Salina: tra Pane Caliatu & bicchiere di Malvasia al tramonto
Il giardino delle Eolie, racconta la sua anima attraverso natura rigogliosa e sapori che diventano memoria, un’isola che parla con i suoi sapori, dove ogni assaggio è un capolavoro.
Salina: Natura e Sapori che raccontano storie
Un morso di pane caliatu & cunzatu ed un sorso di Malvasia… a Salina ogni piatto è un racconto, ogni vino un ricordo che resta nel cuore
La mattina inizia tra i sentieri della Riserva Naturale Orientata: il profumo di ginestre e pini accompagna ogni passo, mentre l’aria frizzante sa di mare e di bosco insieme.
Circa metà del territorio di Salina è protetto da quest’oasi verde, che custodisce felci, pini e una fauna variegata.
Le coste alternano scogliere scure a piccole spiagge di ciottoli, regalando scorci sempre nuovi e sorprendenti.
Salina è la seconda isola per estensione dell’Arcipelago Eoliano, ma per molti è la più affascinante.
Non a caso viene chiamata “il giardino delle Eolie”: la sua vegetazione rigogliosa e la presenza di sorgenti d’acqua dolce – una rarità in terre vulcaniche – la rendono unica.
Il nome attuale deriva dal laghetto salmastro di Lingua, un tempo usato per l’estrazione del sale.
Ma i suoi simboli più riconoscibili restano i due vulcani spenti, Monte Fossa delle Felci (962 m) e Monte dei Porri (860 m), coni quasi perfetti che in epoca greca le valsero il nome di Didyme, cioè “gemelli”.
Oggi Salina è un modello di turismo sostenibile, lontano dal clamore delle mete più affollate.
È divisa in tre comuni – Santa Marina Salina, Malfa e Leni – ognuno con un carattere distinto, ma accomunati da un ritmo lento e autentico che invita a rallentare e a vivere l’isola con rispetto e meraviglia.
Eppure Salina non è solo natura: è anche terra di sapori che raccontano storie.
Qui nasce il celebre Malvasia delle Lipari, vino passito dolce e aromatico, custode di secoli di tradizione contadina.
Accanto a lui, i capperi e i cucunci – tra i migliori al mondo – crescono spontanei sui muretti a secco e vengono raccolti con cura.
Non mancano i vini rossi e bianchi, intensi e corposi, frutto di vitigni antichi che hanno trovato in quest’isola il loro habitat ideale.
Ogni sorso e ogni assaggio diventano un viaggio nella cultura eoliana.
A pranzo, a Lingua, mi aspetta il celebre pane caliatu & cunzato: semplice, ma dal sapore che sa di casa.
Lo accompagno con un bicchiere di Malvasia delle Lipari: dolce, avvolgente, sembra racchiudere il sole dell’isola.
In quell’istante comprendo che qui il cibo non è soltanto gusto, ma “memoria e identità”.

