Una nuova valorizzazione di agricoltura biologica
La spasmodica ricerca di soluzioni di mitigazione delle emissioni ha trovato un nuovo strumento
La politica ambientale comunitaria, dopo aver deciso che il nemico è l’anidride carbonica e non l’aumento di calore immesso nell’ambiente, e la conseguente lotta all’inquinamento resa evidente e visibile dalle restrizioni alla vendita delle auto a motore endotermico (meno del 5% delle emissioni della CO2 totali) e la svendita alla Cina dell’intero comparto delle mobilità su gomma, sta cercando nuove soluzioni in grado di introdurre delle mitigazioni al dictat della decarbonizzazione dell’industria entro il 2050.
Allora, come riuscire a azzerare il bilancio delle emissioni dell’industria?
Tecnicamente tale obbiettivo per molti, forse tutti, i comparti industriali non pare raggiungibile, almeno con le tecnologie attuali o prevedibili, e la carbon tax, proporzionata alle emissioni delle aziende è un incubo in sospeso.
Infatti, in Italia, la Carbon Tax, o tassa sul carbonio, è stata introdotta con l’articolo 8 della legge n. 448 del 1998, ma non è mai stata attuata.
L’obiettivo è tassare le emissioni di CO2 per disincentivare l’uso di combustibili fossili e incentivare la transizione verso fonti di energia più sostenibili.
La tassa si basa sulla quantità di CO2 emessa, a cui viene applicata una tariffa per tonnellata, questa ulteriore tassazione è il problema che grava sul futuro di tutta l’industria europea.
Nell’impossibilità, come già detto, di azzerare le emissioni o di attuare delle politiche compensative interne alle singole aziende la soluzione a cui è pervenuta la comunità europea è stata quella di creare una compensazione tra settori diversi.
Dopo i certificati verdi e bianchi di cui nel passato molto si è discusso e parlato ma che non hanno avuto alcun successo il Legislatore comunitario ha deciso di creare un nuovo strumento per consentire, se non di risolvere il problema, almeno di mitigarlo: il Regolamento (UE) 2024/3012 del 27 novembre 2024 “che istituisce un quadro di certificazione dell’Unione per gli assorbimenti permanenti di carbonio, la carboniocoltura e lo stoccaggio del carbonio nei prodotti”.
Si introduce infatti nell’art. 2 comma 1 “l’assorbimento antropogenico di carbonio dall’atmosfera e il suo stoccaggio duraturo in serbatoi geologici, terrestri o oceanici ovvero in prodotti di lunga durata;”.
Ora nelle pieghe dell’individuazione di tali metodi di stoccaggio, per i “serbatoi geologici, terrestri e oceanici” solo per i secondi si può pensare a costituire facilmente dei metodi che corrispondano alla definizione appena citata: la silvicoltura orientata a produrre essenze legnose con cui costruire dei prodotti che abbiano un uso molto prolungato nel tempo, tale da rispondere al requisito finale.
A questo punto emerge il fatto che la migliore soluzione è probabilmente la forestazione con la produzione di legno da utilizzare in mobili e altri prodotti duraturi.
Tra questi ricordo come, ad esempio, il legno lamellare sia uno splendido materiale da costruzione, stabile, longevo e, con caratteristiche strutturali molto interessanti.
In tale sistema occorre, inoltre, determinare un “ente di certificazione” che possa dare certezza non solo dell’attività svolta ma anche del quantitativo di carbonio fissato.
Ora, tale sistema è già praticamente disponibili, infatti, gli enti di controllo dell’agricoltura biologica sono già presenti e attivi e potrebbero assolvere a tutti i requisiti richiesti oltre a possedere tutte le competenze necessarie per tale attività.
Ma economicamente di cosa stiamo parlando?
Oggi il valore di un certificato di una tonnellata di anidride carbonica fissata vale tra i 50 e i 100 euro.
Tale valore andrebbe ad aggiungersi al valore del legno prodotto andando a rendere appetibile la silvicoltura biologica e sostenibile.
In questo modo si otterrebbe anche una riattivazione delle zone rurali, sempre più abbandonate, e il nostro Paese in tale progetto potrebbe avere un importante ruolo, burocrazia permettendo.
Finalmente, forse, il legislatore europeo ha centrato una politica ambientale valida in un’ottica effettivamente ambientale.
Rimaniamo in attesa di avere la conferma che la nostra ipotesi venga consolidata e resa operativa e, specialmente, di vedere i primi risultati operativi.

