Dora e gli agrumi lucani: resilienza nei campi di Matera

Dora e gli agrumi lucani: resilienza nei campi di Matera

Ogni arancia che raccolgo è un pezzo di futuro per mio figlio.

Introduzione

Nel cuore della Basilicata, a pochi chilometri dai celebri Sassi di Matera, la terra parla la lingua della speranza, dell’innovazione e della cura. Qui la signora Dora Brio, insieme al marito e al figlio, ha scelto di trasformare la propria vita e quella del territorio in cui vive. Ha deciso di tornare alla terra — ma non quella dell’agricoltura “di fatto”, bensì quella dell’agricoltura rispettosa, rigenerativa, biodinamica. Questo articolo racconta la sua storia: una storia di resilienza femminile, di territorio fragile che si rigenera, e di agricoltura che diventa comunità.

1. Il contesto territoriale

La Basilicata, e in particolare il territorio del Metapontino e dell’area ionica lucana, è storicamente vocata alla frutticoltura. Tra le colture arboree più importanti ci sono gli agrumi, con arancio e mandarino che coprono una parte significativa della superfice dedicata alle coltivazioni da frutto nella regione. Tuttavia, i fenomeni di marginalizzazione, la difficoltà di infrastrutture, i rischi climatici e la scarsa lavorazione delle filiere pongono delle sfide. In questo contesto, scegliere di investire in agricoltura bio-rigenerativa in Basilicata è più che un atto produttivo: è un atto di fiducia nel territorio.

2. La scelta di Dora Brio

Dora e il marito hanno ereditato ciascuno un pezzo di terra vicina tra loro. Come racconta la signora Dora: «La cosa bella è che i terreni ereditati erano vicini tra loro ed entrambi sentivamo il bisogno di modificare qualcosa nella nostra quotidianità». Così, nel 1996, nacque l’azienda Brio Mazziotta, orientata fin da subito all’agricoltura biologica con l’intento di «produrre cibo sano rispettando la natura». Il passaggio non è stato né facile né veloce: «All’inizio non è stato per nulla facile, non sai bene come rendere fertile un terreno». Ma la perseveranza ha pagato.

3. Biodinamica, agrumi e coltivazione familiare

La scelta dell’agricoltura biodinamica significa considerare non solo il rendimento, ma soprattutto la salute del suolo, la biodiversità, l’equilibrio ecologico. L’azienda coltiva ortaggi, ulivi, frutteti e agrumeti.
In un’epoca in cui l’agricoltura lucana degli agrumi registra superfici ridotte (circa 3.800 ha per l’arancio) e necessita di rinnovo varietale e impiantistico, l’intervento di agricoltori che puntano sulla qualità e sulla rigenerazione è strategico.
Ma più di tutto, ciò che emerge è come Dora abbia inserito nel suo progetto agricolo una dimensione educativa e familiare: il figlio lavora in azienda, la terra è un “pezzo di futuro”.

4. Resilienza nei territori fragili

I territori interni del Sud Italia – e la Basilicata ne è un esempio – sono spesso descritti come “fragili”: demograficamente in calo, con infrastrutture carenti, rischio idrogeologico, altitudine variabile, difficile accesso ai mercati. In questo scenario, investire nella terra è un atto di speranza.
Dora racconta che «i momenti di difficoltà non sono mancati: i più critici sono stati quelli legati agli eventi climatici avversi, superati grazie alla nostra grande forza d’animo». In tal senso, la sua esperienza diventa emblematico della resilienza femminile che “sta in piedi”, che non cede all’abbandono, che risponde con radici ben piantate ma occhi rivolti al futuro.

5. Impatto economico, sociale e di comunità

L’azienda Brio Mazziotta non è soltanto una produzione agricola: è un tassello di comunità. Convertire terre, scegliere il biologico, formare una generazione più giovane (il figlio) significa mantenere viva la presenza della famiglia in campagna, creare occupazione, generare valore locale.
In un’ottica economica più ampia, ciò che Dora fa – puntare su qualità, biodiversità, agrumeti in un territorio non scontato – rappresenta un esempio replicabile: agricoltura specializzata in territori marginali, che dialoga con mercati di nicchia, che può attrarre turismo esperienziale, che può contribuire a trattenere le persone.
Nei casi lucani, l’apertura all’export degli agrumi della Basilicata (esempio: verso la Cina) dimostra che la filiera ha potenziale. La differenza è che esperienze come quella di Dora dimostrano che la parola “qualità” non è retorica ma strategia operativa.

6. Le sfide future e la dimensione donne-territorio

Ci sono ancora sfide: aggiornamento tecnologico, accesso ai mercati, infrastrutture logistiche, cambiamento climatico. Ma le donne come Dora che agiscono nel territorio, che lo vivono, lo curano e lo trasformano, rivestono un ruolo chiave nella costruzione di un futuro sostenibile per i luoghi che non sono “metropoli” ma “campagne reali”.
La rubrica “Donne e Territorio” vuole proprio dare voce a queste figure: a chi non solo “presta” il territorio, ma lo abita, lo rigenera e lo trasmette.
Dora non è soltanto imprenditrice agricola: è custode, guardiana di una promessa che ogni agrume raccolto rappresenta un pezzo di futuro per suo figlio, per la comunità, per la Basilicata.

Conclusione

Nel campo dell’agrumeto lucano, tra ortaggi, ulivi e frutteti, la storia di Dora è un invito: a scommettere sui frammenti di territorio, a restare quando molti pensano di andar via, a trasformare la fatica in qualità, il colore del campo in speranza.
“Ogni arancia che raccolgo è un pezzo di futuro per mio figlio.” Questa frase sintetizza tutto: è il legame tra generazioni, tra terra e civiltà, tra economia e comunità. Perché rigenerare un territorio è anche – e soprattutto – rigenerare il senso di appartenenza.


Grazie, Dora, per averci ricordato che «terra» non è solo superficie: è radice, identità, e progetto.

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