Quando l’Ego Oscura la Professione
Elezioni tra i Commercialisti, Cronaca di una Rappresentanza Tradita
In un momento storico che avrebbe richiesto coesione, visione e responsabilità, la tornata elettorale tra i commercialisti si è consumata nel solco della vanità e del protagonismo. Quello che poteva essere un confronto serio sul futuro della professione si è trasformato in una passerella di slogan patinati e curricula gonfiati, dove il rumore della forma ha soffocato la sostanza.
Promesse inascoltate e dibattiti sterili
I candidati hanno percorso il territorio con eventi che somigliano più a operazioni di marketing che a veri momenti di ascolto. A restare fuori dai riflettori sono state le problematiche concrete: il carico burocratico sempre più opprimente, l’incertezza normativa che disorienta, e soprattutto l’erosione del ruolo economico del commercialista. Le proposte latitano, mentre la categoria continua a fare i conti con una rappresentanza che non dà voce alle sue fatiche quotidiane.
Strategie votate all’apparenza
Il confronto tra candidati somiglia più a una pièce teatrale che a una discussione costruttiva. I duelli verbali sono calibrati non sull’analisi dei temi, ma sull’immagine personale e sull’eco sui social. Una leadership che si misura a colpi di storytelling e retorica digitale, piuttosto che con progetti credibili e visioni di rilancio.
La base: invisibile e disillusa
Nel frastuono della campagna elettorale, i commercialisti che lavorano ogni giorno tra scadenze complesse e clienti impreparati non trovano rappresentanza. L’assenza di proposte strutturate genera alienazione e disillusione, alimentando un sentimento diffuso di distanza da chi dovrebbe tutelarne gli interessi e valorizzarne la funzione.
Un richiamo all’etica
Più che una corsa alle urne, sembra essere una gara a chi meglio sa specchiarsi nel potere. Ma una rappresentanza efficace non nasce dal culto della persona: nasce dall’ascolto, dal servizio, dalla responsabilità. Se davvero si vuole dare dignità alla professione, occorre liberarsi dal teatro dell’apparenza e tornare a costruire con umiltà e lungimiranza. Perché senza etica, la leadership è solo una scenografia vuota.

