Ancora tagli dei tassi BCE

Ancora tagli dei tassi BCE

La BCE ha annunciato un altro taglio di 25 punti base: la manovra, già attesa, serve anche nella guerra dei dazi

Lo scorso giovedì, In linea con le aspettative, è stato annunciato il sesto taglio consecutivo dei tassi BCE – dopo quelli di settembre, ottobre e dicembre 2024 e gennaio e marzo 2025 – che sarà vigente dal 23 aprile.

Pertanto, i tassi di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali, sulle operazioni di rifinanziamento marginale e sui depositi presso la banca centrale sono stati ridotti rispettivamente al 2,4% (dal 2,65%), al 2,65% (dal 2,9%) e al 2,25% (dal 2,5%).

Ma le aspettative degli esperti sono di ulteriori tagli entro la fine dell’anno, con il tasso sui depositi che dovrebbe scendere all’1,5%.

Essendo sotto controllo il processo deflazionistico (non sembra in discussione il raggiungimento dell’obiettivo programmatico di un tasso d’inflazione al 2%), è adesso il momento di pensare alle tensioni nelle transazioni commerciali, con la minaccia dazi che destabilizza l’economia mondiale.

L’economia dell’area Euro potrebbe risentire delle politiche commerciali americane, determinando affanni per le nostre imprese e un rallentamento dell’economia che deve essere combattuto facilitando l’accesso al credito delle imprese e favorendo i consumi rispetto al risparmio.

La riduzione dei tassi, contribuendo a ridurre l’interesse degli investitori esteri verso il nostro continente, dovrebbe anche contribuire a rendere più debole l’Euro rispetto al dollaro, così bilanciando, almeno in parte, l’effetto negativo dei dazi imposti dall’amministrazione Trump.

La BCE ha segnalato che l’economia dell’area dell’euro ha acquisito una certa capacità di tenuta agli shock mondiali, ma le prospettive di espansione si sono deteriorate a causa delle crescenti tensioni commerciali. Di conseguenza, è probabile che la maggiore incertezza riduca la fiducia di famiglie e imprese e che la risposta avversa e volatile dei mercati alle tensioni commerciali determini un inasprimento delle condizioni di finanziamento. “Tali fattori possono gravare ulteriormente sulle prospettive economiche per l’area dell’euro”, ha avvertito il consiglio direttivo.

Il Consiglio direttivo resta determinato ad assicurare che l’inflazione si stabilizzi durevolmente sul suo obiettivo del 2% a medio termine. Inoltre, nelle attuali condizioni caratterizzate da crescente incertezza, il Consiglio direttivo ha ribadito che l’orientamento di politica monetaria adeguato sarà definito seguendo un approccio guidato dai dati, in base al quale le decisioni vengono adottate di volta in volta a ogni riunione. In particolare, le decisioni sui tassi di interesse saranno basate sulla sua valutazione delle prospettive di inflazione, considerati i nuovi dati economici e finanziari, della dinamica dell’inflazione di fondo e dell’intensità della trasmissione della politica monetaria, senza vincolarsi a un particolare percorso dei tassi.

Infine, il Consiglio direttivo ha confermato di essere pronto ad adeguare tutti gli strumenti a disposizione nell’ambito del proprio mandato per assicurare che l’inflazione si stabilizzi durevolmente sull’obiettivo del 2% a medio termine e per preservare l’ordinata trasmissione della politica monetaria. Lo strumento di protezione del meccanismo di trasmissione della politica monetaria può essere utilizzato per contrastare ingiustificate, disordinate dinamiche di mercato che mettano seriamente a repentaglio la trasmissione della politica monetaria in tutti i paesi dell’area dell’euro, consentendo al Consiglio direttivo di assolvere con più efficacia il mandato di preservare la stabilità dei prezzi.

Le reazioni degli analisti alle indicazioni della BCE

Simon Dangoor – Head of Fixed Income Macro Strategies di Goldman Sachs Asset Management – prevede altri tre tagli dei tassi consecutivi nei prossimi meeting:

In linea con le attese, la BCE ha tagliato i tassi dello 0,25% portando il tasso di deposito al 2,25%.

Poiché l’attuale incertezza del mercato continua a rappresentare un rischio per la crescita economica dell’area euro, prevediamo altri tre tagli dei tassi consecutivi nei prossimi meeting, portando potenzialmente il tasso all’1,5% quest’anno.

Monitoriamo attentamente le condizioni di domanda e offerta nel mercato obbligazionario, dove un aumento delle emissioni e il quantitative tightening della BCE potrebbero creare opportunità per gli investitori nel reddito fisso.

Tomasz Wieladek – Chief European Economist, T. Rowe Price – prevede che la BCE probabilmente taglierà il tasso di deposito all’1,5% o al di sotto:

Il riconoscimento del rallentamento dell’inflazione, pur evidenziando i rischi per l’attività reale, è un segnale forte da parte delle BCE dell’intenzione di ridurre i tassi di riferimento in modo significativo al di sotto del tasso neutro.

L’omissione dell’accenno alla politica restrittiva in materia di tassi di riferimento va quindi interpretata in questo contesto. Questa dichiarazione è in linea con la nostra opinione secondo cui la BCE probabilmente taglierà il tasso di deposito all’1,5% o al di sotto.

I mercati finanziari continuano a sottovalutare la determinazione della BCE a riportare l’inflazione al 2% contrastando la debolezza economica. L’equilibrio dei rischi si è ora spostato verso un’inflazione inferiore all’obiettivo e la BCE probabilmente taglierà i tassi in misura maggiore rispetto a quanto scontato dai mercati finanziari.

Secondo Antonio Cesarano – Chief Global  Antonio Cesarano – Christine Lagarde ha dato l’impressione di voler accelerare il percorso di tagli dei tassi:

La riunione della BCE ha portato, oltre all’atteso taglio dei tassi d’interesse da 25 punti base, anche alcuni spunti di rilievo.

Anzitutto, dalla conferenza stampa di Christine Lagarde è emerso come il tasso neutrale non sarebbe valido in periodi di shock: un’affermazione che indurrebbe a pensare che, in un contesto di forti rischi al ribasso sulla crescita come quello attuale, la BCE potrebbe portare il tasso sui depositi ben al di sotto del 2%, livello ritenuto come possibile riferimento per il tasso neutrale.

Inoltre, mentre la decisione di marzo era stata presa con l’astensione dell’Austria, quella odierna è stata presa all’unanimità, un segnale di maggiore convinzione circa la necessità di un allentamento monetario, tanto che sembra sia stata ventilata addirittura l’ipotesi di un taglio da 50 punti base.

Infine, il comunicato stampa post-riunione fa esplicito riferimento alla necessità di accelerare l’introduzione dell’euro digitale, in risposta alla minaccia rappresentata dalla stablecoin che Trump ha deciso di supportare fortemente.

In sintesi, Lagarde ha dato l’impressione di voler accelerare il percorso di tagli dei tassi, portando il mercato ad ipotizzare il calo del tasso di riferimento sui depositi all’1,5% a fine 2025. In questo momento, le priorità appaiono il bilanciamento dell’impatto negativo dei dazi sulla crescita e il freno all’apprezzamento dell’euro, perchè danneggerebbe l’export. Date queste premesse, crediamo che le attese di 2/3 tagli entro la fine dell’anno restino plausibili.

Peter Goves – Head of Developed Market Debt Sovereign Research di MFS IM – ha posto l’accento sulle dichiarazioni di Christine Lagarde nella conferenza stampa a commento delle decisioni di politica monetaria:

La BCE ha tagliato i tassi di 25 punti base, come previsto, e ha allontano l’idea che i tassi restino in terreno restrittivo (anche perché la Lagarde ha osservato che non siamo in un “mondo senza shock”). È interessante notare che nel comunicato iniziale è stato inserito un nuovo paragrafo che illustra i fattori che possono pesare sulle prospettive di crescita, in particolare le tensioni commerciali. Questo ha aggiunto un connotato espansivo al tono della dichiarazione, rafforzato nella conferenza stampa, che ha contribuito a ridurre i rendimenti dei Bund.

In effetti, il “deterioramento” delle prospettive di crescita è a nostro avviso una preoccupazione giustificata, così come il fatto di operare in un contesto di elevata incertezza. La BCE è ora effettivamente pronta e flessibile in questo contesto.

Pertanto, i rendimenti core dell’Europa possono e probabilmente continueranno a essere sostenuti da questi fattori, con una tendenza ad incrementarsi nel medio termine. Anche i Bund dovrebbero continuare a risultare attrattivi grazie al loro status di bene rifugio in un contesto di volatilità dei mercati.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito fa uso di cookie per migliorare l’esperienza di navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’utilizzo del sito stesso. Utilizziamo sia cookie tecnici sia cookie di parti terze per inviare messaggi promozionali sulla base dei comportamenti degli utenti. Può conoscere i dettagli consultando la nostra privacy policy. Proseguendo nella navigazione si accetta l’uso dei cookie; in caso contrario è possibile abbandonare il sito.