Intervento di Piero Atzori
Convegno I DIRITTI IN SANITÁ E IN SALUTE MENTALE – Bologna 9/5/2025
Buon pomeriggio a tutti,
ringrazio Bruna Bellotti per il suo invito.
Mia sorella Maria Antonietta,
affetta da una grave afasia progressiva, come tanti è una “beneficiaria derubata”. Nel 2021 è stata consegnata nelle mani di un’amministratrice di sostegno, Roberta Barabino, che accumulava incarichi dal 2017. Il processo breve ha mostrato che lo stesso anno 2017 la fedifraga aveva iniziato i saccheggi. Il suo comportamento era già venuto alla luce nel 2021, come si è potuto dedurre da una telefonata del 20/6/2023 intercettata dalla Polizia Giudiziaria nel corso delle indagini, ma la Procura nel 2021 non aveva agito e la ladra ha potuto continuare a delinquere.
Il saccheggio dei conti di oltre cinquanta amministrati
è durato cinque anni e cinque mesi e sarebbe potuto durare di più. Il caso è scoppiato non per verifiche interne del sistema giudiziario, che non ci sono state, ma per alcune inaspettate comunicazioni della banca. La fedifraga appena ricevuto l’incarico aveva provveduto a farsi inviare ogni comunicazione alla sua residenza, ma, dopo due anni, tre lettere di bonifici sospetti sono arrivate a casa di mia sorella. Ho quindi inoltrato l’esposto e poi varie integrazioni per altri bonifici-peculato disposti nel corso delle indagini.
Tre sono le condizioni favorevoli per il peculato emerse chiaramente da questa vicenda: 1) il mancato controllo sulle rendicontazioni da parte del giudice tutelare; 2) l’assunzione di rendiconti incompleti da parte della cancelleria e 3) la mancata tutela del credito da parte dell’istituto bancario. C’è stato infatti un sistematico e ingiustificato superamento del tetto di spesa mensile imposto nel decreto di nomina dell’AdS.
In Italia il peculato reiterato avviene troppo facilmente
ed è perché queste tre condizioni favorevoli si verificano insieme. Se ne venisse meno una soltanto, gran parte del peculato sarebbe scongiurato. Sugli avalli facili del giudice tutelare alle rendicontazioni della Barabino basta dire che davanti alla domanda del PM su quale fosse la prassi dei controlli, il GT nelle s.i.t. (sommarie informazioni testimoniali) ha risposto, testuali parole, “avendo centinaia di fascicoli, facciamo un controllo sommario”. La verità è che non c’è stato nessun controllo. Qualcuno potrebbe pensare che oggi le cose siano cambiate a Nuoro dopo il caso Barabino. Costui sbaglierebbe, a Nuoro (come altrove) le cose non sono cambiate. La strada per il peculato è sempre percorribile, attende solo il successivo profittatore. I “rendiconti” continuano a presentarsi in ritardo e talvolta passano per essere rendiconti sebbene non lo siano, i giudici tutelari li avallano facilmente e la cancelleria li registra così come arrivano, in cartaceo, o in file. Tutti sembra abbiano troppo lavoro: i GT dicono di avere troppi fascicoli, gli AdS esterni hanno davvero troppi incarichi, ma non se ne lamentano e sappiamo anche che la cancelleria è sguarnita.
Non sembra siano previste delle verifiche sulla qualità e quantità dell’operato dei GT. Nel 2009, il reato di peculato è stato ridisegnato inglobando il vecchio reato di malversazione a danno di privati. Siccome il peculato è un reato contro la Pubblica Amministrazione, il giudice penale di Nuoro, nella sentenza n.151/2024, ha disposto la confisca dei beni dell’AdS infedele, frutto di peculato a danno di amministrati, in misura equivalente al peculato stesso.
La confisca a vantaggio della Pubblica Amministrazione
e il risarcimento del maltolto ai “beneficiari” derubati sono misure “concorrenziali”, ma prima in ordine di tempo arriva la confisca dei beni.
Per il risarcimento in sede civile non rimane niente.
Quantificando sommariamente, dei circa due milioni di euro dei peculati della Barabino, il grosso è stato nascosto, una parte, il 10-20 % è stato riciclato in immobili e in arredamenti, altri denari sono stati impiegati per acquisti di beni voluttuari.
Nel febbraio scorso in una lettera aperta
ho descritto tutta la questione al Capo dello Stato. La risposta, del Segretariato generale della Presidenza della Repubblica è stata, la sintetizzo: «… Desidero esprimerle umana vicinanza … Devo purtroppo comunicarle che il Capo dello Stato non dispone, in base al dettato costituzionale, di alcuno strumento di intervento sulla questione rappresentata. Essa appartiene, infatti, alla competenza del Parlamento e del Governo.». Sempre nel febbraio scorso, il 24, ho allora rivolto la stessa lettera, individualmente, a Presidente del Consiglio, Ministro di Giustizia, vari parlamentari, ma non ho ricevuto risposte.
I numerosissimi articoli di cronaca sui casi di peculato degli amministratori di sostegno
in Italia parlano del reato reiterato negli anni. Sono pezzi di cronaca giudiziaria suggeriti dalle Procure che non dicono nulla sulle falle del sistema. Non c’è stato giornalismo d’inchiesta sulle falle del sistema. Un’inchiesta avrebbe ad esempio messo in chiaro che il peculato riscontrato nelle sentenze è presumibilmente solo una parte del tutto. Ad esempio, quando la persona amministrata non ha parenti che la seguono, in un contesto di poca trasparenza, è difficile che il peculato emerga. Ad esempio, quando le cifre del peculato non sono importanti, poniamo 10 – 20.000 euro, è difficile che il peculato emerga. Se ci fossero verifiche interne casuali della gestione delle amministrazioni di sostegno, a random, avremmo un quadro attendibile della situazione del peculato in Italia. Ma tali verifiche non si fanno. Se il peculato talvolta viene alla luce è per la perseveranza di persone vicine agli amministrati. Questa è la mia esperienza. Ci vuole impegno e ci sono costi di varia natura da sostenere, anche psicologica, che non tutti sono disposti o sono in grado di sostenere.
Non ho trovato sui giornali di cause contro lo Stato vinte e neppure intentate,
non ho trovato di GT giudicati negligenti. Il caso Barabino insegna che lo Stato è pienamente responsabile. Degli oltre 50 amministrati derubati nel piccolo territorio servito dal Tribunale di Nuoro, circa 40 sono viventi. Per loro la causa contro lo Stato è da escludere a priori perché l’AdS che li rappresenta, quello subentrato alla ladra, è parte del sistema. Se l’AdS promuovesse una causa contro lo Stato, posto che il GT glielo consenta, farebbe emergere la mancata vigilanza del GT. Pertanto niente causa allo Stato. Sempre a Nuoro, 12 beneficiari derubati sono nel frattempo deceduti. Agli AdS sono subentrati gli eredi. Tra 12, si profila una sola causa contro lo Stato. Perché per gli altri undici non si profila causa contro lo Stato pur essendoci tutte le ragioni d’intentarla? Si tratta di amministrati che non hanno nessuno che li difenda? I costi della causa sono proibitivi? L’avvocato degli eredi è giovane e non vuole mettersi contro il sistema?
I concetti che ho espresso sono già noti alle autorità preposte.
Vi ringrazio per l’attenzione, Piero Atzori

