e per poter generare i contenuti.

Infatti, se una singola ricerca tradizionale su Google richiede circa 0,3 Wh le richieste indirizzate ai modelli di Intelligenza Artificiale (come ChatGPT o Gemini) consumano da 2 a 10 volte di più, arrivando a 2 – 3 Wh per interazione.

Tali cifre fanno individuare, ad oggi, una percentuale attorno al 1,5% del consumo energetico globale.

Tale stima può essere ritenuta più o meno accurata ma, quello su cui tutti sono concordi è che pare certo e inevitabilmente che sia destinata a crescere, in maniera esponenziale.

E, ovviamente, se si consuma energia si genera calore che deve essere dissipato, specialmente a livello dei data center.

Si, ma come?

Il modo più economico per raffreddarli è sfruttare il calore adiabatico di evaporazione dell’acqua.

In pratica l’acqua evaporando nelle torri evaporative raffredda i sistemi di data storage e questo va a sommarsi al consumo elettrico.

Questo vuol dire che tale consumo delle risorse idriche è destinato a salire sempre di più, a scapito degli impieghi tradizionali come l’uso agricolo o l’erogazione di acqua potabile.

I problemi diventano due, e non è un doppio problema che potrebbe essere ridotto moderando l’uso dei sistemi di IA.

Infatti, tale ipotesi pare sempre più irrealizzabile in quanto già il prompt di Google a fronte di ricerche con un requisito che non sia estremamente semplice utilizza automaticamente Overview, la sua IA.

Quello che però apparentemente in questi ragionamenti non è valutato correttamente è l’uso di meccanismi di IA indipendenti dal volere degli utenti: la gestione delle tracce elettroniche fatte sia dai motori di ricerca ogni qualvolta che li utilizziamo che da tutte le piattaforme di E-commerce quando noi vi accediamo.

A questo si unisce all’attività del “Grande fratello” globale, quello che gestisce (e registra) ad esempio tutto il nostro traffico di dati operativi (carte di credito, sistemi contabili, home banking, ecc.).

Inoltre, non bisogna dimenticare anche la tracciatura degli spostamenti e delle attività svolte dai nostri smartphone e da tutti i dispositivi elettronici di comunicazione, compresi quelli ormai presenti su tutti i modelli di auto più recenti che riguarda i dati del loro utilizzo e tutti gli spostamenti effettuati.

Infatti, quasi tutte le auto moderne dotate di sistemi di infotainment connessi (come i servizi BMW ConnectedDrive, Audi connect, Mercedes me, FordPass o *Toyota MyT) o i navigatori evoluti tracciano i propri spostamenti. Questi dati, insieme a informazioni su velocità e soste, vengono registrati tramite la centralina e l’antenna GPS del veicolo.

Questi dati sono archiviati nei server della casa automobilistica (o del gestore del servizio !) e possono essere consultati tramite le rispettive applicazioni mobili associate all’utente.

Insomma il problema non è limitato al consumo legato alle interrogazioni che facciamo consapevolmente all’IA, ma all’intero modello digitale che stiamo costruendo attorno a noi.

Un modello sempre più intollerabilmente invadente e pervasivo ma che in pochi valutano come tale.

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