Vitelli bloccati, vite sospese

Vitelli bloccati, vite sospese

La lotta contro la dermatite nodulare tra abbandono e confusione

Sono un allevatore di bovini in Sardegna. Vivo ogni giorno tra stalle, pascoli e silenzi. Ma oggi non riesco a stare zitto. Perché quello che stiamo vivendo con la dermatite nodulare è un dramma e non credo che si stiano dando risposte adeguate.
*Troppi ragionamenti sbilenchi* sollecitati il più delle volte da convinzioni ideologiche, non dalla realtà. E intanto, io ho i vitelli bloccati in stalla. Non so come, quando, o a che prezzo riuscirò a venderli. Non riesco a capire, non riesco a sperare. Le altre cose, in questo momento, hanno una rilevanza minima.
*Cosa significa avere i vitelli bloccati in stalla?*
Non è solo un problema tecnico. È un incubo che si consuma ogni giorno.
Le stalle non sono fatte per trattenere gli animali oltre un certo periodo. I vitelli crescono, lo spazio si riduce, lo stress aumenta. E con lo stress arrivano le malattie, il disagio, la sofferenza. Ogni giorno in più significa più mangime, più cure, più spese. Ma senza vendite, non entra un euro.
*E non è tutto* I vitelli hanno un momento ideale per essere venduti. Se restano bloccati troppo a lungo, perdono valore. Quando (e se) potrò venderli, il prezzo sarà più basso, il danno più grande.
*Il ciclo produttivo si ferma* Non posso far entrare nuovi animali, non posso programmare nulla. È come un ingorgo che paralizza tutto. E mentre combatto con i numeri, combatto anche con me stesso. Perché vedere i miei animali bloccati, senza prospettiva, mi logora. Mi fa sentire impotente.
*Se questa situazione si protrae per mesi, o peggio per anni il rischio è la chiusura*. E con essa, non si perde solo un’attività. Si perde una storia, una cultura, un pezzo di Sardegna.
*Il vero nodo del problema*
Non credo che la soluzione dipenda dall’Italia o dall’Unione Europea. Il vero nodo è un altro: stiamo affrontando questo virus con il vigore necessario? Perché, a prescindere dalle scelte politiche, anche se si decidesse di sbloccare la movimentazione, chi ci garantisce che gli ingrassatori siano disposti ad acquistare i nostri animali e portarli in stalle dove ci sono già altri capi?
Senza garanzie sanitarie, chi si prende questa responsabilità? Questo, a mio parere, è il centro del problema. Non basta riaprire i cancelli. Bisogna farlo bene, e nel minor tempo possibile.
*Il mio appello*
Io non parlo per ideologia. Parlo da uomo che vive questa realtà sulla sua pelle, ogni giorno. Che si sveglia all’alba e che si sente confuso per il presente e incerto per il futuro, che sente il peso di ogni decisione non presa. E che oggi si sente abbandonato. Al “famoso” popolo sardo non chiediamo pacche sulle spalle, ma una presa di coscienza sui nostri problemi che non si risolvono con incoraggiamento a parole, ma solo preferendo le nostre carni a quelle della grossa distribuzione che senza dubbio. arriveranno da fuori. Purtroppo credo che questo non avverrà.. “Smentitemi!!!”
*Serve chiarezza. Serve coraggio* Serve rispetto per chi lavora, per chi produce, per chi non può permettersi di aspettare.
Io sono Giuseppe. E questa è la mia voce. Spero che qualcuno la ascolti.

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