Quanto durano i dati in internet

Quanto durano i dati in internet

Molti sono convinti che i dati che vengono immessi in rete siano ETERNI ma, forse, non è così

Pochi si pongono il problema della sopravvivenza di dati o documenti in rete e spesso solo per sapere per quanto tempo si possono rintracciare i dati di ricerca effettuati in rete, che sono stati ad esempio oggetto di una qualche indagine o attenzione.

Le “tracce informatiche” lasciate girovagando in rete sono state molto utili in molti casi giudiziari e, credo, fonti di forti indizi, come, ad esempio, nel caso di Alessandro Impagnatiello, condannato per omicidio della propria fidanzata incinta al settimo mese, che fece molte ricerche sulle modalità con cui era possibile occultare o far sparire un cadavere, confermando la premeditazione del suo delitto.

In effetti i provider di servizi Internet (ISP) possono vedere tutto ciò che viene fatto online.

Ciò include la cronologia di navigazione, i video che guardi e i siti Web che visiti, anche in modalità di navigazione privata.

Nella maggior parte dei paesi, gli ISP possono tracciare e archiviare queste informazioni per un massimo di due anni.

Detto ciò e tornando al tema della vita di un documento in rete non pare vero che quello che viene pubblicato in rete lo sia per sempre, anzi pare che tali documenti, se non postati su un social, potrebbero essere potenzialmente abbastanza effimeri.

Infatti, se un dominio o sito, che dir si voglia, non viene rinnovato, dopo un certo tempo (di solito fino all’estinzione del tempo con cui si ammette il recupero del dominio da parte dell’intestatario) i contenuti, documenti, foto, ecc. divengono non più consultabili e di fatto spariscono…

Spesso ci si interroga sulla “viralità” di molte notizie o documenti digitali che per un motivo o un altro giungono in rete e divengono ad ampia diffusione e sulla loro reale permanenza in rete.

Tali aspetti sono spesso correlati a notizie scandalistiche e talvolta ad una serie di aspetti che hanno pesanti risvolti personali.

Di tali aspetti il “revenge porn” o vendetta pornografica è, forse, la punta dell’iceberg, spesso abbinata al sexting, l’invio di foto di parti intime utilizzato come discutibile messaggio di coppia che da messaggio privato diviene, per qualche motivo, di dominio pubblico.

Su tutti questi aspetti oggi vengono offerti dei sevizi di “rimozione” che non eliminano fisicamente i documenti ma tolgono semplicemente la loro indicizzazione rendendoli di fatto invisibili ad una ricerca mediante un termine identificativo, come un nome di una persona o un luogo.

In realtà tali documenti sono ancora presenti ma invisibili se non si conosce l’URL ossia l’indirizzo specifico e completo del documento o della foto.

La struttura standard che si può utilizzare per impostare questo indirizzo è stata codificata dal padre di Internet Tim Berners-Lee.

Ancora oggi, gli URL sono quindi composti da diverse parti, ognuna delle quali ha una funzione specifica.

Ad esempio, in un URL come https://www.pippo.com/percorso/pagina?parametro=valore, https è il protocollo, www.pippo.com è il dominio, /percorso/pagina è il percorso, e parametro=valore rappresenta i parametri di query.

E, senza di esso, ricercare un documento diventa quasi impossibile, e un documento invisibile ai programmi di ricerca i web crawler non viene più trovato.

Ovviamente diviene non più rintracciabile anche se, semplicemente, viene spento o scollegato il server su cui il documento stesso è collocato.

A questo punto pare chiaro che i dati in rete non sono assolutamente eterni ma, anzi, si conferma che paiono essere potenzialmente estremamente labili.

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