Il lato oscuro dell’amministrazione di sostegno

Il lato oscuro dell’amministrazione di sostegno

Quando i protettori diventano predatori: un viaggio tra i casi di peculato più eclatanti in Italia

Il peculato commesso dall’amministratore di sostegno infedele a Nuoro, non è un caso isolato.

Ormai gli amministratori di sostegno che si appropriano dei beni di chi hanno invece il compito di proteggere e tutelare, riempiono ampiamente le pagine di cronaca.

Ne ricordiamo alcuni fra i più recenti.

Casistica dal nord al Sud Italia

Nel 2021 il giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Agrigento, ha ratificato la richiesta di patteggiamento della condanna a 2 anni di reclusione, con il beneficio della sospensione condizionale della pena, a carico di un amministratore di sostegno, imputato di peculato per essersi impossessato delle indennità del nipote disabile, per circa 38mila euro tra il 2008 e il 2016, quando ne era amministratore di sostegno.

Nell’anno in corso si annoverano diversi casi.

Un AdS è stato condannato a cinque anni e tre mesi per essersi impossessato di 37 mila euro dei suoi amministrati con interdizione perpetua dai pubblici uffici

L’AdS dell’attore Paolo Calissano, accusato di aver sottratto a quest’ultimo oltre 500mila euro, di aver circuito una donna con problemi di dipendenze ed altri tre suoi assistiti, di aver occultato le appropriazioni redigendo false relazioni di sintesi è stato rinviato a giudizio.

Un avvocato di Pescara, incaricato quale amministratore di sostegno di persone bisognose di assistenza, è stato accusato di peculato per essersi appropriato indebitamente di circa 200mila euro, sottraendo, nel corso degli anni, somme di denaro dai conti delle persone che doveva tutelare.

Ancor più di recente, la Procura della Repubblica di Brescia aveva disposto il sequestro nei confronti di un professionista accusato di aver tenuto condotte gravemente irregolari nella gestione di numerose amministrazioni di sostegno e curatele fallimentari. Le Fiamme Gialle, successivamente a quell’intervento, hanno proseguito le attività investigative, anche con intercettazioni e pedinamenti, dando conferma alle ipotesi accusatorie: tra il 2015 ed il 2024, l’uomo si era appropriato, senza alcuna giustificazione, di ingenti somme di denaro, circa 2.000.000 di euro, appartenenti a persone sottoposte alla sua amministrazione ed a società fallite. Tra i comportamenti tenuti dall’indagato, è stato accertato il tentativo di occultare le prove in vari modi, tra cui iscrivendo un’imbarcazione di pregio di sua proprietà presso il registro nautico polacco ed ormeggiandola in Croazia.

Inderogabilità della riforma sulle amministrazioni di sostegno

Questi casi sollevano ancora una volta, interrogativi sulla sorveglianza degli amministratori di sostegno e sulle misure di prevenzione contro possibili abusi. Le autorità giudiziarie e gli enti preposti dovrebbero rafforzare i controlli e garantire maggiore trasparenza nella gestione dei patrimoni affidati agli amministratori di sostegno. Solo così si potranno evitare situazioni simili e proteggere le persone più vulnerabili.

Queste notizie suscitano indignazione nell’opinione pubblica e negli ambienti giuridici e, da più parti si chiedono punizioni esemplari per chi tradisce la fiducia dei più deboli.

Di fatto sono indispensabili riforme che possano rendere il sistema della amministrazione di sostegno più sicuro ed efficace, evitando che episodi del genere continuino a ripetersi.

Occorre riformare urgentemente la legge 6/2004, anche recependo le osservazioni conclusive contenute nel primo rapporto del Comitato per i diritti delle persone disabili (CRPD) sull’attuazione della Convenzione Onu da parte dell’Italia, nel quale, già nel 2016, si raccomandava di abrogare tutte le leggi che permettono la sostituzione nella presa di decisioni da parte dei tutori legali, compreso il meccanismo dell’amministratore di sostegno e gli istituti dell’interdizione ed inabilitazione e di emanare e attuare provvedimenti per il sostegno alla presa di decisioni.

L’annientamento dei diritti dei cittadini fragili

La legge sull’amministrazione di sostegno, nata per proteggere i più deboli, nella applicazione pratica è diventata una legge che annienta le persone e colpisce i congiunti, creando una sorta di pianeta a sé, dove regnano abusi, degrado, negligenze, speculazioni.

La verità sul sistema è esplosa solo allorchè sono stati colpiti personaggi noti, ma i casi sono una miriade e colpiscono sempre soggetti inermi ai quali è tolta e negata ogni possibilità di difesa.

I c.d. amministratori di sostegno esterni

In presenza di conflitti intra-familiari sulle decisioni da prendere nell’interesse del parente debole, il Giudice Tutelare nomina un esterno che, una volta accettato l’incarico, instaura alleanze con i famigliari più vicini alle sue posizioni, talvolta persino intervenendo per porvi fine, in situazioni sentimentali di fatto, anche consolidate nel tempo.

La discrezionalità dell’amministratore di sostegno

La moltitudine di ricorsi all’istituto, ha determinato un enorme carico di lavoro per i Giudici Tutelari che spesso conferiscono agli amministratori di sostegno, un’ampia discrezionalità che li rende, di fatto, difficilmente revocabili.

Siamo tutti possibili vittime del sistema?

D’altra parte il concetto di “infermità o menomazione fisica o psichica” e di “impossibilità anche parziale e temporanea di provvedere ai suoi interessi” rende i confini della norma particolarmente incerti. Al punto che l’amministrazione di sostegno è stata applicato persino a persone normalissime in ragione del loro stile di vita, magari non gradito a parenti particolarmente premurosi, che hanno come unico ed esclusivo interesse, il lucro.

A tal proposito la Corte di Cassazione è intervenuta per stabilire dei limiti all’apertura della amministrazione di sostegno.

L’abuso del ruolo

La questione che tuttavia indigna maggiormente le coscienze è l’abuso del ruolo e l’impossessamento dei beni del beneficiario ad opera dell’amministratore di sostegno.

La Suprema Corte ritiene che, in tali ipotesi si configuri il reato di peculato laddove l’ads abbia trattenuto per sè o malversato le somme provenienti dal conto del beneficiario.

L’appropriazione delle somme di denaro appartenenti al beneficiato, può avvenire attraverso diverse modalità: talvolta avviene attraverso prelievi dal bancomat ben oltre i limiti imposti dal Giudice Tutelare, talvolta i prelievi sono l’effetto della contraffazione dei decreti del Giudice, altre volte viene contraffatta la rendicontazione periodica oppure, per una ragione o per l’altra la rendicontazione viene parzialmente o totalmente omessa.

Purtroppo, in assenza di un sistema di controlli efficace, gli amministratori di sostegno disonesti che beneficiano immeritatamente di una sorta di aura di onestà, si sentono liberi di agire in danno dei propri assistiti, anche per diversi anni prima di essere scoperti, contando sulla iconicità del ruolo.

************

Per il momento è tutto… non perdere il prossimo articolo per rimanere sempre aggiornato sulla vicenda.

Mi piacerebbe molto conoscere la tua opinione, quindi lascia un commento con i tuoi pensieri.

Se hai domande legali o necessiti di assistenza, non esitare a contattare il nostro studio legale: siamo qui per aiutarti (studiolegaleavvocatortu@gmail.com).

12 pensieri su “Il lato oscuro dell’amministrazione di sostegno

  1. Grazia dice:

    Articolo molto chiaro; contenuto del tutto condivisibile.
    Ritengo però che il problema maggiore non stia nell’abuso del ruolo relativo in particolare all’impossessamento dei beni, in quanto tali spazi derivano proprio dall’annientamento del cd beneficiario e ed altresì dall’allontanamento dei congiunti , eccezion fatta per quelli che in un intreccio di interessi materiali e non con l’ads ne avallano e spesso ne ispirano le decisioni.
    Ne risultano imposizioni che non rispettano le libertà, le sensibilità, il senso del vivere dei soggetti fragili, ai quali viene tolta ogni possibilità di essere ascoltati e coinvolti, che possono solo urlare alla luna.

  2. Pasqualina Ortu dice:

    Ti ringrazio Grazia.
    Sono d’accordo: l’impossessamento di denari é solo la punta dell’iceberg. Infatti personalmente trovo assurdo che, grazie ad una legge dello Stato, un cittadino possa essere “espropriato” dei suoi diritti a favore di un terzo, talvolta un familiare, altre volte un perfetto estraneo… E ciò che non concepisco é che, su queste situazioni, regni il disinteresse e il silenzio piú assordante. L’Amministrazione di sostegno può gravare su ciascuno di noi, ma finché riguarda “gli altri” non ci importa…

  3. Silvio d'Angerio dice:

    D’accordo con Grazia e Pasqualina.
    Volevo solo informarvi che non c’è solo disinteresse e silenzio.
    Vi segnalo 2 iniziative per la riforma della legge sull’AdS:
    1. Proposta dell’On. Valentina D’Orso del M5S –
    https://documenti.camera.it/leg19/pdl/pdf/leg.19.pdl.camera.2191.19PDL0123310.pdf
    2. Proposta di Legge d’Iniziativa Popolare promossa dall’associazione “Diritti alla Follia” –
    https://dirittiallafollia.it/2024/04/23/proposta-riforma-amministrazione-di-sostegno/ che da
    quest’anno si può facilmente sottoscrivere online.

    Vi invito

  4. Diane dice:

    Lieta che ci sia un avvocato che si interessa del grave problema delle amministrazioni di sostegno. Spero lei sia più onesta e tenace di tanti suoi colleghi che si fanno nominare, pagare, e poi non li vedi e non li senti più. Chi ha provato ad opporsi legalmente al sistema è stato costretto a rivolgersi ad almeno 10-15 avvocati per portare avanti la causa senza ottenere alcun risultato. La legge 6/04 è pericolosa ed anticostituzionale, perciò va assolutamente abrogata. Più aumenterà il numero degli amministrati in Italia più cresceranno gli abusi e le truffe, perchè sarà impossibile controllare un milione di casi. Tutti vogliono mettere le mani sull’affare del secolo, soldi facili a danno di soggetti indifesi

    • Pasqualina Ortu dice:

      Grazie per questo commento lucido e coraggioso. Le sue parole sono una testimonianza. E come tale meritano ascolto, rispetto e azione.
      Sì, il sistema delle amministrazioni di sostegno, nato con buone intenzioni, è oggi terreno fertile per abusi, silenzi e profitti indegni. Quando la tutela si trasforma in controllo, quando la legge diventa gabbia, quando la fragilità viene amministrata come un patrimonio da gestire, allora non siamo più davanti a un problema tecnico: siamo davanti a una ferita costituzionale.
      Chi ha provato a opporsi lo sa: il percorso è tortuoso, costellato di porte chiuse, di professionisti che si defilano, di sentenze che non vedono il dolore. Ma non per questo ci si può arrendere. La tenacia non è un’opzione: è un dovere.
      Io non cerco incarichi. Cerco verità. E se questo significa esporsi, disturbare, rompere equilibri comodi, allora lo faccio con la schiena dritta e con la legge in mano. Perché la legge, quella vera, non è fatta per proteggere i forti, ma per restituire voce agli invisibili.
      L’abrogazione della legge 6/2004 merita un dibattito serio, pubblico, giuridico e umano. Ma nel frattempo, ogni caso va illuminato, ogni abuso denunciato, ogni amministrato ascoltato. Non siamo numeri. Non siamo pratiche. Siamo persone. E chi specula sulla vulnerabilità, chi trasforma la sofferenza in reddito, deve sapere che non resterà impunito.
      Continuiamo a parlare. A scrivere. A denunciare. A difendere. Perché la giustizia non è un ufficio: è una responsabilità collettiva.

      • Maria Luisa Rondinelli dice:

        Salve Avvocato, sono sottoposta ad amministrazione di sostegno dal 2007.
        Ho chiesto personalmente tale provvedimento su consiglio di un conoscente in un momento di difficoltà economiche.
        Ne ho cambiati 3, l’attuale professionista, un’avvocato non si rende conto della condizioni in cui verso.
        Vivo da 30 in un alloggio popolare in cui mi sono gravemente ammalata a causa della deprivazione cronica di sonno.
        Vivo infatti in un contesto molto rumoroso e sono a rischio infarto o ictus.
        Inoltre ho altre gravi patologie di natura organica.
        Chiedo a Lei cosa posso fare.
        Sono disperata
        Vivo in un costante stato d’ansia e di tensione a causa di questi continui rumori che mi atterriscono.
        Chiedo scusa se mi sono dilungata
        Cordiali saluti

      • Maria Luisa Rondinelli dice:

        Salve Avvocato, sono sottoposta ad amministrazione di sostegno dal 2007.
        Ho chiesto personalmente tale provvedimento su consiglio di un conoscente in un momento di difficoltà economiche.
        Ne ho cambiati 3, l’attuale professionista, un’avvocato non si rende conto della condizioni in cui verso.
        Vivo da 30 in un alloggio popolare in cui mi sono gravemente ammalata a causa della deprivazione cronica di sonno.
        Vivo infatti in un contesto molto rumoroso e sono a rischio infarto o ictus.
        Inoltre ho altre gravi patologie di natura organica.
        Chiedo a Lei cosa posso fare.
        Sono disperata
        Vivo in un costante stato d’ansia e di tensione a causa di questi continui rumori che mi atterriscono.
        Chiedo scusa se mi sono dilungata
        Cordiali saluti

  5. Francesco dice:

    Se un giudice tutelare, di cui tu non sai nulla, ti convoca al suo cospetto per capire se sei in grado di badare a te stesso, gli potresti scrivere una bella lettera di questo tenore:

    “Egregio signo Giudice nonno onorato che la mia persona sia da lei atrenziinata, tanto da preoccuparsi della mia condizione quotidiana.

    Apprendo che la mia persona le le stata segnalata da un parente che si preoccupa particolarmente del mio stato di salute e chiede a lei di intervenire. Scopro che questo scrupoloso parente è mio nipote, che vive in un’altra città e che non vedo da diversi anni, per incomprensione tra parenti.

    Allora le chiedo, signor giudice, invece di chiedere la mia presenza al suo cospetto in un incontro non amichevole, in quanto definito udienza, per capire se sono normale o no, non ritiene, preventivamente , di chiedergli il perché della sua preoccupazione? Non ritiene di inviare qualcuno a casa mia a parlare serenamente con me per capire se sono fuori di testa? Ed un accertamento presso i vari ospedali per sapere se ho avuto qualche “strano “ ricovero, no? Un controllino su miei eventuali trascorsi di giustizia non l’aiuterebbe? Non l’aiuterebbe sapere preventivamente se sono stato raggirato da maghi, fattucchiere o donnine prosperose e magari accertare dei strani movimenti nel mio conto corrente?

    Ecco, se tutte queste cose non le hanno sfiorato la mente, questo invito lo invii a qualcun altro.

    • Pasqualina Ortu dice:

      La risposta alla sua domanda é lunga e articolata.
      Come funziona l’udienza per l’amministrazione di sostegno
      – All’udienza davanti al Giudice Tutelare devono comparire il richiedente (chi ha presentato il ricorso), i parenti stretti e il beneficiario (la persona per cui si chiede l’amministrazione), salvo che quest’ultimo sia impossibilitato a partecipare.
      – Il Giudice Tutelare ascolta le parti e valuta la documentazione presentata per decidere se nominare un amministratore di sostegno e con quali poteri.
      Cosa succede se uno non si presenta o risponde in modo ambiguo
      – Se una persona convocata non si presenta senza giustificato motivo, il giudice può comunque procedere con la nomina dell’amministratore, basandosi sulle prove disponibili.
      – Se chi è chiamato all’udienza risponde in modo poco chiaro, il giudice può interpretare questo atteggiamento come mancanza di collaborazione o come conferma della necessità di tutela per il beneficiario.
      – L’assenza o la reticenza non blocca il procedimento. Il giudice può comunque decidere in base agli elementi raccolti, inclusi rapporti dei servizi sociali, medici, e testimonianze.
      Possibili conseguenze
      – Il giudice può nominare un amministratore di sostegno anche senza il consenso esplicito dei familiari o del beneficiario, se ritiene che sia nel suo interesse.
      – L’amministratore può avere poteri su aspetti della vita quotidiana, gestione del denaro, rapporti con enti pubblici, ecc.
      – Chi non è d’accordo con il decreto che il giudice emetterà all’esito di detta udienza, potrà presentare reclamo, ma entro termini precisi.
      Quindi: le consiglio di partecipare all’udienza e farsi tutelare da un avvocato, perché i suoi argomenti vengano portati davanti al Giudice in maniera corretta e rispettosa (il Giudice fa semplicemente il suo dovere) e ha l’obbligo di decidere… Con o senza di lei. Comunque il suo parente potrebbe anche essere condannato a pagare le spese di giudizio o, se ne sussistono i requisiti, rispondere penalmente del suo comportamento… Dovrà valutare tutto con il suo avvocato.

  6. valeria galassi dice:

    Mi è stato inviato questo interessante articolo, sembra proprio fare al caso mio. La “beneficiaria” nel nostro caso è mia mamma, quasi 99enne ma in relativa buona salute, a cui venne imposto un AdS da mia sorella 7 anni fa, quando mamma venne a vivere con me perché non ce la faceva più a stare da sola con una specie di domestico spesso ubriaco, una casa troppo grande ecc ecc. Solo che mia sorella “Non sopportava” che mamma vivesse con me e, non riuscendo a impedirlo, ha cercato almeno di renderci la vita difficile impedendo il libero accesso alla sua buona pensione (mamma non ha altri possedimenti). La sua ex AdS è adesso sotto processo per peculato ma quella nuova è molto peggio. Oscura i rendiconti, dice no a qualsiasi cosa, ci maltratta. Tra l’altro quando mamma fu chiamata in tribunale affinché ricevesse un AdS era lucida, con tanto di certificazione di un neurologo. La demenza è arrivata poco dopo, quando si è resa conto che non poteva più gestire la sua vita. Io lotto perché non la mettano in una struttura, che è l’unico desiderio di mia sorella e, guarda caso, anche dell’attuale AdS. Questa legge è una trappola che rovina vite, uno strumento letale in mano ai parenti serpenti

  7. Pasqualina Ortu dice:

    Grazie Valeria. La vicenda di questa signora di quasi 100 anni con Alzheimer è purtroppo un esempio concreto di quanto l’amministrazione di sostegno, nata per tutelare i più fragili, possa trasformarsi in uno strumento di abuso se gestita senza etica e controllo. Da un lato c’è una figlia che si prende cura della madre in casa, dall’altro una sorella che vorrebbe collocarla in una struttura e in mezzo amministratori che invece di proteggere hanno approfittato della situazione. È doloroso vedere come la fragilità di una persona anziana diventi terreno di scontro e di interessi. La vera priorità dovrebbe restare la dignità e il benessere della madre, non le convenienze di chi la circonda. Per questo è fondamentale che le istituzioni vigilino e che la società non resti indifferente: nessuno dovrebbe mai sentirsi derubato o tradito da chi ha il compito di garantire tutela.

Rispondi a Pasqualina Ortu Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito fa uso di cookie per migliorare l’esperienza di navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’utilizzo del sito stesso. Utilizziamo sia cookie tecnici sia cookie di parti terze per inviare messaggi promozionali sulla base dei comportamenti degli utenti. Può conoscere i dettagli consultando la nostra privacy policy. Proseguendo nella navigazione si accetta l’uso dei cookie; in caso contrario è possibile abbandonare il sito.