Biodiversità nelle Alpi italiane e …
Evento del biologico della montagna alpina è un segnale forte della crescita di consapevolezza dell’importanza della terra
A Sondrio tra l’11 e il 12 aprile una due giorni intensa e fitta di avvenimenti che hanno spaziato dallo stile di vita, alla cucina e nondimeno al turismo in varie coniugazioni. Tutto over booking.
A Sondrio in Lombardia nelle Alpi centrali italiane oltre settanta realtà, in maggioranza di tutto l’arco alpino, si confrontano.
Pensato per svariate fasce di visitatori spazia dalle iniziative proprie di conoscenza del cibo alle sessioni dedicate a giovani meno giovani, famiglie e bambini con visite guidate a mostre, arte e cultura, tour a piedi o in ebike sullo sfondo la natura e i muretti a secco dei vigneti patrimonio immateriale Unesco, laboratori esperienziali.
A rendere ancora più significativo l’evento, la presenza di aziende biologiche e dei protagonisti del settore, affiancati da importanti testimonial, per raccontare il presente e il futuro del biologico alpino e non solo.
Un segnale forte emerge con chiarezza: i modelli di consumo e di alimentazione devono essere rivisti, ripensati e rimodulati con maggiore consapevolezza. Il fondatore di Natura sì bene ha stigmatizzato questi valori.
E testimonial come Giovanni Storti, del trio Aldo Giovanni e Giacomo, oltre alla blogger e conduttrice Lucia Cuffaro hanno condiviso il segnale di allerta che dalla terra passando dal cibo arriva all’umanità intera non solo italiana.
L’arco alpino si conferma un sistema di biodiversità di straordinario valore.
In questo contesto, il fatto che un numero crescente di produttori — spesso inseriti in realtà di dimensioni significative — scelga non solo di coltivare, ma di farlo con un profondo rispetto per la terra, orientandosi verso pratiche biologiche e sostenibili, rappresenta già un indicatore concreto di cambiamento.
Ancora più significativo è osservare come i territori montani, quasi in modo spontaneo e diffuso, stiano progressivamente orientandosi verso colture biologiche o avviando percorsi di riconversione.
Un processo che sembra essere condiviso non soltanto dai produttori, ma anche da consumatori sempre più attenti e consapevoli.
Questo fenomeno, fortunatamente, non è circoscritto alle aree alpine.
Da anni si registra una crescita diffusa in molte regioni italiane.
Le Marche, ad esempio, rappresentano un caso emblematico: realtà pionieristiche del biologico hanno dato vita a sistemi organizzati che oggi coinvolgono centinaia di aziende agricole.
Allo stesso modo, nel sud della Sicilia si sviluppano produzioni biologiche di grande rilevanza, espressione di territori ricchi e vocati. E gli esempi potrebbero continuare.
Tutto ciò conferma come l’Italia possieda un patrimonio agro-silvo-pastorale e forestale immenso, caratterizzato da una varietà unica di ambienti, tradizioni e saperi. Una ricchezza che, se valorizzata con visione e responsabilità, può rappresentare una delle chiavi più solide per uno sviluppo sostenibile e duraturo.
In questo contesto, anche il turismo sta assumendo nuove dimensioni.
Si consolida progressivamente il superamento della tradizionale stagionalità, un tempo rigidamente ancorata ai periodi estivi e invernali, per lasciare spazio a una circolarità di movimento più distribuita e continua nel corso dell’anno.
Si afferma così un turismo esperienziale, orientato alla conoscenza del territorio e delle sue peculiarità.
Un turismo che valorizza le differenze: ambienti diversi, nature diverse, terre coltivate diverse. È proprio questa varietà a rappresentare uno dei punti di forza dell’Italia.
Del resto, la straordinaria biodiversità che caratterizza il nostro Paese trae origine proprio da questa ricchezza di contesti, dalla pluralità di paesaggi e dalla relazione profonda tra uomo e ambiente che nel tempo ha modellato territori unici e riconoscibili.
In questa prospettiva, il turismo diventa una leva strategica su cui investire con maggiore decisione. Un sistema organizzativo di tipo federale potrebbe rafforzarne ulteriormente lo sviluppo, valorizzando le specificità locali e promuovendo una governance più vicina ai territori.
Ogni Comune e ogni Provincia, infatti, conoscono profondamente le proprie risorse e possiedono gli strumenti per interpretarle e promuoverle in modo efficace. In questo senso, il principio di sussidiarietà — fondamento costituzionale — non rappresenta solo un riferimento teorico, ma una guida concreta per costruire modelli di sviluppo sostenibili, radicati e autentici.
Un modello che il Biodistretto della Valtellina, primo riconosciuto dalla regione Lombardia, promotore dell’evento, ha saputo far emergere con chiarezza e determinazione.
L’auspicio è che il lavoro quotidiano dei singoli agricoltori, veri custodi del nostro futuro, prosegua con consapevolezza e rispetto della natura.
E che questo circolo virtuoso possa estendersi, diventando esempio e stimolo per altri territori italiani.
In Valtellina e Valchiavenna la terra non è soltanto paesaggio: è memoria, lavoro, futuro, giovani generazioni che si mettono in gioco e credono nel futuro.
Qui biodiversità e ambiente dialogano con il cibo, con le risorse alimentari e con il loro utilizzo responsabile.
Ogni prodotto racconta una storia fatta di stagioni, di mani che coltivano, di saperi tramandati quasi sussurrati, partendo dagli alpeggi e dalle produzioni di alcuni formaggi storici e unici come il bitto.
La qualità della vita passa anche da ciò che mangiamo, da come lo produciamo e dalla capacità di rispettare ciò che la terra ci offre.

