Laudato sì, l’enciclica che ispira lo sviluppo sostenibile

Laudato sì, l’enciclica che ispira lo sviluppo sostenibile

L’enciclica anticipa i principi dell’economia sostenibile e offre una visione integrale che ispira imprese, economisti e decisori pubblici

Nel 2015, con l’enciclica Laudato si’, Papa Francesco ha compiuto un gesto rivoluzionario: ha portato la sostenibilità ambientale, economica e sociale nel cuore della riflessione etica globale. In un momento in cui il mondo economico cominciava appena a parlare di ESG e Agenda 2030, la Chiesa cattolica proponeva un paradigma integrale capace di unire scienza, spiritualità e giustizia sociale. A distanza di quasi dieci anni, possiamo affermare che Laudato si’ rappresenta una base culturale e strategica ancora insostituibile per pensare e praticare lo sviluppo sostenibile.

Un’economia che cura la casa comune

L’enciclica non è un testo ecologico nel senso riduttivo del termine, al contrario, Papa Francesco invitava a “un’ecologia integrale”, che riconosce l’interconnessione tra ambiente, società ed economia. “Tutto è connesso” è il pensiero che attraversa l’intero documento, offrendo agli economisti una visione sistemica che va oltre la semplice contabilizzazione di esternalità ambientali. Questo approccio prefigura quella che oggi chiamiamo “economia rigenerativa”: un modello in cui la produzione e il consumo devono contribuire al benessere collettivo e alla resilienza dei territori.

Il valore oltre il profitto

In un passaggio chiave, Laudato si’ critica la logica della massimizzazione del profitto come fine ultimo dell’attività economica. Papa Francesco non condannava l’impresa, ma ne richiamava la responsabilità sociale e ambientale, sottolineando che “l’ambiente è un bene collettivo, patrimonio di tutta l’umanità e responsabilità di tutti”. È una posizione che anticipa e sostiene il concetto di valore condiviso (shared value), oggi centrale nelle strategie delle imprese più innovative.

Un’agenda per la transizione

Molti dei temi presenti nell’enciclica si ritrovano nell’Agenda 2030 dell’ONU, pubblicata pochi mesi dopo: dalla lotta alla povertà alla promozione di modelli energetici sostenibili, dall’inclusione sociale alla tutela della biodiversità, ma Laudato si’ offre un elemento in più: un richiamo forte alla responsabilità personale e collettiva, una pedagogia della cura che può ispirare imprenditori, economisti, policy maker. Non basta cambiare le tecnologie: serve una “conversione ecologica” che trasformi anche i criteri decisionali dell’economia.

Il ruolo degli economisti

Per chi si occupa di economia, questa enciclica non è un testo religioso da leggere con distacco, ma una piattaforma culturale da interpretare con laicità e rigore, offre spunti per ripensare indicatori, metriche e modelli di governance. Propone una visione umanistica dell’economia, in cui la dignità della persona, il lavoro decente e la giustizia intergenerazionale diventano assi fondanti. È un invito a rimettere al centro la persona e la comunità, contro le derive tecnocratiche e individualiste.

Conclusione: oltre l’enciclica, una roadmap possibile

Laudato si’ non si limita a denunciare: propone e oggi possiamo leggerla come un documento strategico, capace di offrire riferimenti concreti per lo sviluppo sostenibile in ambito aziendale, pubblico e sociale. Per questo dovrebbe entrare nei percorsi formativi di chi si occupa di economia, strategia, management e innovazione. Non solo perché rappresenta una visione etica, ma perché anticipa le domande più urgenti del nostro tempo e indica strade percorribili per un futuro più giusto, inclusivo e sostenibile.

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