Situazioni di ordinaria follia.
Quanto sta accadendo nel mondo descrive delle prese di posizione e delle decisioni che solo tre anni fa sarebbero state inconcepibili.
Prima di Davos:
Dopo aver, di fatto, calpestato il diritto internazionale con il Venezuela, l’affondo mediatico che Trump sta portando l’annessione della Groenlandia è l’ultima situazione paradossale che si sta evidenziando.
Infatti, la NATO, che era una sorta di gigante militare dormiente, e a costo quasi zero nel sentimento comune degli europei, specialmente nel mondo politico, e che si cullavano nella certezza dell’ombrello protettivo USA si è trasformata in una sorta di macchina mangia soldi inefficiente che deve essere pesantemente finanziata per comprare armi e tecnologie oltreoceano.
Tali costosi acquisti dovrebbero servire al fine di potersi difendere autonomamente e sostenere l’Ucraina.
L’intervento statunitense è dovuto alla nostra incapacità di opporsi alla Cina e Russia nella sovranità dell’isola.
Cosi il tycoon ha cestinato anche i valori di collaborazione e di condivisione delle scelte con gli europei e, anzi, sul tema della sicurezza dell’artico, che in un passato sarebbe stato un tema NATO, oggi si pone in un antagonismo quasi feroce con gli (ex ?) alleati.
Purtroppo i leader della Comunità Europea non hanno ancora capito che il loro peso sulla scacchiera globale è diventato, se non risibile, molto molto contenuto.
Inoltre con una mossa tipica, come ci hanno abituato i vari leader politici d’oltralpe, dalla crisi libica in poi, con una decisione autarchica, la Francia ha deciso di inviare in Groenlandia delle altre truppe (a quale scopo?) oltre a quelle già previste per una già programmata esercitazione, creando una reazione degli Stati Uniti con la conseguente minaccia dell’imposizione di nuovi dazi (aumentati) per tutti i paesi che avessero deciso una iniziativa simile.
La nostra Premier, giustamente, ha declinato l’invito a inviare i nostri soldati, chiedendo una valutazione collegiale sia NATO che UE.
Che i francesi stiano proponendo e facendo delle politiche molto discutibili e pro domo loro pare innegabile al punto che hanno fatto innervosire anche la Germania per la ripartizione degli impegni e dei finanziamenti per la costruzione del futuro aereo da caccia europeo.
E così Trump divide et impera, e crea nuovi livelli di accentramento di potere chiedendo poteri eccezionali anche solo per gestire la rivolta civile che è seguita all’uccisione di un manifestante pacifica in Minnesota da parte di un agente dell’ICE (United States Immigration and Customs Enforcement).
Dopo Davos
Trump in un assolo di oltre 70 minuti dice di tutto e in particolare:
“Signori scusate mi sono sbagliato ma per la Groenlandia le attività della NATO è vitale per proteggerla perciò nessun dazio” anche se un forse è d’obbligo
Trump, inoltre, dopo essere (nuovamente) uscito dall’OMS (20 gennaio 2025) ha deciso di creare (forse) una struttura alternativa all’ONU, un club deal a pagamento il ‘Club of peace’ (un miliardo di dollari per ogni aderente) creata ad uso e consumo, probabilmente, solo di alcune potenze mondiali, essenzialmente Cina, Russia e USA (Italia?) per definire il futuro globale e cestinare probabilmente sia il green deal che il problema del climate change.
Tutto questo lavorio porta fortunatamente a un suo sovraccarico basato sulla continua rincorsa di nuove frontiere di distruzione degli assetti che, fino alla sua seconda nomina, erano l’ossatura del mondo civile con uscite al limite dell’incredibile come il suo disinteresse alla pace dato che non gli è stato assegnato il Nobel per la pace nonostante abbia finito otto non bene identificate guerre.
Ora molti sperano che le elezioni di midterm diano un risultato che non confermi che il suo seguito sia ancora così forte, mitigando così, forse, le sue iniziative.
A tal proposito si annota che alcuni sui progetti sono stati, al momento, sposti in naftalina (sperando che ci restino) come, quella, quasi ridicola, di rinomina del Golfo del Messico o la ben più importante annessione del Canada.
Tali risultati elettorali saranno, anche, condizionanti per un’altra delle sue iniziative: la contestazione dei soli due mandati come Presidente che, secondo lui, sono da intendersi solo se “consecutivi”.
Credo che gli effetti di altri sette anni (tre restanti più quattro della terza presidenza) riconsegnerebbero all’umanità un mondo, non so se migliore o peggiore (il giudizio lo lascio a ognuno di noi), ma senz’altro irriconoscibile.

