Donata e le sue api: il coraggio di restare a Castelmezzano

Donata e le sue api: il coraggio di restare a Castelmezzano

Le api mi hanno insegnato che anche il più piccolo gesto può generare comunità

Castelmezzano è un borgo arrampicato sulle Dolomiti Lucane, un intreccio di vicoli che profumano di pietra e resina, sospesi tra silenzi e vento. Qui, tra pareti rocciose e boschi fitti, Donata Eufemia ha scelto di restare. In un territorio segnato dallo spopolamento e da fragilità economiche, la sua decisione non è stata la via più semplice, ma quella più autentica.

Molti mi dicevano di partire, che qui non c’era futuro”, racconta. “Io invece ho pensato che se me ne fossi andata anch’io, il paese si sarebbe svuotato ancora di più. E allora ho deciso di restare, partendo da quello che avevo: poche arnie, un amore grande per la natura e tanta voglia di costruire qualcosa che fosse radicato nel territorio.”

Oggi Donata è riconosciuta come una delle apicoltrici più appassionate del Sud Italia. Con le sue api produce miele di qualità, ma soprattutto costruisce legami. Ogni vasetto racchiude una storia di resistenza e di rinascita, ogni arnia è una lezione di pazienza e di cura.

Dentro un territorio

La Basilicata interna è fatta di borghi piccoli e spesso dimenticati, ma è anche un laboratorio di resilienza. Qui, la natura è dura e generosa insieme: estati calde, inverni lunghi, fiori spontanei che regalano nettari preziosi.

L’apicoltura di Donata è profondamente intrecciata a questo paesaggio: le sue api raccolgono dai boschi e dalle fioriture di montagna aromi unici che danno al miele sfumature inimitabili.

In un luogo dove le occasioni di lavoro sono scarse e la gioventù parte spesso per cercare fortuna altrove, il suo progetto è una forma di resistenza gentile: restare non come rassegnazione, ma come scelta.

Dentro una vita

Non è stato facile. Le api richiedono tempo, attenzione, e io all’inizio non sapevo se ce l’avrei fatta”, confessa Donata. Ha imparato osservando, sbagliando, rialzandosi. Ha dovuto lottare con i pregiudizi – “una donna che fa l’apicoltrice non era vista come normale” – e con la fatica fisica di un lavoro che non fa sconti.

Ma proprio lì ha trovato la sua forza. L’apicoltura è diventata per lei più di un mestiere: è una scuola di vita. “Le api mi hanno insegnato che ognuna ha un ruolo, che nulla si costruisce da soli. Mi hanno insegnato la disciplina, ma anche la fiducia nel futuro.”

Il riconoscimento arrivato con il progetto Api in Rosa – che valorizza l’apicoltura femminile in tutta Italia – è stato per lei una conferma: non solo miele, ma anche innovazione sociale, comunità, sostenibilità.

Dentro un futuro possibile

Le storie come quella di Donata parlano di un modello di economia diverso: non basato solo sui grandi numeri, ma sulla capacità di tenere insieme persone, natura e lavoro. Il miele diventa così un simbolo di comunità, e le api un’alleanza tra uomo e territorio.

In Italia le donne sono circa il 30% degli apicoltori: una percentuale che cresce ogni anno. Spesso iniziano da piccole attività familiari, che poi si trasformano in imprese capaci di innovare e di portare nuova linfa a territori marginali. La Basilicata, con i suoi borghi montani e i suoi paesaggi incontaminati, è uno dei luoghi dove questo cambiamento è più evidente.

Quando apro un’arnia e vedo le api al lavoro, sento che c’è futuro. Forse non sarà un futuro fatto di ricchezze immense, ma sarà un futuro che ha radici, che dà dignità e che tiene viva la mia terra.”

Lo sapevi?

In Italia ci sono oltre 23.000 apicoltrici, pari a circa il 30% del settore.

Il progetto Api in Rosa ha selezionato 20 donne come ambasciatrici regionali dell’apicoltura femminile.

L’apicoltura non è solo produzione: contribuisce alla biodiversità e al sostegno delle comunità locali.

Una lezione per tutti

La storia di Donata non parla solo di api e miele. Parla di coraggio, di radici, di futuro.

Parla della forza di scegliere di restare dove gli altri se ne vanno, di trasformare un gesto quotidiano – aprire un’arnia, estrarre un favo – in un atto politico e sociale.

E ci ricorda che l’economia non è fatta solo di grandi cifre, ma anche di fili invisibili che legano le persone al proprio territorio.

Fili che, spesso, hanno il volto di una donna.

 

 

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