Sanità ambiente e sociale quale priorità?
La crisi sociale con la sanità e l’assistenza ai più deboli in crisi, e l’ambente, non paiono più essere una priorità.
Nei giorni scorsi si è assistito ad una ulteriore celebrazione della politica ambientale metropolitana in cui si sono esaltati i valori dell’introduzione di piante nei contesti cittadini.
Si è esaltato il valore di poter vedere ameno tre alberi guardando dalla finestra come se questo sia un valore assoluto, non solo di salvaguardia ambientale ma, specialmente, di contrasto e di mitigazione del cambiamento climatico.
Ci si è spinti addirittura a vantare che un dollaro (non un euro) investito in tal senso possa dare un ritorno tra i cinque e i dieci (sempre) dollari.
A questo punto, in un contesto scientifico, qualcuno dovrebbe spiegare secondo quale studio e secondo quali parametri tale valorizzazione è stata determinata, da quali astrusi calcoli deriva, tenendo presente che per piantare un albero in un contesto urbano occorre spendere moltissimo non solo per la collocazione a dimora della pianta ma anche per bagnarla, potarla, e, più in generale per farla crescere.
Forse immaginano di poter fare delle attività di silvicoltura in città?
Ma, forse, più semplicemente basta citare, citare, citare finche la diceria diviene verità scientifica, come, ad esempio, il famoso studio, di cui non sono mai riuscito a prendere visione, che affermava che il 7% (del totale!!!) delle polveri sottili in Lombardia era legato al fumo del tabacco.
In realtà si prosegue nella faraonica impresa di trasformare il centro delle città in giardini artificiali con costi inammissibili a beneficio di una piccola minoranza agiata.
Riesco, al limite, ad comprendere quell’obbrobrio del bosco verticale del quale i costi di mantenimento emersi ne testimoniano l’assurdità dal punto di vista naturalistico.
Ora se qualcuno visita Milano può constatare altre cose singolari, infatti le aree di parcheggio eliminate in nome del citato contrasto del climate change NON sono state piantumate ma sono state ricoperte di travertino e altri rivestimenti molto belli ma essenzialmente molto costosi e impermeabili che in caso di pioggia, aumenteranno il carico di acque da smaltire con il sistema fognario ….
Anche uno scontato e becero commento cui prodest perde di significato nel momento che si preferisce investire in tale esibizionismo urbano con sanità e stato sociale allo stremo.
Peraltro, il passaggio da ESG (Environmental, Social e Governance) a ESG (Energy, Security e Geopolitical) ci ha almeno liberato dalla promozione di quelle iniziative “altamente meritorie” per l’ambiente che consistevano nel finanziare la plantumazione di alberi in Camerun e in altri paesi esotici, iniziative di cui si sono perse le tracce così come si sono (molto rapidamente) perse le tracce dei soldi ad esse destinate.
Dobbiamo sicuramente rivedere le nostre priorità e ridare fiato e risorse a scuola, sanità, previdenza e, specialmente reindustrializzazione sostenibile che valorizzi la nostra capacità imprenditoriale soffocata da burocrazia e orpelli autorizzativi che ci ha portato a delocalizzare la produzione industriale con cui abbiamo contribuito a devastare l’ambiente in paesi meravigliosi.
Ma si sa lontano dagli occhi …lontano non dal cuore ma dalla coscienza ambientale.
E, intanto non solo il pianeta si riscalda ma si inquina.
Per citare una nota trasmissione radiofonica “nessun posto è lontano…” occorre considerare che l’inquinamento, anche di paesi molto lontani, volenti o nolenti, prima o poi ci raggiungerà.

