L’amministrazione di sostegno è davvero una tutela?

L’amministrazione di sostegno è davvero una tutela?

La sottile linea tra aiuto e controllo: come difendersi dagli abusi del sistema

Un sistema di tutela, ma anche di rischio

L’amministrazione di sostegno è un istituto giuridico pensato per proteggere le persone fragili, garantendo loro il supporto di un amministratore che li aiuti nella gestione di attività quotidiane, patrimoni e decisioni importanti. Tuttavia, se gestito in modo scorretto, questo strumento può trasformarsi in un meccanismo di controllo e limitazione, privando il beneficiario della sua autonomia e della possibilità di decidere per sé.

Negli anni, sono emersi casi di amministratori di sostegno che hanno abusato del loro ruolo, prendendo decisioni contro gli interessi dell’amministrato o addirittura sfruttandolo economicamente. È dunque essenziale che chiunque sia soggetto a questa misura conosca i propri diritti e gli strumenti legali per difendersi.

I diritti di chi è sotto amministrazione di sostegno

Essere sottoposti ad amministrazione di sostegno non significa perdere totalmente la capacità di agire. La legge prevede che il beneficiario mantenga diversi diritti fondamentali:

  • Autonomia negli atti quotidiani, salvo diverse disposizioni del giudice.

  • Partecipazione alle decisioni, specialmente in ambito personale e familiare.

  • Diritto alla tutela giuridica, con la possibilità di impugnare decisioni ingiuste.

  • Protezione patrimoniale, per evitare abusi economici da parte dell’amministratore o di terzi.

  • Possibilità di chiedere la revoca o modifica dell’amministrazione, qualora si dimostri che non è necessaria o che viene gestita in modo abusivo.

L’obiettivo del sistema giuridico è quello di garantire la massima autodeterminazione della persona vulnerabile, intervenendo solo quando necessario per tutelarne gli interessi.

Come opporsi all’amministrazione di sostegno

La nomina di un amministratore di sostegno può essere contestata se si ritiene che non sia necessaria o che limiti eccessivamente la libertà personale. Ecco i passi da seguire per opporsi:

  • Presentare un reclamo al Tribunale Il beneficiario, i suoi parenti o altre persone interessate possono presentare un reclamo contro la decisione del giudice tutelare. Questo deve essere fatto entro 10 giorni dalla notifica del provvedimento.

  • Dimostrare l’infondatezza della misura È necessario fornire prove che dimostrino che la persona è in grado di gestire autonomamente la propria vita e il proprio patrimonio, senza bisogno dell’amministrazione di sostegno.

  • Ricorrere alla Corte d’Appello Se il giudice tutelare conferma la decisione, il beneficiario può impugnarla davanti alla Corte d’Appello, che riesaminerà il caso.

  • Assistenza legale È consigliabile rivolgersi a un avvocato per preparare il ricorso e raccogliere le prove necessarie.

Agire contro giudice tutelare e amministratore di sostegno

Se un amministrato ritiene di essere vittima di un abuso da parte del giudice tutelare o dell’amministratore di sostegno, ha diversi strumenti a disposizione:

  • Ricorso al Tribunale (art. 739 del Codice di Procedura Civile): il beneficiario può chiedere la revoca o la sostituzione dell’amministratore di sostegno, se dimostra che non sta agendo nel suo interesse.

  • Impugnazione delle decisioni del giudice tutelare: Se il giudice prende una decisione ritenuta ingiusta, è possibile opporsi presentando un reclamo.

  • Denuncia per abuso d’ufficio: Se vi sono sospetti di cattiva gestione o abuso, si può denunciare il caso alle autorità competenti.

Anche i familiari possono impugnare i provvedimenti del giudice tutelare , se ritengono che vadano contro gli interessi dell’amministrato di sostegno.

Quali leggi permettono di difendersi?

Le norme che regolano l’amministrazione di sostegno e la tutela dei diritti del beneficiario sono contenute nel Codice Civile:

Articolo 404: Definisce la figura dell’amministratore di sostegno e le sue responsabilità.

Articolo 411: Stabilisce che il beneficiario mantiene la capacità di agire per gli atti non delegati.

Articolo 374: Regola l’autorizzazione del giudice per le azioni legali del beneficiario.

Inoltre, diverse sentenze della Corte di Cassazione hanno chiarito i

Limiti dell’amministrazione di sostegno

stabilendo che deve sempre rispettare i diritti e la volontà del beneficiario:

  • Ordinanza n. 8088 del 26 marzo 2024: Questa ordinanza riguarda un caso in cui una persona si opponeva alla nomina di un amministratore di sostegno proposta dai suoi familiari. La Corte ha sottolineato l’importanza di una valutazione dettagliata delle capacità effettive della persona interessata, criticando la decisione della Corte d’Appello per non aver motivato adeguatamente il provvedimento.

  • Sentenza n. 14689 del 27 maggio 2024: In questo caso, una donna ha fatto ricorso contro la nomina di un amministratore di sostegno decisa dalla Corte d’Appello di Firenze. La Cassazione ha stabilito che la nomina non può basarsi su presupposti insufficienti, come il rifiuto della persona di sottoporsi a una visita medica e ha ribadito il principio di autonomia personale.

  • Sentenza Cass. civ. n. 24732 del 2024: Questa sentenza ha affrontato il tema della capacità processuale del beneficiario e della legittimità della rappresentanza legale. La Corte ha stabilito che il beneficiario conserva la capacità di agire in giudizio e che la sua volontà deve essere rispettata nella scelta dell’amministratore di sostegno.

Queste decisioni evidenziano l’importanza di garantire che l’amministrazione di sostegno sia proporzionata e rispettosa dell’autonomia personale.

La forza della conoscenza: difendersi informandosi

Essere informati è la chiave per evitare abusi e difendere i propri diritti. Se tu o qualcuno che conosci è sotto amministrazione di sostegno e ritiene di subire un’ingiustizia, non esitare a cercare supporto legale.

L’amministrazione di sostegno deve essere uno strumento di protezione, non di limitazione. Conoscere la legge significa avere la possibilità di difendersi e vivere con dignità e autonomia.

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Hai vissuto una situazione simile o vuoi raccontare la tua esperienza con l’amministrazione di sostegno?

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La conoscenza è il primo passo per difendersi.

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