TERRE RARE GUERRE E POTERE

Terre rare guerre e potere

Terre rare una leva geopolitica, simile al petrolio nel ’900

Molti al di là dei geologi e dei mineralogisti ormai conoscono le terre rare ma non è così immediato il rapporto che esse hanno con le dinamiche socio, politico, economiche in particolare nel nostro tempo.

La Cina domina l’estrazione e soprattutto raffinazione (un vero collo di bottiglia) mentre Stati Uniti, Unione Europea e Giappone dipendono in larga parte dalle forniture cinesi, tuttavia, sono alla ricerca di alternative.

Le terre rare sono identificate in diciassette elementi, comprendenti i lantanidi, lo scandio e l’ittrio.

Insieme ad altri composti, come i siliciuri (ad esempio il siliciuro di cerio e combinazioni del silicio con metalli quali titanio, cobalto e nichel), risultano fondamentali per tecnologie avanzate: microchip, magneti permanenti, motori elettrici e pannelli fotovoltaici.

Accanto a queste, merita attenzione il coltan, un minerale composto da columbite e tantalite, da cui si estrae il tantalio.

Quest’ultimo è indispensabile per la produzione di condensatori miniaturizzati, presenti in smartphone, computer portatili e dispositivi elettronici avanzati. Pur non essendo una terra rara, il coltan è spesso associato ad esse per il suo ruolo strategico nella microelettronica.

Ma quale ruolo svolgono realmente questi materiali nell’economia globale e quali conseguenze comportano?

Il caso del coltan è emblematico.

Gran parte della sua estrazione avviene nella Repubblica Democratica del Congo, dove le miniere operano spesso in condizioni precarie, all’interno di contesti segnati da instabilità politica e conflitti armati. In queste aree si registrano fenomeni di sfruttamento del lavoro, talvolta prossimi alla schiavitù, e il coinvolgimento di milizie che finanziano le proprie attività proprio attraverso il controllo delle risorse minerarie.

Le terre rare, dal canto loro, sono largamente estratte e soprattutto raffinate in territori sotto il controllo della Cina, che rappresenta il principale attore globale del settore.

Altri giacimenti e attività estrattive si trovano negli Stati Uniti (in particolare in California), in Australia, Russia, Canada e Brasile.

Si configura così una sorta di “risiko” globale, in cui il potere economico e politico è strettamente connesso al controllo di queste risorse. In questo contesto proliferano tensioni e conflitti.

Già si è detto del conflitto nella Repubblica Democratica del Congo.

Altro esempio rilevante è il conflitto nell’Ucraina, invasa dalla Russia.

Il territorio ucraino possiede circa il 5% delle risorse mondiali di materie critiche, tra cui litio, titanio e grafite.

Una parte significativa di queste risorse (circa il 40%) si trova nelle aree orientali attualmente sotto controllo russo.

Parallelamente, gli Stati Uniti cercano di sostenere Kiev anche attraverso accordi economici legati allo sfruttamento futuro di tali risorse.

Analogamente, la lunga instabilità in Afghanistan è legata anche alla presenza di ingenti giacimenti minerari, tra cui litio e rame.

Non a caso, il paese è stato definito “l’Arabia Saudita del litio”, a sottolinearne il potenziale strategico.

Sullo sfondo alcune recenti mire di invasione della Groenlandia da parte degli Usa sono dirette essenzialmente al controllo dei giacimenti di terre rare e minerali.

Si comprende come queste terre rare e pure il coltan/tantalio con altri minerali sono la base della transizione energetica e tecnologia.

Servono per la miniaturizzazione elettronica ed entrambi conducono alle dipendenze globali e alle tensioni geopolitiche.

Non è tanto una questione di chimica, ma di controllo delle risorse, della sicurezza delle supply chain e degli equilibri di potere globali.

Un discorso a parte meriterebbe l’uranio e la sua estrazione.

In questo scenario nasce il concetto di “minerali dei conflitti”, ovvero risorse naturali la cui estrazione e commercializzazione contribuiscono ad alimentare guerre, violenze e gravi violazioni dei diritti umani.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito fa uso di cookie per migliorare l’esperienza di navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’utilizzo del sito stesso. Utilizziamo sia cookie tecnici sia cookie di parti terze per inviare messaggi promozionali sulla base dei comportamenti degli utenti. Può conoscere i dettagli consultando la nostra privacy policy. Proseguendo nella navigazione si accetta l’uso dei cookie; in caso contrario è possibile abbandonare il sito.