La Cina batte l’Occidente

La Cina batte l’Occidente

Quale potrebbe essere l’aspetto vincente che consente alla Cina di poter dominare lo scenario politico/economico futuro

Cina batte l’occidente 10 a 2 o, forse anche 20 a 2.

A cosa si riferiscono questi numeri?

Alla visione progettuale delle scelte strategiche future.

Pare quasi incomprensibile come un fatto evidentissimo, la proiezione e la durata dei progetti futuri che la Cina valuta, soppesa, attua e, se necessario, modifica con una visione prospettica sconosciuta alle democrazie occidentali e delle loro politiche di sviluppo.

Un esempio?

La politica che l’ex celeste impero ha attuato negli ultimi vent’anni in Africa, e il altre parti strategiche, per acquisire delle risorse che a fine anni 90’ parevano solo importati ma che nessuno ha fatto diventare oggetto di un progetto organico di valorizzazione e tutela e controllo strategico: le terre rare.

E tale attenzione è stata la parte obbligatoriamente propedeutica per poter portare avanti il dominio non solo nel comparto dell’automotive ma anche dell’intero settore industriale legato alla sostenibilità ambientale.

E non pare essere vero che il successo cinese sia legato al solo vantaggio costituito dal basso costo della manodopera.

Infatti, la politica degli incentivi offerti a tutte le industrie che avessero aperto strutture produttive in territorio cinese ha portato, di fatto, in quel paese il know how tecnologico di ultima generazione, regalandolo o almeno rendendolo disponibile per una crescita industriale senza aver dovuto spendere delle risorse per ricerca e sviluppo.

Questo perché nella logica “di internazionalizzazione” delle produzioni chi veniva sedotto da tali prospettive apriva strutture produttive per produrre con le ultima tecnologie: non si crea una fabbrica nuova per produrre cose vecchie.

Questo approccio di programmazione di lungo periodo trae origine dai tristemente famosi piani quinquennali sovietici (pjatiletki), introdotti da Stalin nel 1928 e gestiti dal Gosplan.

Erano programmi economici centralizzati che, molto grossolanamente, imponevano obiettivi di produzione forzati, concentrandosi però solo sull’industria pesante e sulla collettivizzazione agricola, a discapito della crescita sociale ed economica dei singoli tanto che la struttura ricorrente erano le tristemente note strutture di Collettivizzazione Forzata le famigerate fattorie collettive (kolchoz) e statali (sovchoz), create dall’esproprio di tutte le proprietà agricole.

Le aziende agricole e i piani di produzione furono malamente riorganizzate generando una diffusa disorganizzazione e la grave carestia del 1930-1933.

Dopo la seconda guerra mondiale tale modello venne studiato, migliorato e adottato anche dal regime cinese di Mao Tze Tung o Mao Zedong ((毛泽东), che spostò l’attenzione da obbiettivi a programmi, sempre grossolani e approssimativi.

Infatti anche il regime cinese ha pagato pegno, ad esempio, con la promulgazione della lotta ai “quattro flagelli” ritenuti i grandi nemici del popolo e portatori di malattie e di povertà: i passeri, i topi, le zanzare e le mosche.

Tale programma, in apparenza altamente e giustamente condivisibile, con la “guerra ai passeri” visti esclusivamente come consumatori di risorse vitali (grano, frumento, riso, ecc.) e non come validi pest controll di cavallette e altri infestanti.

Risultato: delle carestie gravissime costate un numero di vite inimmaginabile, valutato tra i 15 e i 55 milioni di morti.

Bene, però tale tragedia e una profonda analisi d evoluzione ha poi generato la moderna programmazione cinese e chi, come il sottoscritto, non ha visto il quadro generale ed semplicemente accusato la Cina di green washing perché solo l’anno sorso, pur vantando una notevole crescita delle risorse energetiche rinnovabili, ha creato 21 Gigawatt di nuove centrali a carbone.

Oggi rileggendo tale situazione credo di poter indicare la nuova politica cinese, dopo le citate risorse strategiche già acquisite oggi nel mirino è entrata l’autonomia energetica e i due aspetti citati sono la loro soluzione al problema.

L’atteso aumento del costo di pannelli fotovoltaici a seguito della crisi iraniana potrebbe non essere solo l’effetto degli esiti bellici ma il fatto che il primo e più importante produttore di tali strutture potrebbe procedere ad incentivare le proprie “rinnovabili” (ma ancora utilizzando il carbone) a tappe forzate.

Questo, assolutamente, non per amore dell’ambiente, sentimento cui mi pare di poter dire che Xi Jingping e, probabilmente, i suoi eventuali successori, paiono assolutamente indifferenti, perché lo scopo è solo ed esclusivamente la ricerca di una indipedenza energetica, da perseguire a tutti i costi e rapidamente, perché non solo strategica ma vitale per la futura supremazia mondiale.

Per tornare al titolo, i valori citati sono gli anni di programmazione portati avanti dal sistema cinese rispetto a quello del sistema politico occidentale che quasi ad ogni cambio politico modifica gli obbiettivi, i programmi.

Forse il più inaffidabile e ondivago dei leader mondiali, Donald Trump è quello che gioca delle partite “sicure”, infatti gli USA grazie sia al petrolio che gli scisti bituminosi e recentemente all’operazione Venezuela sono completamente autosufficienti per il fabbisogno petrolifero.

È semplice prevedere che quest’ultima operazione e la presa del controllo dell’esportazione dl petrolio venezuelano sia il presupposto perché possa chiudere una ferita che per gli americani è ancora piuttosto sensibile: riportare Cuba nell’orbita statunitense.

Infatti, la crisi venezuelana ha segnato una ulteriore accelerazione disgregativa della “repubblica socialista di “democrazia popolare a partito unico” caraibica che in questo momento ha problemi gravissimi con blackout generalizzati in quanto il fabbisogno energetico è attualmente coperto solo per il 40%.

Trump ha nel mirino Cuba, non certamente per alleviare il disagio popolare o per ridare agli americani una bellissima location turistica, ma quasi certamente per portarsi a casa il secondo produttore di nickel e cobalto, di cui il primo sono l’Australia (nickel) e il Congo (cobalto).

Cui obest ?

La Cina che ha bisogno di entrambi, per produrre acciaio e batterie.

Ma Trump tra

indebolire

 

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito fa uso di cookie per migliorare l’esperienza di navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’utilizzo del sito stesso. Utilizziamo sia cookie tecnici sia cookie di parti terze per inviare messaggi promozionali sulla base dei comportamenti degli utenti. Può conoscere i dettagli consultando la nostra privacy policy. Proseguendo nella navigazione si accetta l’uso dei cookie; in caso contrario è possibile abbandonare il sito.