Pasqualina Ortu: I DIRITTI IN SANITÁ E IN SALUTE MENTALE
Intervento di Pasqualina Ortu al Convegno “I DIRITTI IN SANITÁ E IN SALUTE MENTALE” – Bologna 9/5/2025
Vorrei iniziare esprimendo il mio più sentito ringraziamento alla signora Bellotti, che con grande impegno e passione ha organizzato questo Convegno e alla sua associazione “Diritti senza barriere”. Grazie a loro, abbiamo l’opportunità di riflettere su un tema tanto delicato quanto urgente.
È un vero onore poter contribuire a questa discussione, seppur da lontano. A causa di impegni personali, non mi è stato possibile essere presente fisicamente, ma sono profondamente grata per la possibilità di esprimere comunque il mio pensiero e condividere con voi la mia esperienza.
Vivo in Sardegna, una terra di bellezza infinita e di profonde contraddizioni. Nonostante la situazione economica non sia tra le più floride, è accaduto un fatto che supera ogni immaginazione e che voglio raccontarvi. Un fatto che mette in discussione un sistema nato per proteggere i più fragili, ma che, paradossalmente, può trasformarsi in una trappola senza via di scampo.
Un caso di peculato
Mi riferisco al caso di una amministratrice di sostegno: una figura apparentemente impeccabile, con tubino attillato, tacco 12 e una passione smodata per il lusso. Questa persona, talvolta con la complicità del consorte e nel corso di circa sei anni, è riuscita a sottrarre circa 2 milioni di euro dai conti delle persone che avrebbe dovuto tutelare. Un crimine venuto alla luce solo grazie al coraggio del fratello di una delle vittime, una donna alla quale sono stati “rubati” quasi 300.000 euro. Purtroppo, questo episodio non è un caso isolato, ma uno schema che si ripete anche in altre regioni italiane.
Il mio dolore personale mi ha portata ad indagare più a fondo le normative e il funzionamento pratico dell’istituto della amministrazione di sostegno. Quello che ho scoperto è sconvolgente.
Dietro la facciata di tutela delle persone fragili
si cela un meccanismo, oserei dire “perverso” capace di sottrarre ai cittadini i loro diritti fondamentali, trasferendoli nelle mani di un amministratore. Ad esempio: una persona ricoverata per shock anafilattico si è ritrovata dapprima nel reparto di psichiatria e poi sottoposta ad amministrazione di sostegno.
Una volta disposta l’amministrazione di sostegno, il controllo del Giudice Tutelare, teoricamente previsto, nella realtà si rivela spesso inefficace.
Ci sono amministratori che gestiscono decine di casi e che possono contare su una fiducia cieca nei loro confronti e su controlli quasi inesistenti.
Pensate al caso di Nuoro: l’amministratrice incriminata ha ingannato giudici, banche e uffici postali, presentandosi come “dottoressa” (e non solo) pur senza avere mai conseguito una laurea. Bastava un controllo più accurato per impedire tutto questo scempio?
Le vittime di abusi come quello appena citato,
si ritrovano spesso sul lastrico, mentre il frutto delle loro vite viene speso in beni di lusso e/o opportunamente nascosto, rendendo il recupero estremamente complesso. Alla fine, queste persone devono anche affrontare lo Stato per cercare di riottenere ciò che è stato loro sottratto e che viene incamerato dallo Stato stesso con la confisca, al termine del processo penale.
Nessuno di noi è immune da questi rischi:
la vita è imprevedibile. Per questo, è indispensabile una riforma che renda la normativa sull’amministrazione di sostegno davvero efficace, garantendo controlli rigorosi e tutele reali per le persone più vulnerabili.
Concludo con una riflessione
che mi sta particolarmente a cuore: una società che non tutela i suoi membri più fragili è una società che ha perso la propria umanità. E noi, che oggi possiamo contare sulla nostra autonomia, abbiamo il dovere morale di vigilare e di chiedere un cambiamento concreto. Perché la giustizia non è un privilegio, ma un diritto universale.
Grazie di cuore a tutti voi e ancora grazie alla signora Bellotti e alla sua associazione “Diritti senza barriere” per aver reso possibile questa occasione di confronto e sensibilizzazione.

