Difendiamo il Made in Italy

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Le affermazioni del Ministro Lollobrigida sulla bresaola: un buon spunto per riflettere

La scorsa settimana il Ministro Lollobrigida a margine di una manifestazione ha espresso un concetto abbastanza interessante, che condivido a pieno: perché non acquistare la carne per la bresaola dal mercato statunitense per, poi, inviare il prodotto finito negli USA?

Apriti cielo, personaggi che di politica alimentare poco ne capiscono, o almeno così vogliono far credere, lo hanno attaccato.

Ma cos’ha detto di tanto sconveniente il titolare del dicastero sulla supremazia alimentare?

Gli “sprovveduti”, citati già nel suo messaggio originale, sono convinti che gli alimenti made in italy siano provenienti solo da materie prime italiane, cosa che è ormai risaputa come non vera.

Secondo alcuni “puristi” è l’origine della materia prima che dovrebbe prevalere in assoluto.

Occorre fare chiarezza.

Il nostro Paese è un grande trasformatore di materie prime alimentari, molte delle quali provengono dall’estero, che utilizziamo per produrre degli splendidi prodotti che ci fanno onore nel mondo, non solo attraverso un marchio che ci identifica ma mediante caratteristiche organolettiche eccezionali.

Poco importa se la drupa del caffè è… ??? brasiliana, colombiana o equadoregna l’espresso e il caffè tostato con cui viene fatto è ITALIANO!.

Occorre distinguere la materia prima dal prodotto finito e, specialmente, quale delle due caratteristiche incide sulle caratteristiche finali.

Recentemente uno storico della gastronomia, che altro non ha da affermare che la nostra cultura gastronomica NON esiste ed è stata “copiata”, ha commentato negativamente, in una intervista radiofonica, la comunicazione del Ministro ed ha approfittato per attaccare un altro alimento italiano l’aceto di Modena e Reggio.

Nel suo commento ha affermato che tale aceto diventa Aceto Balsamico di Modena dopo una breve “sosta” in una qualsiasi località delle due province.

Non comprendo come sia possibile che si possano confondere due prodotti, che se hanno apparentemente lo stesso nome Aceto Balsamico di Modena una, quello DOP (chiamato anche aceto tradizionale di Modena) deve essere stagionata in botti per 12 anni contro i soli 60 giorni di quello IGP, ma in entrambi i casi assolutamente nelle province di Modena e Reggio.

In tal modo anche se, tra l’altro, sono entrambi prodotti con uve selezionate, si giustificano i due prezzi dell’ordine delle centinaia di euro al litro per il primo e pochi euro il secondo.

Ma per tornare all’originalità, anche storica dei prodotti, nessuno si permette di dire che la Nutella e i prodotti da essa derivati non sono italiani perché l’olio di palma (di prima qualità) che la caratterizza, creando quella spalmabilità che la contraddistingue, non è italiano.

E che dire delle crepes, simbolo iconico della cucina francese?

È ormai chiarito che il nome deriva dal latino “crispus” cioè “arricciato” e ricorda una “frittata sottile ma soffice” che viene farcita a piacimento e poi arrotolata.

Ed è ormai assodato che le prime “crepes” della storia pare risalgano addirittura al V secolo, quando il pontefice Gelasio ordinò ai propri cuochi di preparare un cibo semplice, ma molto nutriente, per sfamare i pellegrini francesi arrivati a Roma.

Evidentemente la soluzione è così tanto piaciuta da divenire “francese”.

E i citati interventi critici sono solo un mero esempio di una cultura esterofila e denigratoria che male fa al nostro made in italy, e che deve finire!

A corollario della citata intervista si ricorda che NON è vero che in Italia non si possano produrre o trasformare alimenti che non detengano caratteristiche igienico-sanitarie coerenti con le norme italiane e comunitarie, magari, solo perché contengono additivi, dolcificanti o antiossidanti che non sono ammessi nel nostro Paese ma sono legali in quello di destinazione.

Basta che tali prodotti, sin dall’inizio della produzione, siano chiaramente e inequivocabilmente contrassegnati come destinati esclusivamente all’esportazione in paesi extraeuropei e che tali lavorazioni e produzioni siano notificate all’ente di controllo sul territorio anche perché, poi, per esportarli si dovranno espletare delle pratiche proprio presso tali organismi di tutela.

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