Blackout in Spagna un problema passeggero o un avvertimento
La crisi di ieri ha posto in primo piano la vulnerabilità dei nostri sistemi energetici e informatici.
Ieri, poco dopo mezzogiorno, si è verificato un blackout n Spagna che si è esteso anche a Portogallo e sud della Francia con enormi problemi in quanto sono andati offline non solo i sistemi più direttamente dipendenti dalla corrente elettrica come ad esempio le ferrovie e le metropolitane ma anche sistemi ai quali siamo ormai indissolubilmente legati come internet e derivati.
Si sono infatti bloccati i sistemi bancari e le connessioni di ogni tipo, dai cellulari ai bancomat, ai semafori e tutti i sistemi primari di comunicazione.
Le cause non sono state ancora individuate anche se la portata del problema pare evidenziare una fragilità di un sistema, forse troppo intimamente interconnesso e interdipendente.
Sulla fragilità dei nostri sistemi non mi voglio dilungare troppo perché nei prossimi giorni si avranno decine di spiegazioni più o meno valide e comprensibili, delle quali molte saranno espresse solo per giustificare l’ingiustificabile e cioè he ci stiamo affidando a dei sistemi che per un qualsiasi motivo potrebbero essere oggetto di guasti o, peggio, di attacchi deliberati.
Lo scenario pare abbastanza preoccupante anche perché l’ultima volta, che io ricordi, di un blackout generale dei cellulari è stato in occasione dell’attacco alle torri gemelle e un altro fenomeno del genere, almeno nel sottoscritto, sarebbe fonte di non poche preoccupazioni, oggi ridotte un poco proprio dall’evento spagnolo.
Comunque, vorrei sapere se siamo coscienti che tutto il nostro mondo si sta sempre più incanalando verso una integrazione informatica, condizionante e invadente, che non è assolutamente autonoma e ha una forte dipendenza dal mondo americano.
Infatti la maggior produttrice di router e sistemi di connessione internet, Cisco, è americana, cosi come sono a stelle e strisce praticamente tutti i principali sistemi di messaggistica e di clouding.
Cosa succederebbe se Google, e tutti gli altri operatori del settore, improvvisamente decidessero di varare delle politiche di un servizio a pagamento rispetto all’attuale politica che, almeno per le prestazioni entry level, sono praticamente gratuite.
Ora nella guerra commerciale inaugurata da Trump, forse, si sottovaluta l’enorme divario che esiste ancora tra gli Stati Uniti e le aziende statunitensi e il resto del mondo in questo settore e si rischia di pagarne un conto che potrebbe essere molto salato.

