La nuova evoluzione del sistema ESG.
Si stanno concretizzando cambiamenti epocali e modifiche alla visione etica che ci ha accompagnato finora.
La spinta verso un sistema virtuoso, sia dal punto di vista ambientale sociale e di governance aziendale è stato il leitmotive degli ultimi anni, infatti dopo una prima spinta abbastanza rigorosa, almeno dal punto di vista degli enunciati, si è poi passati ad una gestione sempre meno incisiva proprio su tali propositi.
L’unico vero obbiettivo raggiunto è stato quello relativo alla Governace con il progressivo affermarsi di sistemi evoluti sull’onda dell’applicazione del contenuto e degli obblighi legati al D.Lgs. 231/2001 e ss.mm. e ii..
Per le prime due voci dell’acronimo si è assistito ad una progressiva burocratizzazione dei concetti che hanno generato centinaia di indici utili a dimostrare l’impegno delle aziende finalizzato solo ad ottenere dei rating validi.
Basta vedere che la tanto temuta carbon tax, istituita per in nostro Paese, nello scorso millennio, con l’articolo 8 della legge n. 448 del 23 dicembre 1998, non ha mai trovato alcuna applicazione ne in campo nazionale/comunitario ne nel campo della tassazione dei beni importati extra UE.
Eppure avrebbe potuto essere, almeno in quest’ultimo caso un buon sistema per riequilibrare la competitività dei nostri prodotti rispetto a quelli fabbricati in oriente in spregio alle emissioni inquinanti.
Ora da molte parti si invoca una revisione dell’intero sistema ESG per renderlo ancora meno penalizzante per le nostre aziende che non attuano alcuna iniziativa nel comparto Social e, specialmente per i settori ad alta emissione di CO2 o di emissioni inquinanti.
Infatti, si affaccia un’altra rivoluzione nella quale tali paradigmi etici del passato vengono bellamente sconfessati.
Infatti, nei giorni scorsi si è affermato il passaggio, mantenendo l’acronimo (NEW) ESG, alla nuova mission strategica : Energia, Sicurezza e Geostrategia (!!!),termini ancora tutti da comprendere, definire e declinare.
Ma chi afferma questo passaggio? Nientemeno che Euronext Group l’organizzazione che raggruppa e rappresenta le borse europee di Amsterdam, Bruxelles, Dublino, Lisbona, Oslo, Parigi e Milano.
E se questo non bastasse a sancire una rivoluzione, di cui ancora pochi parlano, il Presidente di Euronext Group, Stéphane Boujnah, ha annunciato che per le aziende che producono armi, non solo vengono rimossi tutti i pregiudizi finanziari che le avevano messe all’indice penalizzandole nei circuiti finanziari nel passato, ma che si stanno creando delle emissioni di obbligazioni a esse dedicate e la creazione di percorsi privilegiati in caso di quotazione.
Forse chi nel recente ha ventilato la creazione di una new age basata su una “economia di guerra” non aveva proprio tutti i torti e l’abbandono dei principi etici finora espressi tende a confermare tale interpretazione.

