Contrasto patrimoniale alla criminalità

Contrasto patrimoniale alla criminalità

Contrasto patrimoniale alla criminalità economica organizzata  studio e confronto per la legalità economica

L’Accademia della Guardia di Finanza è uno dei principali enti universitari militari italiani, aperto a uomini e donne, dedicato alla formazione tecnica e alla preparazione giuridico-economica degli ufficiali del Corpo. Fondata nel 1896 a Caserta, l’Accademia è stata trasferita a Roma nel 1925, successivamente, nel 1984, ha trovato la sua sede definitiva a Bergamo.

Nel prestigioso Auditorium dell’Accademia, si è svolta il 14 novembre 2025 la giornata di studio promossa dall’Istituto Nazionale Amministratori Giudiziari (INAG), in collaborazione con la stessa Accademia, dal titolo: “Il contrasto patrimoniale alla criminalità economica organizzata: strumenti, metodi, discipline, prassi e prospettive di riforma”.

L’iniziativa ha riunito magistrati, ufficiali della Guardia di Finanza, accademici, amministratori giudiziari e professionisti del settore, con l’obiettivo di approfondire l’evoluzione normativa, giurisprudenziale e operativa delle misure patrimoniali applicate alla criminalità economica e organizzata.

Nel corso dell’apertura dei lavori, l’On. Wanda Ferro, Sottosegretario al Ministero dell’Interno con delega al sistema dei beni sequestrati e confiscati, ha pronunciato un intervento di alto profilo tecnico-istituzionale, delineando con chiarezza il perimetro strategico del contrasto patrimoniale in Italia. Fin dalle prime battute, Ferro ha voluto ricordare il valore dell’Accademia della Guardia di Finanza, definendola «una struttura di cotanto prestigio e tanta bellezza», rivolgendo un saluto sentito agli allievi ufficiali e ai vertici dell’Istituzione.

La metamorfosi delle mafie

L’On. Ferro ha evidenziato la trasformazione delle organizzazioni criminali in “attori economici”: «Le mafie non si limitano più all’uso della violenza o al controllo del territorio, ma sono diventate poteri economici che operano con logiche finanziarie e imprenditoriali». Da qui la necessità di un cambio di paradigma: «È indispensabile passare da una logica di mera repressione penale a un’azione patrimoniale integrata, capace di colpire i profitti e disarticolare le reti economiche delle organizzazioni criminali».

Il modello italiano come riferimento europeo

Wanda Ferro ha ricordato la portata innovativa del sistema nazionale, fondato sulla legge Rognoni–La Torre e sviluppato dal Codice Antimafia: «L’Italia dispone di un sistema straordinario, unico al mondo, che ha fatto scuola in tutta Europa». E ancora: «Rappresenta una delle più alte espressioni della giustizia preventiva e del principio di legalità sostanziale».

Amministrazione giudiziaria e controllo giudiziario

La Sottosegretaria ha posto l’accento sugli strumenti che consentono di intervenire sulle imprese senza interromperne l’attività: «Consentono di intervenire su aziende esposte a condizionamenti mafiosi garantendo continuità produttiva e tutela dei lavoratori». Questa fase, fondamentale e spesso trascurata nel dibattito pubblico, è stata definita come una forma di rigenerazione economica e bonifica sociale, in grado di restituire competitività al tessuto imprenditoriale.

Il ruolo baricentrico della Guardia di Finanza

Particolarmente rilevante la parte dedicata alla Guardia di Finanza: «Ricopre un ruolo centrale e baricentrico nel panorama nazionale», ha affermato Ferro, richiamando il metodo operativo del doppio binario che integra misure penali e misure di prevenzione. Ha inoltre sottolineato la qualità delle indagini patrimoniali, capaci di intercettare complesse operazioni di riciclaggio e reimpiego di capitali.

Prevenzione antimafia e risorse pubbliche

Nella parte conclusiva del suo intervento, Ferro ha richiamato la funzione dei Gruppi Interforze delle Prefetture: «Hanno il difficile compito di individuare tentativi di infiltrazione mafiosa per evitare che importanti risorse pubbliche — non ultime quelle del PNRR — finiscano nelle mani dei mafiosi». Uno dei punti più significativi è stato il riferimento alla nuova Direttiva UE: «La direttiva 2024/1260 costituisce un passo in avanti verso l’armonizzazione dei Paesi dell’Unione Europea a tutela dell’integrità dei mercati». L’intervento si è chiuso con parole che hanno ben sintetizzato il senso della giornata: «La confisca non è soltanto una misura giudiziaria, ma un atto di giustizia economica e di democrazia sostanziale». Un messaggio forte, rivolto a tutti gli operatori del settore.

Il Prefetto Maria Rosaria Laganà, Direttore dell’Agenzia Nazionale per l’Amministrazione e la Destinazione dei Beni Sequestrati e Confiscati (ANBSC), presente per portare i saluti istituzionali, ha offerto un intervento intenso, pragmatico e istituzionalmente molto rilevante, centrato sull’esigenza di rafforzare la filiera della gestione e destinazione dei patrimoni sottratti alla criminalità economica organizzata. Fin dalle prime parole, Laganà ha espresso un saluto sentito all’On. Wanda Ferro, riconoscendole un sostegno concreto e costante: «Ci supporta nella nostra attività di gestione dei beni confiscati e sequestrati e lo fa con uno slancio, perché ci crede, e questo ci dà molta forza».

L’importanza del confronto e dell’aggiornamento del sistema normativo

Il Direttore Laganà ha sottolineato il valore dei momenti di approfondimento: «Credo molto nei momenti di confronto, soprattutto su un tema che pone sempre nuove sfide.» Ha riconosciuto la solidità degli strumenti normativi esistenti, ma ha posto l’accento su una necessità imprescindibile: «Per rimanere efficaci, gli strumenti richiedono aggiustamenti e duttilità nella loro applicazione». Un riferimento importante è stato dedicato alle misure “tenui”, introdotte proprio per rendere più flessibile l’intervento nelle situazioni borderline. Il Prefetto ha richiamato il contesto in continua evoluzione in cui opera l’Agenzia: «Le organizzazioni criminali hanno una capacità straordinaria di mimetizzarsi e di trovare nuovi modi per sfuggire alle norme che le contrastano». Per questo ha invocato la necessità di un dialogo rinnovato tra tutte le componenti della filiera: magistratura, forze di polizia, ANBSC, amministratori giudiziari/coadiutori.

La centralità delle prime fasi del sequestro

Uno dei passaggi più significativi: «Il momento dell’esecuzione delle prime fasi del sequestro e della confisca di primo grado è fondamentale nel condizionare l’esito di tutta la gestione dei beni confiscati.» Questo passaggio, altamente tecnico, sottolinea un principio chiave: se il sequestro è fatto bene, tutto funziona; se viene gestito male, i problemi si trascinano fino alla destinazione finale.

 L’obiettivo dell’Agenzia: restituire ai territori

Laganà ha sintetizzato così la missione dell’ANBSC: «L’impegno dell’Agenzia è restituire ai territori i beni sottratti alla criminalità», poi  ha aggiunto una considerazione molto importante: «L’efficacia della restituzione è direttamente proporzionale alla brevità della durata del percorso». Ovvero: meno lungaggini, più impatto sociale.

Costi delle procedure e selezione dei beni

Tema molto tecnico ma decisivo: «Moltissimi beni costano tanto e alla fine rendono poco».  Ha richiamato la necessità di un confronto serio sulla selezione dei beni da sequestrare, evidenziando le recenti modifiche al Codice Antimafia introdotte proprio per: «fare in modo che, quando i beni arrivano all’Agenzia, siano già risolte una serie di problematiche».

Dialogo con i coadiutori e tutela dei terzi

Nel suo intervento, il Prefetto Laganà ha definito gli amministratori giudiziari «il braccio operativo dell’Agenzia», riconoscendo il ruolo essenziale che essi svolgono nella gestione quotidiana dei beni sequestrati e confiscati.

Questa affermazione è stata particolarmente apprezzata nel corso del secondo modulo del convegno, durante il quale gli amministratori giudiziari relatori hanno espresso gratitudine per il riconoscimento istituzionale e hanno rinnovato la piena disponibilità a operare come operatori sul campo, in continuità con l’impegno profuso negli anni. È stato inoltre ricordato il documento programmatico di collaborazione consegnato all’ANBSC nell’aprile 2025, che ha inaugurato un percorso condiviso volto a rafforzare le prassi operative, migliorare il flusso delle comunicazioni e consolidare la sinergia tra Agenzia, magistratura e amministratori giudiziari.

Il Prefetto Laganà ha poi richiamato la complessità dell’equilibrio tra tutela dei terzi e rapidità amministrativa, sottolineando come «la tutela dei terzi vada fatta, ma tante volte rallenta la destinazione finale dei beni». Un passaggio che ha evidenziato la necessità di affinare ulteriormente strumenti, procedure e coordinamento per garantire una gestione più lineare ed efficace dell’intera filiera patrimoniale.

La destinazione come risarcimento ai territori

Il passaggio valoriale nelle conclusioni: «La vera mission dell’Agenzia è un risarcimento reale — e non solo a parole — per i territori toccati dalle infiltrazioni criminali». Un concetto che richiama la funzione sociale del riutilizzo dei beni confiscati.

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