Modelli locali di sostenibilità: il caso Tomelilla e oltre
Dalla Svezia all’Italia, i territori diventano laboratori di coesione sociale, innovazione e benessere attraverso l’economia rigenerativa
Territori che rigenerano: l’esempio di Tomelilla e l’evoluzione della sostenibilità sociale
C’è una rivoluzione silenziosa che attraversa l’Europa, e parte dai territori locali. Sempre più città e comuni stanno adottando modelli di sviluppo rigenerativi, capaci di tenere insieme la sostenibilità ambientale, l’equità sociale e la qualità della vita.
Un esempio emblematico arriva dalla cittadina svedese di Tomelilla, che ha scelto di adottare il modello della Doughnut Economics, proposto da Kate Raworth. Questo approccio propone un’economia che resti entro i limiti ecologici del pianeta, garantendo allo stesso tempo una base sociale dignitosa per tutti. In concreto, significa pianificare servizi, spazi urbani e scelte amministrative tenendo conto sia dell’impatto ambientale che del benessere delle persone.
Come riportato in un articolo del Guardian del 17 luglio 2025, Tomelilla ha già avviato:
- politiche abitative inclusive per giovani e famiglie;
- infrastrutture scolastiche aperte alla comunità;
- mobilità sostenibile, con mezzi condivisi accessibili a tutti;
- programmi partecipativi di cittadinanza attiva.
In questa prospettiva, la sostenibilità non è più una cornice tecnica, ma un principio guida che coinvolge l’identità e il futuro del territorio stesso.
(Fonte: The Guardian – Doughnut Economics in Tomelilla)
E in Italia? Segnali concreti da piccoli comuni e borghi
Anche in Italia emergono segnali simili, spesso in aree considerate “marginali”, ma che diventano laboratori di innovazione sociale:
Ronco Canavese (Piemonte)
Un piccolo comune che ha puntato su:
- energia rinnovabile comunitaria;
- imprenditoria giovanile legata al turismo lento;
- rigenerazione di edifici in spazi polifunzionali;
- coinvolgimento attivo degli anziani in progetti intergenerazionali.
Castel del Giudice (Molise)
Un altro esempio virtuoso, noto per:
- la riapertura dell’ex scuola trasformata in albergo diffuso;
- progetti di agricoltura sociale con inclusione lavorativa;
- sinergie tra pubblico e privato nel valorizzare le risorse locali.
Queste esperienze indicano che la transizione sostenibile può (e forse deve) partire dal basso, da territori capaci di:
- generare benessere locale
- mantenere coesione sociale in contesti demografici fragili;
- integrare economia, ambiente e cultura in una visione di lungo termine.
Non si tratta di utopie, ma di scelte amministrative, economiche e culturali che puntano a creare ecosistemi resilienti, in cui ogni azione — dalle politiche pubbliche alla vita quotidiana — è orientata al bene comune.
Il caso Tomelilla e i casi italiani dimostrano che un territorio può essere sostenibile quando diventa intenzionalmente progettato attorno a bisogni reali e con il coinvolgimento diretto dei suoi abitanti.
Non basta parlare di ESG o Agenda 2030: serve una governance nuova, capace di ascolto, visione e coraggio.

