Un calice di futuro – Vino e radici al femminile

Un calice di futuro – Vino e radici al femminile

Predappio, Emilia-Romagna

Pur essendo milanese di nascita, porto con me le radici veneziane, e con esse un legame profondo con la cultura del vino. Fin da piccola ho ascoltato storie di terre lontane e tradizioni che nascono dalla passione per la terra e i suoi frutti. È questo stesso amore per la storia, per il territorio e per la cura del lavoro che mi fa apprezzare le storie di donne come Chiara Condello, capaci di trasformare la tradizione in futuro.

Tra i filari

Tra le colline di Predappio, Chiara cammina tra i filari come chi entra in un luogo sacro. L’aria porta con sé profumi di terra bagnata, foglie di vite e fragranze di mosto. I grappoli di Sangiovese, pesanti e lucenti, oscillano lievemente al vento, e in ogni grappolo sembra custodita una storia. Chiara li osserva attentamente, li tocca con delicatezza, come a voler ascoltare la voce della terra.

È da questo ascolto profondo che nasce il suo vino biodinamico, un Sangiovese che unisce tradizione e innovazione, passato e futuro. Ogni bottiglia racconta l’incontro tra mani esperte e natura, tra memoria e sperimentazione.

Chiara è cresciuta tra le botti e i profumi di mosto dell’azienda di famiglia. Dopo gli studi in economia a Milano, avrebbe potuto restare in città, attratta dalle opportunità e dalla vita frenetica, ma ha scelto di tornare sulle colline romagnole. Qui il Sangiovese non è solo una produzione: è cultura, memoria, identità.

«Tornare non è stata nostalgia», racconta, «ma una scelta di responsabilità. Ho capito che l’unico modo per guardare avanti era ripartire da ciò che avevamo, ma in modo nuovo.»

 La vendemmia

Arrivare in cantina durante la vendemmia è come entrare in un teatro in piena azione. Le cassette di uva vengono trasportate tra risate e passi frettolosi, il profumo del mosto appena pigiato si mescola all’odore della terra umida. Chiara indossa stivali e guanti, ma il suo gesto rimane elegante, misurato, come se ogni movimento fosse parte di un rituale antico.

«Il lavoro in vigna non è potere, è ascolto», dice. «Non puoi imporre, puoi solo capire.»

Ogni grappolo viene raccolto al momento giusto, seguendo i ritmi della natura. Non esistono scorciatoie: il rispetto dei tempi naturali è la regola principale. E mentre il sole tramonta dietro le colline, il cielo si tinge di arancio e porpora, il Sangiovese già comincia a raccontare la sua storia.

Sfide e innovazione

Il mondo del vino, ancora oggi prevalentemente maschile, richiede determinazione e coraggio per emergere. Chiara ha scelto di non adeguarsi ai modelli tradizionali: ha convertito i vigneti al biologico e poi al biodinamico, lasciando che fosse la natura a guidare i processi.

Ma la sua innovazione non si limita al vigneto. Le cantine diventano luoghi di incontro e sperimentazione: ospitano degustazioni, laboratori, eventi culturali e collaborazioni con chef e artisti. Il vino, per Chiara, non è solo prodotto: è relazione, ponte tra persone e territori.

Ha creato un marchio distintivo, capace di dialogare con il pubblico internazionale, pur mantenendo il legame con la sua terra. Ogni etichetta, ogni comunicazione, racconta la storia di Predappio e della sua gente, senza compromessi.

 La voce di Chiara

“Essere donna in vigna significa saper ascoltare. La terra non va dominata, va capita. È lei che ci insegna quando è tempo di cambiare.”

Questa capacità di ascolto si riflette nella gestione dell’azienda: Chiara valorizza le competenze femminili, sostiene giovani collaboratori e costruisce un ambiente inclusivo dove le idee crescono insieme al vino. Il suo approccio insegna che leadership e cura non si escludono, ma si rafforzano a vicenda.

 Il valore sociale

In un territorio che per anni ha sofferto di spopolamento, la scelta di Chiara ha avuto un impatto concreto. L’azienda è diventata punto di riferimento per giovani agronome e winemaker, creando opportunità di lavoro e formazione. Collabora con scuole agrarie, promuove tirocini femminili e sostiene il turismo lento, invitando i visitatori a scoprire borghi e colline.

Il suo progetto dimostra che il lavoro femminile non è solo pari opportunità: è motore di sviluppo locale, innovazione e sostenibilità. Ogni bottiglia testimonia come l’economia possa dialogare con cultura, ambiente e società.

 Il messaggio

La storia di Chiara Condello è un inno al coraggio di tornare. Di mettere radici non nel passato, ma nel futuro. Di trasformare la tradizione in opportunità, il lavoro in cura, e il vino in ponte tra persone, territori e generazioni.

In ogni calice del suo Sangiovese si legge la lezione più antica del lavoro: la cura è la forma più alta di impresa, e il futuro si costruisce ascoltando la terra e chi la abita. In un mondo che corre veloce, Chiara ci ricorda che fermarsi, osservare, rispettare e prendersi cura sono gesti rivoluzionari.

E mentre sorseggi il vino, senti non solo il gusto di un territorio unico, ma anche la storia di una donna che ha scelto di tornare e di restare, trasformando il suo lavoro in arte, cura e futuro.

 

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