Oil & Gas la resurrezione del motore endotermico

Oil & Gas la resurrezione del motore endotermico

Il settore petrolifero negli ultimi anni non ha dato praticamente alcun segnale di contrasto per la crescente politica del “tutto elettrico”.

Quello che mi ha stupito negli ultimi anni è stato l’assordante silenzio che l’intero comparto oil & gas ha mantenuto durante nascita, crescita e affermazione del “green deal” con il conseguente attacco a tutti gli impieghi di combustibili fossili, specialmente nel settore automotive.

Il fallimento di tale progetto, previsto e più volte commentato nei precedenti articoli, è abbastanza facile da descrivere e reso estremamente chiaro dai progressivi accantonamenti (fallimenti) di fantasiosi e irrealizzabili progetti a partire dagli “aerei elettrici”.

La lista si è rapidamente allungata a fronte della ormai conclamata impossibilità di “elettrificare” il mondo dei trasporti pesanti su gomma, almeno nei tempi previsti e con le attuali tecnologie.

Inoltre, l’insensato e pervicace impegno ad utilizzare l’idrogeno, obbligatoriamente nel modo più problematico, allo stato liquido, lo ha reso praticamente ingestibile lasciando il grande enigma del fotovoltaico e dell’eolico insoluto: come accumulare e ridistribuire l’energia prodotta da utilizzare di notte o in assenza di vento, senza dover realizzare degli enormi accumulatori, poco importa se al litio, ferro o utilizzando sali fusi o altre soluzioni, possibili, ma talmente improbabili, almeno su scala reale, da essere passati in pochi mesi dai titoloni a totale scomparsa, non solo dai notiziari, ma anche dalle testate di settore.

Anche i super condensatori metallo organici su cui si erano puntate le speranze di poter stoccare l’energia elettrica “a secco”, cioè senza dover utilizzare uno dei vari tipi di batterie citate, sono finiti rapidamente nell’oblio.

Se queste previsioni erano abbastanza scontate, anche per un distratto osservatore come me, che le aveva previste ed esposte già alcuni anni fa, in tempi non sospetti, credo che siano state chiare e lampanti, fin dall’inizio per il mondo oil & gas.

Infatti, il quadro evolutivo descritto ha minato l’assioma del tutto elettrico con la conseguente procrastinazione dell’oblio produttivo dei motori endotermici delle auto previsto entro il 2035.

Ovviamente negli ultimi vent’anni con l’entrata in vigore del Protocollo d Kioto (2005) tutti gli studi sui vantaggi nelle emissioni dei motori endotermici rispetto agli ibridi sono praticamente scomparsi.

Anche oggi si assiste alla comparsa di nuove specie di auto ibride con caratteristiche “strane”.

Un esempio: i REEV (Range Extender Electric Vehicle) dove un motore a benzina viene utilizzato per produrre corrente utilizzata per i motori elettrici di trazione, con un consumo dichiarato vicino ai 7 litri di benzina per 100 km.

Sono di fatto dei veicoli a motore endotermico!

Inoltre, non si capisce la logica che sostiene tale scelta tecnica in quanto si esaltano come eccezionali dei consumi che sono superiori a quelli delle altre auto endotermiche, molto meno complesse, probabilmente meno costose e con molti meno problemi, specialmente perché non contengono ne grandi batterie ne motori elettrici per i quali occorrono le famose terre rare.

Per conferma basta controllare come quasi tutte le utilitaria sovralimentate a benzina, alcune con prestazioni da vere auto sportive, consumano almeno un litro di benzina in meno per 100 km.

Comunque, nel settore automotive si parla sempre più di biocarburanti e di carburanti sintetici, per rivitalizzare il settore.

La produzione dei primi potrebbe divenire problematica in quanto in competizione con la produzione alimentare mentre la seconda, che termodinamicamente parrebbe essere controproducente (occorre molta più energia per produrli di quanta se ne immagazzina), potrebbe avere una logica in certi contesti.

Infatti, le centrali solari, sia fotovoltaiche che di altro tipo, poste in luoghi desertici, hanno grandi potenzialità energetiche, ma sono molto lontane dai punti di utilizzo dell’energia prodotta.

Avendo ormai giubilato il primo vettore energetico individuato, l’idrogeno, i carburanti sintetici potrebbero avere delle chances per sostituirlo in quanto potrebbero salvare così, capra e cavoli, cioè motori termici e ambiente.

E chi se non il settore oil & gas può aver le tecnologie, le risorse e le competenze per gestire tale progetto?

Il tema merita senz’altro ulteriori approfondimenti.

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