Io Vi Accuso La Giustizia Non si svende

Io Vi Accuso: La Giustizia Non si svende!

La riforma della Giustizia non é urgente oggi Era urgente già ieri

Quando la giustizia italiana ha iniziato a cedere sotto il peso delle vostre omissioni. La legge costituzionale era un’occasione per rialzare la testa, per ripristinare la dignità a un sistema che da troppo tempo sopravvive per inerzia. E invece l’avete trasformata in un trofeo da sventolare o in un bersaglio da abbattere, secondo la convenienza del momento. Non avete discusso, non avete costruito, non avete ascoltato. Avete solo combattuto, come se la Costituzione fosse un anello e non il patto che dovrebbe tenere unito un Paese.
La politica che ha scelto la fazione al posto della Repubblica
La politica, invece di elevarsi, ha scelto di sprofondare. La destra si è specchiata nella vittoria come in un feticcio, convinta che bastasse vincere per essere nel giusto. La sinistra ha trasformato la paura in una strategia, l’ostilità in un capitale da spendere, la diffidenza in un’arma. Nessuno ha avuto il coraggio di dire che una riforma costituzionale non è un vessillo di partito, ma un atto di maturità democratica. Nessuno ha ricordato che il popolo non è un pubblico da manipolare, ma un sovrano da servire. Avete preferito la scorciatoia della propaganda alla fatica della responsabilità. E questo, in una Repubblica, è un tradimento!
La magistratura che dimentica la propria postura istituzionale
Mentre la politica si accapigliava, una parte della magistratura ha scelto di scendere nell’arena. Non più custodi silenziosi della legge, ma protagonisti di cori, dichiarazioni, celebrazioni. Come se avesse sconfitto un avversario politico, come se la neutralità fosse un dettaglio superfluo, come se la divisione dei poteri fosse un orpello da manuale. Eppure la magistratura dovrebbe essere il luogo della compostezza, non della contesa; della misura, non dell’esibizione. Il paradosso è che la maggior parte dei magistrati è onesta, capace, libera da condizionamenti. Ma proprio per questo il rumore degli altri pesa come un tradimento doppio, perché incrina la fiducia anche verso chi la merita.
Un Paese ostaggio della paura dell’altro
Intanto il Paese è diventato ostaggio della paura dell’altro. Non si teme più chi governa: si teme chi potrebbe governare. La vittoria di una parte diventa automaticamente la sconfitta della democrazia. La sconfitta dell’altra diventa la prova della sua indegnità. È un clima da guerra civile fredda, alimentata da chi avrebbe dovuto spegnerla, non soffiarci sopra. E così, mentre vi scagliavate l’uno contro l’altro, la civiltà giuridica arretrava. Non per fatalità. Per vostra mano. Per vostra scelta. Per la vostra incapacità di guardare oltre il prossimo sondaggio, la prossima dichiarazione, la prossima occasione di colpire l’avversario.
Ora ricostruite ciò che avete distrutto
La riforma non vi piaceva? Avevate il dovere di migliorarla, non di farla esplodere. Avevate il dovere di proporre, non di demolire. Avevate il dovere di essere adulti, non tifosi. Ora che l’avete affondata, avete un obbligo che non potete più eludere: ricostruire ciò che avete distrutto. Restituire alla giustizia la sua dignità. Restituire alla politica il suo senso. Restituire alla Repubblica la sua civiltà giuridica.
Il tempo è scaduto
Il tempo delle scuse è finito. Il tempo delle manovre è finito. Il tempo delle fazioni è finito.
Questa nazione non può più permettersi di aspettare che vi decidiate a fare ciò per cui siete stati chiamati e per cui siete lautamente pagati con i sacrifici del Popolo sovrano.
Non potete più nascondervi dietro le vostre appartenenze, le vostre correnti, le vostre convenienze.
Non potete più fingere che il disastro sia inevitabile: lo avete costruito voi, pezzo dopo pezzo, omissione dopo omissione.
E allora, per una volta, fate ciò che non avete mai fatto:
alzatevi dalla vostra inerzia, scrollatevi di dosso l’autocompiacimento, smettete di recitare ruoli che non onorate.
Dimostrate di meritare il ruolo che occupate.
Dimostrate di sapere cosa significa servire una Repubblica.
Dimostrate di essere all’altezza della civiltà che avete contribuito a demolire. Altrimenti andatevene!
Questa è la versione civile di ciò che il Paese vi urla da tempo.
E se non siete capaci di ascoltarlo, allora sappiate che il silenzio che verrà non sarà più rispetto: sarà condanna.
Io vi accuso: la Giustizia non si svende!

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