Idrogeno è ormai la soluzione con limitate prospettive reali
Dopo alcune iniziative che vedevano il gas come soluzione universale, il suo ruolo si sta fortemente ridimensionando
Sono ormai passati alcun anni da quando è entrato con prepotenza l’idrogeno come soluzione omnicomprensiva di tutti i nostri mali ambientali che, in realtà, si concentravano, per sintesi semplicistica nell’obbiettivo di sostituire i combustibili fossili.
Un mese fa si è tenuta a Verona una delle molte fiere dedicate all’idrogeno nelle quali si sta evidenziando un ridimensionamento delle prospettive del suo impiego diffuso.
L’ubriacatura verso tale gas si è spesso concretizzata, in passato, in progetti fantasiosi con aerei a reazione alimentati da idrogeno, che non solo non hanno mai avuto una chance di volare ma su cui nessuno a partire da Boing e Airbus hanno mai investito ne tempo ne risorse stanti gli ostacoli alla realizzazioni di motori a reazione “elettrici” con delle rese accettabili.
Infatti la iattura che sta sempre più affliggendo l’idrogeno è proprio l’accanimento terapeutico che lo vede come abbinato obbligatoriamente con le fuel cells che lo convertono in corrente elettrica.
Anche i recenti progetti sul suo uso nelle ferrovie è orientato a sostituire le motrici diesel solo sulle tratte non elettrificabili come il recente progetto H2iseO che vede l’introduzione del primo treno a idrogeno d’Italia sulla linea Brescia-Iseo-Edolo.
Il progetto prevede l’acquisto di 14 treni a idrogeno prodotti da Alstom, con l’entrata in servizio prevista entro il primo semestre 2026 e i test finali in questi giorni.
Il progetto prevede che alle due stazioni terminali sia situato un impianto di produzione e rifornimento del gas.
La parte incomprensibile è rappresentato dal fatto che non risulta alcuna sperimentazione effettuata sulla conversione a motore endotermico a idrogeno, in pratica si sostituisce il gasolio del diesel con l’idrogeno, come proposto dall’americana Cummins.
Tale soluzione, anche se con una efficienza inferiore alla soluzione francese Alstom, non solo consentirebbe di riutilizzare in maniera ecologica (conversione e riutilizzo!) le attuali locomotive ma anche di non dover utilizzare le fuell cells che trasformano l’idrogeno in corrente e i relativi i motori elettrici. Sono infatti le fuell cells la parte più ingombrante ed estremamente costosa (servono le famose terre rare “cinesi”) che riducono lo spazio utile sul treno.
E occorrerebbe ricordare alla desertificatrice dell’automotive Von den Layen che tale soluzione è applicabile anche ai motori diesel e benzina automobilistici come dimostrato con i prototipi operativi di BMW e Mercedes già negli anni ’90!
Per perseguire tale soluzione rimane da sciogliere il nodo della produzione del gas che però potrebbe essere risolta brillantemente abbinando le stazioni di rifornimento del gas (in fase gassosa non liquida) con degli impianti fotovoltaici in loco, ma ciò non è, ovviamente, benvisto dal mondo petrolchimico.
Anche l’idrogenazione di altri comparti è da valutare molto criticamente al punto che solo Toyota ha messo in essere un “paese dimostrativo” iniziato nel 2020 e che ad oggi non pare avere raccolto dei grandi consensi o risultati (vedi link), ma che anzi pare destinato ad una sorta di eutanasia da abbandono.
Un altro esperimento che non pare convincente o con un futuro certo è quello di Levenmouth (sud della Scozia) che, già quando era ancora in fieris pareva essere giudicato costoso e inefficiente
A questo punto quelle che potrebbero essere le opzioni ambientali più performanti potrebbero essere:
- ridurre i consumi con interventi strutturali (coibentazione degli edifici, efficientamento dei processi, ecc.)
- supportare le energie rinnovabili, considerando però che al momento non sembra essere considerata correttamente l’enorme differenza ed efficienza tra il fotovoltaico (24% di resa) e il solare termico (65% di resa) e tutte le possibili soluzioni ibride. Il secondo, inoltre, non ha i grandi problemi di stoccaggio dell’energia perché genera acqua calda facilmente stoccabile e di facile utilizzo senza tecnologie da “fantascienza” e inquinanti come quelle necessarie per produrre i pannelli fotovoltaici (sia amorfi che monocristallini) consentendo, anche in inverno, e specialmente in questa stagione, di risparmiare combustibili fossili. Ovviamente tale soluzione andrebbe anche a risparmiare l’energia di alta qualità dei sistemi a pannelli fotovoltaici in grado di dover generare e stoccare, solo l’energia elettrica necessaria come tale e non doverla degradare a calore per riscaldare gli ambienti o l’acqua sanitaria.
In estrema sintesi adottare le soluzioni oggi già disponibili e, specialmente, collaudate ed affidabili potrebbe essere la scelta più saggia da perseguire per ridurre l’immissione di calore e CO2 nell’ambiente.

