Esame da Avvocato 2026: cosa cambia davvero
Fine del regime transitorio: arriva la riforma dell’accesso alla professione forense
Dal 2026 l’esame di Stato per l’abilitazione forense cambierà volto. Dopo anni di proroghe e interventi emergenziali, prende forma una riforma organica che ridefinirà tirocinio, prove d’esame e scuole forensi. Ma attenzione: molte notizie in circolazione non riflettono il quadro aggiornato.
Il quadro normativo attuale
La Legge n. 247/2012 aveva previsto un esame composto da tre scritti e un orale, con l’uso dei soli codici “vergini”, privi di annotazioni e giurisprudenza.
Tuttavia, quella disciplina non è mai diventata effettiva. L’attuazione è stata più volte rinviata fino alla Legge n. 15/2025 (Milleproroghe), che ha fissato l’entrata in vigore al 2026.
L’esame 2025, dunque, seguirà ancora il modello transitorio post-pandemia, con punteggi ridotti e modalità semplificate.
Notizie datate e informazioni errate
Molti portali giuridici riportano ancora le regole in vigore fino al 2023, creando confusione tra praticanti e università.
In realtà, la Milleproroghe 2025 ha confermato l’ultimo anno di transizione e, al tempo stesso, avviato una riforma complessiva dell’ordinamento forense.
Non è quindi corretto dire che dal 2026 si applicherà semplicemente la “legge 247/2012”: il Parlamento sta discutendo una delega al Governo per riscrivere l’intero sistema di accesso.
Il disegno di legge delega: le principali novità
La bozza di DDL “Delega per la riforma dell’ordinamento della professione forense”, presentata nel 2024, prevede che il Governo adotti, entro sei mesi, decreti legislativi per ridefinire:
- tirocinio e formazione obbligatoria;
- scuole forensi accreditate dal CNF;
- contenuto e struttura dell’esame di Stato;
- specializzazioni e albi;
- regole disciplinari e incompatibilità.
Le nuove prove d’esame
- Due scritti in presenza, redatti con videoscrittura e con codici annotati con giurisprudenza;
- Prima prova: parere motivato in materia civile, penale o amministrativa;
- Seconda prova: atto giudiziario nella stessa o in diversa materia;
- Un solo orale, articolato in discussione delle prove, caso pratico, quesiti processuali e sostanziali, deontologia e due materie opzionali.
Le commissioni saranno composte da avvocati (in maggioranza), magistrati e docenti universitari.
Un sistema più moderno e meritocratico
La riforma segna il ritorno alla prova scritta tradizionale, ma aggiornata in chiave digitale.
Le principali innovazioni riguardano:
- videoscrittura in presenza per garantire uniformità e trasparenza;
- criteri di valutazione nazionali, basati su chiarezza, logica e capacità argomentativa;
- maggiore integrazione tra formazione e pratica, con scuole forensi riconosciute e corsi interdisciplinari.
L’obiettivo è superare la logica emergenziale e restituire all’esame una funzione selettiva, ma coerente con la professione.
Impatti per i praticanti
Se la riforma sarà approvata entro fine 2025, il nuovo modello d’esame entrerà in vigore dal 2026.
Previsto un tirocinio di 18 mesi, con percorsi formativi obbligatori e una prova finale di idoneità.
Per i futuri candidati sarà essenziale programmare per tempo lo studio e la pratica, puntando non solo sulla conoscenza teorica, ma anche su capacità logiche, redazionali e digitali.
Il nuovo esame da avvocato punta a un equilibrio tra rigore e modernità: meno burocrazia, più merito e competenze pratiche.
Un passaggio decisivo per una professione che deve rispondere alle sfide di un sistema giuridico sempre più complesso e tecnologico.

