ALLERT BANCHE Comunità, le banche in ITALIA baluardo della BPS
Le osannate banche di vicinanza o comunità, erano rappresentate dalle banche popolari di credito cooperativo sino alla riforma bancaria 2015
su pressione della Bce, legge n. 33/2015 riforma delle banche popolari per trasformare le cooperative bancarie in società per azioni, sono sempre più rare e non solo il sistema economico delle piccole Pmi, maggioritario nel nostro Paese, continua a subirne la mancanza ma anche le comunità dei tanti vari micro territori che sono la spina dorsale del sistema Italia.
Gli studi più autorevoli degli ultimi cinque anni e le varie voci del mondo bancario universitario sembrano confermare unanimemente che il modello “vincente” in Italia è quello delle community banks.
Quello che sembrava un assioma in nome della stabilità finanziaria e della concorrenza, dove le banche popolari sacrificate a una politica di acquisizioni e fusioni bancarie, nell’illusione che solo gruppi bancari di grandi dimensioni garantissero efficienza e stabilità, si è trasformato in un nodo critico con banche troppo grandi per fallire e con la virtuale soppressione di ogni concorrenza bancaria e del vitale rapporto tra banca e territorio. Le piccole e medie imprese (PMI), che costituiscono la spina dorsale dell’economia italiana, hanno risentito negativamente della perdita delle banche di prossimità. Le banche popolari, grazie alla loro conoscenza del territorio e delle realtà locali, erano in grado di fornire credito e supporto alle PMI in modo più efficace rispetto ai grandi istituti bancari centralizzati. La riforma ha quindi indebolito il legame tra banca e territorio, penalizzando le PMI. Negli ultimi anni, sia in ambito accademico che imprenditoriale, si è assistito a una rivalutazione del modello delle banche di comunità. Queste istituzioni sono viste come fondamentali per mantenere un rapporto stretto con il territorio e per supportare efficacemente le PMI. La loro presenza è considerata essenziale per garantire la diversità e la resilienza del sistema bancario italiano e per assolvere alla sua essenziale funzione propulsiva dello sviluppo e di tenuta delle genti dei vari territori.
- Le community banks mostrano una maggiore resilienza in tempi di crisi.
- Hanno una minore propensione alla speculazione finanziaria.
- Svolgono un importante ruolo di coesione sociale.
- Riducono il rischio di desertificazione bancaria nelle aree interne.
Alcuni studi dimostrano che la redditività e l’efficienza delle banche non dipende dalla loro dimensione; infatti, le banche piccole medie di comunità possono essere anzi altrettanto, se non più efficienti e redditizie delle grandi e, in ogni caso, sono in grado di valutare e conoscere meglio le esigenze creditizie delle imprese del territorio e i bisogni dei risparmiatori locali. Nei confronti della situazione italiana, quella internazionale e di altri Paesi mostrano come si tende sempre più verso un ruolo fondamentale delle banche territoriali.
Le community banks, insomma, svolgono una funzione diversa da quella delle grandi banche con necessità oggi di assoluta tutela in presenza di una situazione che richiede un vero e proprio mutamento di cultura bancaria, con la ripresa di una visione che renda noto quanto siano necessarie per aumentare l’efficienza del sistema bancario nel suo complesso senza dimenticare la funzione sociale che rivestono. Negli ultimi anni, il modello dominante bancario si è orientato verso una logica ipercentralizzata e finanziarizzata, spesso slegata dai territori. In risposta, molti economisti e studiosi di sistemi finanziari hanno sottolineato la necessità di: riportare al centro la relazione banca-cliente; valutare il merito creditizio anche su basi qualitative; riconoscere la funzione di coesione sociale delle banche locali.
In ciò alcune BCC continuano a distinguersi per il loro impegno a mantenere: una governance cooperativa reale, un forte legame con il tessuto produttivo locale, iniziative sociali e culturali sul territorio.
Queste banche, pur appartenendo a gruppi, mantengono una certa autonomia gestionale e cercano di coniugare stabilità finanziaria con finalità mutualistiche.
Ma un esempio su tutte è la Banca popolare di Sondrio BPS che pure essendo stata l’ultima ad essere obbligata alla trasformazione in spa regge con fatica fino ad oggi quel modello vincente tanto acclamato. Tutti i dati e gli indici lo dimostrano senza dubbio di smentita*. E’ tra le prime 10 banche italiane e mantiene quelle caratteristiche di banca di comunità aperta e con una base di rapporti internazionali tra i più apprezzati dagli operatori, con caratteristiche di semplicità e vicinanza invidiabili, costruiti in oltre 150 anni di storia. E’ quel sano rapporto di vicinanza e di comprensione del sistema economico italiano che è necessario. Del resto, non dobbiamo dimenticare che la nostra grande industria è quella turistica ed agricola alimentare che non ha certo caratteristiche strutturali della grande dimensione e che necessita assolutamente di banche di vicinanza. Questi due comparti che altri ne aggregano a traino: rappresentano una quota importante del PIL nazionale; sono diffusi ovunque, anche nei borghi, nelle aree interne e nei centri minori; vivono di relazioni personali, stagionalità e cicli locali; richiedono servizi bancari su misura, soprattutto in termini di:
anticipi su fatture e stagionalità; microcredito; gestione flussi turistici o agricoli; sostegno in caso di calamità naturali (frequenti nell’agricoltura). In questi settori, la banca di vicinanza è un alleato, non solo un erogatore di credito.
È vero ci sono poli industriali sparsi per l’Italia pure essi importanti e di grandi dimensioni ma non sono diffusi ovunque e per essi vi è comunque quel sistema bancario votato alla dimensione aziendale più grande e complessa. Sebbene l’Italia abbia distretti di eccellenza (come l’automotive in Piemonte, il biomedicale in Emilia-Romagna, la meccanica in Veneto o il tessile in Toscana), essi:
sono concentrati in specifiche aree geografiche; possono accedere a una finanza più strutturata o a grandi gruppi bancari; hanno spesso un maggiore accesso ai mercati internazionali e strumenti di investimento complessi. Per queste realtà, la banca universale (grande, centralizzata, con desk corporate) è più adatta.
Ma cosa sta accadendo al nostro sistema bancario?
Ecco che quanto avviato nel 2015 e misconosciuto oggi sta portando alla scomparsa di una banca come la Banca popolare di Sondrio BPS che verrà probabilmente acquisita da altra banca che ob torto collo non potrà assicurare la caratterizzazione di banca di comunità attualmente praticato e nelle logiche di mercato verrà snaturata con un sistema di governance e un modello di banca ormai omologato dalle primarie banche italiane che non certo possono definirsi community banks. Il rischio è reale è che venga inglobata in un processo di concentrazione bancaria che ne snaturi identità, missione e rapporto con il territorio.
Il patrimonio di Know-how, di capitale, di struttura e di possibilità rappresentato dalla BPS dovrebbe rimanere della Comunità con mezzi molto chiari di continua crescita in importanza e con l’incremento del numero degli associati e azionisti anche se il risiko bancario, tramite la Borsa valori, permetterà scalate atte ad intercettare il flottante disponibile e con rastrellamenti di percentuali di azioni bene al di sotto del 50% permetterà il passaggio di proprietà e l’acquisizione della BPS da parte di altre banche. È uno scenario già vissuto con le altre precedenti banche popolari ormai scomparse. Salterà così forse la più grande community bank presente in Italia con perdita di valore di tutto il sistema bancario che si regge in buona parte sulla diversità dell’offerta bancaria me che come sottolineato ha necessità, specialmente in Italia, di mantenere banche di territorio e di comunità.
Speriamo di possa ripartire dal senso stesso dell’attività bancaria, che per Einaudi rammentiamo era quello di “servire nel modo migliore il pubblico” e, guardando in avanti, questa è la funzione che le banche territoriali possono svolgere nell’attuale scenario economico nazionale e internazionale sempre che sopravvivano le banche di comunità (community banks) con il vantaggio di stare vicino ai bisogni specifici dei micro-territori e:
- conoscere a fondo il territorio,
- avere relazioni dirette con imprenditori, famiglie, artigiani, agricoltori,
- adottare criteri di credito più flessibili e meno automatizzati,
- reinvestire gli utili localmente,
- mantenere attivi gli sportelli ancorché in aree periferiche e poco abitate.
Inoltre, come banche di prossimità stare vicino alle Piccole e Medie Imprese, che rappresentano oltre il 90% del tessuto produttivo italiano, valutando la solidità anche sulla base della “reputazione” locale e del rapporto personale, cosa che oggi si perde in parte con criteri unicamente quantitativi e centralizzati, evitando:
- Maggiore difficoltà ad accedere al credito.
- Meno ascolto e consulenza personalizzata.
- Tempi di risposta più lunghi.
Meditiamo su una “golden share” pubblica sul destino delle banche di comunità, a partire da realtà strategiche come la Banca Popolare di Sondrio e di tutta evidenza per la salvaguardia del Paese Italia.
* Dati e solidità finanziaria e performance BPS
Fondata nel 1871 in Valtellina, BPS ha ampliato la sua presenza mantenendo un forte legame con il territorio d’origine. Con oltre 500 sportelli e più di 900.000 clienti, la banca serve una vasta clientela, dalle famiglie alle PMI . La sua vocazione internazionale si riflette anche nella presenza di BPS (SUISSE) SA, con sede a Lugano, che opera in Svizzera e all’estero.
Nel 2024, BPS ha registrato un utile netto di 574,94 milioni di euro, con un incremento del 24,7% rispetto all’anno precedente. Il margine di intermediazione è salito a 1,66 miliardi di euro, trainato da un aumento del margine di interesse del 16,3% . Questi risultati confermano la solidità finanziaria della banca e la sua capacità di generare valore per gli azionisti.
BPS ha storicamente supportato settori fondamentali per l’economia italiana, come il turismo e l’agroalimentare. Attraverso la controllata Banca della Nuova Terra S.p.A., la banca offre servizi dedicati all’agricoltura e all’agroalimentare, rispondendo alle esigenze di comparti spesso trascurati dalle grandi banche.

