Pollara, un tramonto che diventa poesia

Pollara, un tramonto che diventa poesia

Il palcoscenico segreto delle Eolie che resta inciso nella memoria

Pollara non è soltanto una baia: è un universo sospeso tra mare e cielo, un palcoscenico naturale che sembra scolpito dalla mano del tempo. Incastonata in un antico cratere vulcanico, questa insenatura di Salina accoglie chi arriva con un silenzio che sa di attesa, come se la natura stessa volesse preparare lo spettatore a un incontro indimenticabile.

La strada che conduce a Pollara è un viaggio nel viaggio:

tra fichi d’India che punteggiano i muretti a secco e profumi di macchia mediterranea che avvolgono l’aria. Ogni passo è preludio a una rivelazione. E quando finalmente la baia si apre davanti agli occhi, il cuore si ferma: il mare si stende come un tappeto blu, il Faraglione si erge come guardiano solitario, e le Balate, antichi ricoveri scavati nel tufo, raccontano storie di pescatori che hanno vissuto in simbiosi con queste acque.

Pollara è stata resa immortale dal cinema:

Massimo Troisi la scelse come scenario per Il Postino e da allora questo luogo è diventato icona di poesia visiva. Ma la sua magia non appartiene solo alla pellicola: appartiene a chiunque si sieda sugli scogli e lasci che il tempo scivoli via insieme al sole.

Quando la luce si abbassa e il sole si nasconde dietro il Faraglione

Pollara si trasforma. Non è un semplice tramonto: è un rito, un abbraccio di colori che incendia il cielo e accarezza il mare. In quell’istante, il paesaggio diventa poesia pura e chi lo contempla porta via con sé un frammento di eternità. È come se la natura avesse deciso di scrivere un verso unico, destinato a restare inciso nella memoria di chi lo vive.

Pollara non è solo bellezza: è emozione, è silenzio che parla, è respiro

che si fonde con quello del mare. È il cuore poetico di Salina, un luogo che non si dimentica perché non si limita a mostrarsi: entra dentro, si insinua nell’anima e vi rimane, come un ricordo che non svanisce mai.

Chi raggiunge Pollara scopre che non si tratta di un panorama da osservare, ma di un’esperienza da vivere. È un invito a fermarsi, a lasciarsi avvolgere dalla luce, dai profumi, dai suoni del mare che si infrange dolcemente sugli scogli. È un invito a sentirsi parte di qualcosa di più grande, di eterno.

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