FWU come perdere soldi grazie a…
Fiducia e pigrizia nel leggere, le armi letali per perdere soldi
Una storia tutta da raccontare, un esempio di come il sistema assicurativo in Italia in certi casi NON tutela l’assicurato come dispone tutto l’impianto normativo di settore.
Ci siamo forse illusi che le nuove norme, studiate da Ivass e Consob, avrebbero protetto meglio l’assicurato, in questo caso considerato come risparmiatore.
Questa volta non è stato così, per diversi motivi. Purtroppo.
La storia del default della FWU
Si tratta di una storia che coinvolge ben 110.000 risparmiatori italiani che hanno fatto un investimento assicurativo con un prodotto-contratto della FWU, si ipotizza per un valore superiore a 300 milioni di euro.
Con sentenza del 31 gennaio 2025, il Tribunale circoscrizionale del Lussemburgo ha disposto la liquidazione e lo scioglimento dell’impresa di assicurazione FWU Life Insurance Lux S.A.
La sentenza ha segnato la fine delle sue attività assicurative e della sua esistenza giuridica. Il tribunale ha nominato inoltre, con la medesima sentenza, un liquidatore dell’impresa e un giudice incaricato di sovrintendere alla procedura di liquidazione.
I prodotti di investimento assicurativo della FWU
Prendendo in esame il contratto sulla vita a premi ricorrenti Forward Guard più venduto è chiaro che si tratta di un prodotto finanziario poiché solo ½ euro sono destinati alla copertura assicurativa caso morte che avrebbe garantito un capitale di soli 3/4mila euro.
“Il prodotto è diretto a Contraenti che mirano a risparmiare a medio-lungo termine apportando contributi regolari per un periodo di tempo minimo di 15 anni.
Ed è rivolto ad investitori con una propensione al rischio bassa o media che beneficeranno di un valore minimo alla scadenza, eventualmente maggiorato dai potenziali rendimenti derivanti dall’investimento a lungo termine sui mercati azionari.
In questo senso, l’investitore target è tenuto ad avere una conoscenza di base dei mercati finanziari. L’orizzonte temporale del contratto è di medio- lungo termine (da 15 a 57 anni).
Questa breve descrizione del prodotto di investimento assicurativo che l’impresa ha postato sul proprio set informativo raffigura bene le sue caratteristiche:
- investimento a lunghissimo termine (il termine “lungo termine” si utilizza ormai solo per investimenti fino a cinque, massimo dieci anni)
- utilizzo degli attivi da parte della compagnia per investimenti anche sul mercato azionario, caratterizzato da grande volatilità
- presupposto di conoscenza dei mercati finanziari da parte del contraente.
Ma la domanda è: chi ha avuto il “coraggio” di leggere le 179 pagine del set informativo, che è bene ricordare, si tratta del documento pre-contrattuale (ovvero da leggere PRIMA di sottoscrivere un contratto di risparmio e/o investimento)?
Sarebbe stato sufficiente leggere nella parte del Kid lo scenario di performance, che rappresenta molto bene la situazione previsionale dell’investimento, dove persino lo scenario favorevole presenta una perdita del 9%.
Ed anche, tralasciando una durata dell’investimento di 30 anni, decisamente irrealistica, anche l’ipotesi di “orizzonte temporale” di 15 anni mostra perdite dell’investimento fino al 50% in relazione al tipo di scenario.
Il motivo principale di questo scenario totalmente negativo, che sconsiglierebbe chiunque ad investire i propri risparmi in questo prodotto, è dovuto ovviamente, ma non solo, agli elevati costi di sottoscrizione del contratto a carico del contraente.
Infatti con un premio annuo di 1.200 €, pagato in rate mensili di 100 € e un contratto di 25 anni di durata, l’ammontare dei costi di ingresso che viene addebitato al contraente è pari a 52,08 € per ciascuno dei primi 72 mesi (più del 50% del premio pagato in quei mesi).
Dopo 6 anni di durata del contratto il totale dei costi ammonta quindi a 3.750 €, cioè 3 volte circa il premio annuo convenuto per l’investimento assicurativo.
Con questo meccanismo più è elevata la durata del contratto più alto è il costo di sottoscrizione e di conseguenza sono maggiori le provvigioni che la compagnia può corrispondere all’intermediario.
Ma chi sono gli intermediari che hanno avuto il coraggio di “vendere” queste polizze che probabilmente non avrebbero mai acquistato nemmeno per sè stessi (o forse si perché magari nemmeno loro le avevano né lette nè capite)?
Si potrebbe pensare alle classiche reti di vendita multilevel marketing, in cui il processo distributivo prevede una filiera di remunerazione della rete stessa complessa e articolata.
Queste normalmente sono formate da giovani consulenti d’arrembaggio spronati dai capi struttura a propinare tali prodotti a partire da parenti amici e conoscenti.
Ma poi ci sono anche le classiche agenzie di assicurazioni, l’assicuratore di fiducia.
E allora, da intermediario assicurativo mi domando: non è forse compito dell’intermediario proporre contratti adeguati alle richieste, esigenze, caratteristiche del cliente?
Soprattutto quando si trova in conflitto di interessi, motivata esclusivamente da commissioni elevate?
Vendere un contratto assicurativo solo in funzione dei compensi che la vendita può procurare senza informare il cliente degli aspetti e delle conseguenze per lui negative in caso di sottoscrizione non è un comportamento etico e professionale e fornire queste informazioni ai Clienti è compito dell’intermediario.
Da risparmiatore/investitore invece: come hanno fatto 110.000 risparmiatori ad investire i loro risparmi in un prodotto assicurativo così strutturato, quando sarebbe stata sufficiente una lettura, anche frettolosa, del KID per capire che quel contratto non era adeguato alle loro necessità?
Conclusione
La risposta è solo una!
Se questi 110 mila risparmiatori avessero avuto informazioni corrette ed esaustive dall’intermediario che ha loro proposto l’investimento, probabilmente NESSUNO avrebbe sottoscritto quel prodotto.
Chi investirebbe i propri risparmi sapendo che solo a fronte di un orizzonte temporale di 25-30 anni potrebbe ricavare una plusvalenza?
E che disinvestendo prima della scadenza avrebbe una perdita quasi certa?
Ma sembra che “la fiducia”, alla fine vinca sempre…

