Piante a rapida crescita grazie a delle nanoparticelle!
Una recente pubblicazione comunica entusiasticamente che alcune antenne nanometriche potrebbero migliorare la fotosintesi.
Il sito “alternativasostenibile.it” ha recentemente comunicato che:
“Una linea di ricerca sviluppata alla Libera Università di Bolzano propone un’idea che fino a poco tempo fa apparteneva più alla fantascienza che ai laboratori: piante in cui componenti tecnologici potenziano i processi biologici naturali. I ricercatori hanno realizzato un modello di pianta bioibrida, capace di intercettare una porzione più ampia della luce solare e di trasformarla in crescita vegetale più rapida e (in un) maggiore assorbimento di CO₂.”
Nell’articolo si afferma che si può migliorare la resa fotosintetica facendo assorbire dalle piante delle “nanoparticelle conduttive” in grado di aumentare la fotosintesi e migliorandone la crescita generando un incremento della, citata, fissazione dell’anidride carbonica.
In pratica tali nanoparticelle consentirebbero di “concentrare” l’energia della luce solare sulle molecole di clorofilla aumentandone l’efficienza.
Una descrizione quasi idilliaca che prosegue dicendo che tale tecnologia non solo non prevede manipolazioni genetiche (niente OGM!) ma che sarebbe di facile e semplice attuazione in quanto tali nanoparticelle potrebbero essere facilmente assorbite dalle radici (anche se non è dato sapere come) per essere poi trasportate nelle foglie dove esplicherebbero la loro benefica azione.
Splendido, se non ci fossero alcune considerazioni, che non concordano appieno con tale visione.
La prima riguarda proprio quest’ultimo aspetto che implica probabilmente una specie di irrigazione con una soluzione contenente le particelle che verrebbe immessa nell’ambiente …. ed assorbita da tutte le piante presenti, poco importa se utili o infestanti.
Inoltre, quale effetto potrebbe esplicare sugli animali?
Il dubbio non è solamente rivolto all’effetto che potrebbero esplicare nei confronti degli animali che potrebbero entrare a contatto con la soluzione ma è molto più ampio e riguarda tutti, a partire dai microrganismi per finire con l‘uomo.
Infatti, se questa innovativa tecnologia divenisse efficacemente operativa e diffusa un utilizzo elettivo potrebbe essere il suo impiego nella coltivazione degli ortaggi e delle verdure.
Et oplà, con un singolo e semplice passaggio ce le troveremmo direttamente nel piatto !!!
E, ricordiamoci, che una delle caratteristiche delle nanoparticelle è quello di essere estremamente longeve e dannose, anche se generate da materiali in partenza non solo non pericolosi ma addirittura idonei al contatto con gli alimenti; microplastiche docent.
Ora la notizia, pur ripresa da altri media, dovrebbe essere sia confermata che meglio dettagliata, anche perché, credo, che siano ampiamente condivisibili le riflessioni appena esposte, che imporrebbero degli studi molto dettagliati e approfonditi, per essere smentite e rassicurarci sull’innocuità dell’intero progetto.
Ovviamente prima che possa venir applicato.

